Il 28 e 29 marzo, Creative Mani Factory torna alla Manifattura Tabacchi di Firenze. Oltre cinquanta artigiani e designer da tutta Italia, laboratori aperti e installazioni immersive per un weekend che ridefinisce il rapporto tra pubblico e oggetto fatto a mano.
Una storia fiorentina con vocazione europea
C’è qualcosa di deliberatamente controcorrente nel progetto che l’Associazione Culturale Heyart porta avanti dal 2010. In un panorama culturale dove l’effimero digitale e la produzione seriale dominano il consumo, questa realtà fiorentina ha scelto di investire nell’artigianato giovane, nel design indipendente, nella relazione fisica tra chi fa e chi osserva. Una scommessa che, quindici anni dopo la fondazione, si rivela tutt’altro che marginale.
Heyart nasce come aggregazione dinamica di artisti, storici dell’arte, artigiani e operatori culturali, ma la sua vera casa sono le piazze, i cortili, i capannoni rigenerati che ha attraversato in questi anni: Piazza Ciompi con la sua cadenza mensile di Creative Factory, le sale del Museo Stibbert e del Museo Bellini, il Tepidarium del Roster con la sua straordinaria architettura liberty, fino alla Manifattura Tabacchi, luogo che incarna uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione urbana dell’Italia contemporanea.
L’associazione segue i propri eventi in tutte le loro fasi: ideazione, allestimento, grafica, comunicazione. Non si limita a ospitare, ma costruisce contesti. Oltre al circuito degli artigiani, Heyart ha prodotto negli anni una ricca serie di mostre collettive di arte contemporanea — da ArtGarden con il sostegno del Comune di Firenze, a Mend of Me, intrecci femminili nell’arte contemporanea toscana sostenuta dalla Regione Toscana, fino a Inaequalia in collaborazione con la Fondazione Robert F. Kennedy — testimoniando una visione della cultura come pratica civica e non come semplice programmazione.
«Noi promuoviamo un tipo di artigianato giovane, diverso dal solito tradizionale fiorentino. Sono piccoli designer, artigiani indipendenti all’inizio del loro percorso professionale.» — spiega Francesca di Heyart
Manifattura Tabacchi: la memoria del fare nello spazio rigenerato
La scelta di tornare alla Manifattura Tabacchi per questa edizione 2026 non è casuale, né meramente logistica, ma una dichiarazione di poetica. L’ex stabilimento della Società Italiana Monopoli di Stato, costruito negli anni Trenta su progetto razionalista di Pier Luigi Nervi e Pier Niccolò Berardi, è oggi uno dei cantieri più interessanti di rigenerazione urbana in Italia: un complesso da quasi centomila metri quadrati che ospita studi, ristoranti, spazi per eventi, residenze e un crescente ecosistema creativo.
Heyart vi approda per la prima volta nel 2019, anno in cui Manifattura Tabacchi inaugura il suo primo spazio eventi. «Ci siamo entrati da subito perché era proprio in tema con i nostri valori», racconta Francesca, motore creativo dell’Associazione Heyart. «Anche la Manifattura ha riconosciuto in noi questi valori, per questo ci ha dato l’opportunità di realizzare il nostro evento.»
Il dialogo tra la memoria industriale dell’edificio (macchinari, serramenti, oggettistica dell’ex fabbrica, oggi catalogati nel Caveau) e la creatività contemporanea degli artigiani presenti al market non è metaforico è fisico, tattile, visibile: i corpi che lavorano la ceramica o intrecciano il macramè abitano spazi che per decenni hanno contenuto operai manifatturieri che con le mani trasformavano la materia prima (il tabacco) in prodotto finito (le sigarette) ed è proprio questa continuità silenziosa che dà profondità all’evento.
Creative Mani Factory: un dispositivo culturale per il consumo consapevole
Creative Mani Factory non è soltanto un mercato, ma piuttosto un dispositivo culturale pensato per modificare la relazione del pubblico con gli oggetti. «Il nostro obiettivo è di sensibilizzare il più possibile le persone a un acquisto consapevole», dice Francesca. «Non comprare a raffica cose che non ti servono, che arrivano da chissà dove e fatte chissà come, ma scegliere un pezzo che ti serve, fatto bene, fatto da un artigiano di cui osservo e imparo anche il processo creativo.»
In un momento storico in cui, secondo i dati europei, oltre il 30% dei consumatori dichiara di privilegiare prodotti fatti a mano e di provenienza locale — pur in un mercato dove la produzione in serie resta dominante — la risposta di Heyart non è di tipo economico ma educativo. La crescita del mercato globale dell’artigianato riguarda principalmente le grandi piattaforme dell’handmade online ma Heyart resta deliberatamente fuori da quella scala, preferendo lavorare sulla qualità della relazione e sull’impatto socio culturale dei suoi eventi.
Gli oltre cinquanta artigiani e designer selezionati per questa edizione provengono da tutta Italia (non solo da Firenze o dalla Toscana) e rappresentano una ricerca continua sulla qualità del progetto e del processo. La selezione è curata dall’associazione con attenzione alla sostenibilità dei materiali (niente plastica negli imballaggi, preferenza per il riuso e il riciclo), alla coerenza del percorso creativo e all’autenticità della proposta.
«Comprare un pezzo fatto a mano significa capire che dietro c’è un pensiero, una costruzione. Prestare più attenzione all’acquisto: questo è ciò che vogliamo trasmettere.»
Materia, memoria e riuso: i designer dell’edizione 2026
Tra i protagonisti di questa edizione spiccano figure che incarnano con precisione la sensibilità del nuovo artigianato italiano. LindaNera lavora all’incrocio tra natura e architettura e i suoi gioielli nascono da frammenti di cemento, corteccia e materiali dimenticati, trasformati in pezzi unici che «raccontano paesaggi sospesi dove la bellezza emerge proprio dalle crepe del tempo». Un lavoro che rimanda, consciamente o meno, alle teorie giapponesi del kintsugi e del wabi-sabi, ma con una declinazione tutta mediterranea.
Il duo Cacciagrossa (Susanna e Ugo) costruisce un universo poetico fatto di carta, tessuti e oggetti recuperati: trofei animali in cartapesta realizzati a mano e poltrone provenienti da vecchi cinema e teatri che «ritrovano nuova vita attraverso il gesto artigianale». Un progetto che parla di cura, memoria materiale, resistenza all’obsolescenza programmata.
Fertik porta invece la parola al centro della pratica artigianale: frasi autentiche raccolte nella vita quotidiana diventano poster e capi da abbigliamento dal segno grafico essenziale, stampati anche su carte ecologiche ricavate dagli scarti di agrumi. La sostenibilita’, qui, non e’ un’etichetta ma un processo.
Chiude la panoramica QuartoAtto, che reinterpreta la tradizione sartoriale toscana attraverso pantaloni artigianali genderless: un progetto che unisce ricerca estetica, qualità sartoriale e funzionalità in capi pensati, esplicitamente, per durare nel tempo.
Factory Open Lab: quando il confine tra chi guarda e chi fa scompare
Il cuore concettuale più originale di questa edizione è senza dubbio il Factory Open Lab: uno spazio di sperimentazione artigianale aperto, gratuito e accessibile per tutta la durata dell’evento. Non un laboratorio strutturato con orari e risultati prestabiliti, ma anche «uno spazio di creazione condivisa dove il pubblico può sperimentare e contribuire a opere collettive in continua trasformazione».
Durante le due giornate prenderanno forma una grande tela realizzata con la tecnica del tufting, un vaso in ceramica costruito con la tecnica del colombino e uno striscione simbolico dell’evento composto con collage, segni e materiali. Ogni intervento del pubblico (anche il più timido e inesperto) diventa parte di un’opera in divenire: una riflessione sulla co-autorialità e sulla dimensione sociale del fare.
«Questa è sempre stata una richiesta che abbiamo avuto da parte del pubblico», spiega Francesca. «C’è sempre un maggiore interesse, più che osservare, a capire proprio come viene realizzato un oggetto. Vediamo che le persone vogliono capire come vengono fatti gli oggetti.» La pedagogia del fare, insomma, non viene imposta dall’alto ma risponde a un bisogno reale e diffuso: comprendere, non solo fruire.
Il programma dei laboratori guidati è denso e pensato per attraversare generazioni. Tra sabato 28 e domenica 29 marzo, si susseguono sessioni di macramè, legatoria artigianale, ceramica, punch needle, tufting, flower hoop, teatro kamishibai per bambini, piccoli mondi in scatola per genitori e figli, e persino una sessione di ricamo su t-shirt con aperitivo finale. La primavera, tema trasversale, informa le palette cromatiche, le forme e gli immaginari proposti.
Il respiro internazionale di un progetto locale
È legittimo chiedersi come si collochi Creative Mani Factory nel panorama internazionale dei mercati del design indipendente e dell’artigianato. Il confronto con realtà come il Renegade Craft Fair di New York (che riunisce ogni anno oltre 180 maker selezionati), l’Urban Makers e il London Makers Market di Londra, o il Bazar Berlin è inevitabile. Si tratta di eventi che condividono con Creative Mani Factory l’attenzione alla selezione qualitativa, la preferenza per spazi in riconversione urbana e la dimensione comunitaria del mercato.
Heyart si ispira dichiaratamente a questi modelli, pur mantenendo una specificità irriducibile: «I nostri artigiani non sono per la maggior parte né di Firenze né toscani», precisa Francesca. «È una selezione che noi facciamo in tutta Italia, anche per portare un artigianato diverso.» L’orizzonte è nazionale, ma la vocazione è quella di costruire un evento che possa nel tempo «crescere ed essere una realtà consolidata» — e portare, forse, anche espositori stranieri.
La scelta di restare in Italia, di non esportare il format all’estero ma di consolidarlo qui, ha una coerenza interna precisa: «I nostri artigiani sono italiani», dice Francesca. Un radicamento consapevole che non è provincialismo ma scelta identitaria — la stessa che guida la preferenza per materiali locali, per processi trasparenti, per relazioni dirette tra chi produce e chi acquista.
PROGRAMMA
Sabato 28 marzo
10:30 — Animali Pop di Primavera | laboratorio bambini
11:00 — Intrecci in Macramè | L’Aria Creazioni
11:30 — Legatoria Artigianale | Concretipo
15:30 — Bestiario fantastico | laboratorio per bambini
16:00 — Punch Needle Lab | FilaLiscio
16:30 — Ceramica: Oggetti Imperfetti |Lorac Ceramics
17:30 — Flower Hoop di Primavera |Giulia Bijoux
18:00 — Mini Torta Vintage con Aperitivo | Cuchiss Lab
Domenica 29 marzo
10:30 — Decora il Biscotto |laboratorio bambini
11:00 — Tufting Lab |FilaLiscio
11:30 — Creare la Copertina di un Libro | Concretipo
15:30 — In Ritardo per l’Ora del Tè | laboratorio bambini
16:30 — Come schiuma del mare: La Sirenetta in bicicletta | Teatro Kamishibai per bambini
17:00 — Piccoli Mondi in Scatola | laboratorio genitori/figli
17:30 — Ricama la tua T-shirt con Aperitivo | Il Dito nella Piega
Info e prenotazioni:
Creative Mani Factory si svolge sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, dalle 10:00 alle 19:30, presso Manifattura Tabacchi — Motel (Edificio B3), in Via delle Cascine 35 a Firenze.
L’ingresso è gratuito su registrazione. I laboratori sono su prenotazione sul sito creativefactorymarket.it.
In occasione del weekend, Manifattura Tabacchi organizza anche visite guidate gratuite al Caveau — lo spazio che custodisce macchinari, oggetti e materiali dell’ex fabbrica — con slot alle 10:30 e alle 12:00 di entrambe le giornate (prenotazioni su manifatturatabacchi.com).
Un invito a rallentare, a guardare le mani di qualcuno mentre lavora, a scoprire che dietro un oggetto c’è sempre una storia, un processo, una scelta. E che quella scelta, compiuta da chi compra quanto da chi vende, può cambiare, anche di poco, ma concretamente, il rapporto con le cose che abitano la nostra vita.
Associazione Culturale Heyart · [email protected] · @associazioneheyart




