di Gaia Carnesi

 

L’arte abita il territorio e lo attraversa libera. Se questa estate vi capiterà di incontrare un gorilla di bronzo sulla spiaggia della Feniglia non fatevi cogliere impreparati, nessun collezionista ossessivo in vacanza se ne è dimenticato. È opera dell’artista Davide Rivalta nell’ambito del Festival d’arte diffusa Hypermaremma, che dal 2019 agita con la sua onda contemporanea il quieto confine maremmano. L’associazione di promozione sociale nasce dalle brillanti menti dei galleristi Giorgio Galotti, Carlo Pratis e del collezionista Matteo D’Aloja, che ci racconta: «Siamo opera libera e non un luogo elitario come il tipico museo. Abbiamo scelto questi luoghi perché qui manca il contemporaneo. L’artista entra in relazione con lo spazio naturale in un dialogo diretto tra arte e territorio, dove ogni opera è la conseguenza del luogo in cui verrà inserito».

Giulia Mangoni, Eusebia. Una storia di donna e di vino, 2024, Isola del Giglio, crediti fotografici Hypermaremma e Viviana Berti

Siamo abituati a vedere i musei cambiare pelle come attori in base all’artista che ospitano, Hypermaremma è invece un progetto capovolto perché è l’arte ad adattarsi allo spazio, non il contrario. Tra i vicoli dell’Isola del Giglio potrete vedere sventolare festoni mistici nell’installazione site specific Di Donne, di Pirati e di Santi dell’artista Giulia Mangoni, che in collaborazione con la Compagnia dei Cosi racconta il patrono dell’isola e suo salvatore dall’invasione dei pirati Turchi. Tramite l’infografica consultabile sul sito hypermaremma.com è possibile scovare tutte le installazioni. L’obiettivo del progetto è coinvolgere attivamente chi non è solito seguire l’arte contemporanea, lasciando un’impronta sostenibile sul territorio. Aperto a contaminazioni internazionali, il festival provoca un cortocircuito comunicativo grazie ai manifesti di propaganda che imitano l’estetica delle sagre rionali. In Maremma territorio e installazione artistica parlano la stessa lingua e continuano a dialogare, anche quando tutti gli spettatori sono andati via.

Crediti fotografici: Daniele Molajoli