di Gaia Carnesi

Una nuova creatura abita lo spazio esterno del Centro per l’Arte Contemporanea L. Pecci. Si tratta del Playground esperienziale dove geometrie cromatiche compongono una figura la cui identità è frutto dell’interpretazione personale. Qui non troverete scivoli infuocati nei mesi estivi o altalene da vertigini centrifughe, ma uno spazio di forme astratte e strutture tridimensionali che invitano all’interazione.

L’Anima(le) del Museo come in una sua estensione, allunga le zampe provando a camminare oltre i confini del suo spazio originario, per toccare nuovi quartieri e orizzonti. In una percezione del fantastico questa dimensione crea un ponte tra vecchio e nuovo, proprio come le due strutture del centro museale, in un incontro tra generazioni. Nato da un concorso di idee aperto ad artisti, architetti e designer, il progetto di rigenerazione urbana offre una nuova idea di museo come spazio da abitare in relazione con l’astratto.

Ideato da Irene Innocente, del Dipartimento educazione del Centro Pecci, il Playground è stato sviluppato dallo studio di architettura ECÒL di Emanuele Barili e Olivia Gori con la collaborazione di Luca Boscardin, illustratore e toy designer che dell’animale ha realizzato coda, artigli e cicatrici, partendo dai disegni ideati da giovani studenti di Prato e finalizzati dal liceo artistico di Firenze. La cooperativa e impresa sociale Sociolab, che porta il metodo partecipativo in vari contesti, ha seguito il progetto dalla cabina di regia creando connessione tra le parti.

La vision del progetto è avvicinare i giovani all’arte stimolandoli ad una sensibilità culturale per vivere il territorio e la dimensione museale in modo proattivo e inclusivo. Il Playground attira ad una visione dello spazio pubblico contemporaneo accogliente, oltre che ludica, poco diffusa nelle città italiane storiche. L’output è dunque frutto dell’intelligenza collettiva, ma ogni mente ne riconoscerà una creatura diversa.

Crediti Fotografici Claudia Gori