di Vittoria Brachi

La Street Levels Gallery ha inaugurato il 31 maggio Dinosauria. L’immaginario preistorico nel paese più vecchio del mondo, collettiva curata da Hogre con la partecipazione di 29 artisti che hanno realizzato 30 opere grafiche e pittoriche ispirate ai dinosauri e che in passato sono stati residenti o attualmente risiedono in Italia. Il legame con il territorio italiano è parte integrante della tematica della mostra, che si presenta come un «confronto generazionale» tra gli artisti e fa riferimento al luogo del suo allestimento, Firenze e l’Italia, veri e propri serbatoi di dinosauri moderni.

In uno dei paesi più longevi d’Europa la fossilizzazione raggiunge diversi livelli: sociale, politico e culturale. Dinosauria è una «metafora del vecchio» un luogo metafisico che esiste partendo dalla galleria e si diffonde per le vie della città con poster, graffiti e stencil che rendono il panorama urbano un inconsapevole e attivo spazio della mostra: i dinosauri sono il simbolo di una critica del contesto culturale della penisola, dal momento che l’Italia è un luogo di intricata stratificazione artistica. Questo enorme bagaglio è il «principale alimentatore del turismo mordi e fuggi che soffoca le innovazioni culturali». Il fascino del dinosauro, ovvero di ciò che non si può vedere se non attraverso una ricostruzione, è equiparato al fascino della città d’arte per chi non fa parte di questo ecosistema sociale, portando a una conseguente stagnazione della novità, a favore della sicurezza data da secoli di buona reputazione. I dinosauri, antichi di milioni di anni, affascinano per la paradossale novità di un ambiente primordiale mai conosciuto.

Street Levels concentra la sua riflessione sull’idea di una società pre-antropica, in cui l’inciviltà non è un fattore dato dalla negatività delle condizioni sociali, ma è un dato di fatto, portavoce di una violenza volta alla sopravvivenza con i propri simili. Eppure, non ci resta difficile immaginarci un mondo antropizzato in cui le relazioni umane siano ben peggiori della violenza primordiale di esseri viventi estinti milioni di anni fa, dove il conflitto tra generazioni si proietta su quello tra specie diverse, al di là di qualsiasi ricerca di un dialogo. Le opere degli artisti di Dinosauria, invece, dialogano tra loro nella stessa cornice, mostrando le contraddizioni del presente. Lo abbiamo visto negli anni ’90 con Jurassic park, in cui i dinosauri erano tenuti in cattività, dominati dalla crudeltà umana, inquietante perché pensata e priva di istinto, ma completamente soggiogata dalla ragione: il progresso tecnologico che porta ad utilizzare gli avanzamenti della scienza per ricreare un essere che genera meraviglia e può portare profitto.

I dinosauri sono una pre-età dell’oro, in cui nulla è ancora nelle mani di mammiferi bipedi, e tutto è da scoprire nella necessaria violenza quotidiana. Confrontarli con l’uomo significa farli esistere tramite le nostre rappresentazioni: quale altra memoria potrebbe esserci, al di là della nostra curiosità per ciò che si trova dentro al sottosuolo? Quale valore diamo a questi esseri? Il dinosauro, allora, per diventare più familiare all’uomo medio si antropomorfizza ed entra nelle case con la televisione, nelle pubblicità di giocattoli o nelle serie televisive, come parte della cultura pop, assumendo le sfumature più disparate: dalla tenerezza alla comicità, dall’interpretazione storico-scientifica all’assurdo, resta comunque un meta-animale. L’analogia primaria è quella legata all’infantilità dell’uomo e della Terra: l’iper-infanzia del dinosauro rimanda a quando la Terra ancora non sapeva «parlare», perfettamente inconsapevole e stupendamente immacolata, oltre il perbenismo, la morale vigente e l’immobilismo della tradizione. Tuttavia, essi diventano la metafora dell’immobilità della società italiana contemporanea, ricordo lontano di una possibilità fossilizzata.

 

Foto: Leonardo Chiarabini