“Cose vere, cose viste, se la storia non viene raccontata è come se non fosse mai esistita”
Tiziano Terzani

 

Riccardo. L’amico, padre, fratello, figlio… l’Uomo.

Mai come in questo tempo un’ombra lunga e violenta toglie fiato alla luce. Riccardo Magherini moriva nel 2014 a Firenze, durante un fermo dei carabinieri. Qualcuno lo ha chiamato “l’uomo che morì due volte”, in quella notte di marzo e poi quando gli agenti coinvolti furono assolti in Cassazione. Nel gennaio 2026, la Corte Europea dei diritti umani condanna lo Stato italiano a risarcire la sua famiglia per violazione del diritto alla vita.

Riccardo aveva 39 anni, una famiglia e tanti amici che lo amavano. Le parole di chi gli vuole bene e ha combattuto insieme ad altri, senza violenza, per la verità. Un manifesto in memoria di chi non può essere dimenticato. Un inno all’Amicizia, quella che ti tiene in vita anche quando non ci sei più.

 

Una cara amica mi ha chiesto di condividere un pensiero sull’Amicizia che mi legava a Riccardo. Potrei iniziare affermando che Amici come Roberto, il Neno, la Bettina, Massi, la Roby, Vittorio, I Compari siciliani, la Beca, David, Martina, Ema, Giuseppe e la lista può continuare contenendo migliaia di nomi, conoscevano Riccardo meglio di me. Tutti intimi, particolari e diversi, perché per il nostro Amico, l’Amicizia era unica ma con migliaia di nomi e volti.

Riccardo riusciva, con il suo stravagante modo di porsi, ad entrare a far parte della tua vita, di quella parte goliardica e spensierata che caratterizza la giovinezza, un’amicizia cullata da un’enorme risata senza pregiudizi e distinzioni.

Il suo approccio era sempre fisico, il suo motto era abbracciami Fratello! Ti toccava, ti passava il cibo dal suo piatto nel tuo, cantava, sudava e ballava prendendoti per mano in un turbine di emozioni. Quanti sguardi tristi ho visto trasformarsi alla sua presenza. Anche quando avevi voglia di stare da solo a scervellarti sulle dinamiche della vita, gli amori, gli impegni lavorativi, arrivava lui e ti portava via, era come salpare su una scialuppa senza meta, carica di libertà e gioia di vivere. L’Amicizia si alimenta di sorprese e Riccardo era il nostro prestigiatore.

Poi c’erano i viaggi veri, quelli che ci portavano fuori dal nostro quartiere dell’Oltrarno, quelli delle vacanze con “i ragazzi”, sempre di tipo Sauvage. Piedi nudi e case aperte, rocambolesche camminate per vicoli di paese come una banda di musicanti che annuncia la festa, invitando le persone a seguirci senza una meta precisa, anzi si, una tavola dove l’aggiunta di un posto era la regola.

Eravamo consapevoli che grazie a Riccardo eravamo un gruppo fuori dal comune, uomini poco cresciuti sempre pronti a sfilare la sedia di sotto il culo a chi sedeva a capo tavola. Il nostro collante era prendere e prenderci in giro e, come per la “Supercazzola” di Amici Miei, inventare parole e ritornelli comprensibili solo a noi, incuranti degli sguardi attoniti dei nostri ospiti, tuffandoci in un mare nero pieno di meduse. E poi Andrea, il fratello, che per fisicità e modi ricorda il Sassaroli (Amici Miei), la parte saggia che, in uno strano gioco delle parti, aveva come fine quello di accompagnarci nelle nostre zingarate.

In questo elogio all’amicizia inutile sottolineare che, come tutti i sentimenti vissuti intensamente, esistono sempre dei lati oscuri, quelli che in privato dialogano con le inquietudini e i sogni dell’essere umano, quelli che talvolta l’amicizia e l’amore non riescono a decifrare perché accecati dai bagliori di una serata o dal riflesso increspato del mare al tramonto. Difficile prendersi sul serio quando fuggi divertito dalla realtà, sprovveduti quando sbirciamo in buie stanze dell’intimo.

Durante gli ultimi viaggi di lavoro discutevo spesso con Riccardo delle scelte di vita familiari, cercavo di andare nel profondo ma come al solito riusciva a distrarmi con i suoi continui ritardi agli appuntamenti o pretendendo che mangiassi con lui in stanze di albergo alle tre di notte guardando la Fiorentina, e alla fine, dopo un “non rompere GiaKalo e assaggia questo!”, vinceva lui.

“di nuovo le stelle… Come le ho viste la notte scorsa e tante altre notti: notti, giorni, amori, avvenimenti. Ho già sulle spalle un bel fardello di cose passate. E quelle future? Che sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo, che continuo a non prender nulla sul serio? Oppure che abbia ragione mio figlio? Mah! Però è stata una bella giornata: bella, libera, stupida, come quando s’era ragazzi. Chissà quando ne capiterà un’altra…” (cit. G. Perozzi).

L’amicizia sa resistere al tempo, alle malattie, alla morte, non è ricordo ma sensazione, emozione, e quando pensi a quello che hai condiviso con le persone che ami, vivi quei momenti sognando ad occhi aperti, ridendo con la bocca e talvolta, piangendo con il cuore.

Grazie Amico Mio di essere ancora oggi, come ieri, parte importante della mia vita.

Marco Giachetti

#iloveriky

 

Crediti foto: Marco Giachetti, in copertina foto di Gaia Carnesi