Esce oggi il nuovo album di Giulio Maria Di Salvo, fiorentino classe 1995, in arte Giuliomaria. L’artista, che ha iniziato la sua carriera musicale partecipando a progetti come Weekend Martyr, Nervi e La Notte, dal 2022 si dedica alla sua carriera da solista scrivendo i suoi pezzi. Nel suo repertorio figurano un Ep, pubblicato nel 2022, dal titolo “Vol.1” con Supernova Dischi, che racchiude atmosfere sognanti ed evocative, e due singoli, “Uomini Alberi” e “Perdonati” usciti per Cruel Records nel 2023. Oltre a vari concerti come al The Cage a Livorno, Giuliomaria è approdato in finale al Rock Contest di Controradio questo autunno 2024.

L’album in uscita “Giulio Maria & The Growers”

La musica di Giuliomaria ha influenze che richiamano la scena italiana, inglese e americana degli anni ’60 e ’70, in una miscela di rock’n’roll e punk fusi nel cantautorato, con aggiunte di note psichedeliche. Tutto ciò è ben udibile nel suo nuovo disco, “Giulio Maria & The Growers” per Vina Records, che è stato registrato in presa diretta e mixato da Giulio Vannuzzi, mastering di Niccolò Caldini, con Giuliomaria (voce, chitarra, basso), Riccardo Prianti (basso, chitarra) ed Elia Lazzerini (batteria). L’album, che racchiude nove tracce, è stato registrato in presa diretta, e come dice il suo autore è “la fotografia spontanea di un momento, una necessità, un lampo passeggero, una vomitata tra rock’n’roll e punk con alcuni episodi più acustici e bizzarri”.

Com’è nato l’album e come ti senti alla vigilia della pubblicazione di questo?

«L’album è nato nell’autunno del 2023 a Livorno, città in cui vivo dal 2021. È emerso in un periodo di grande necessità e rappresenta un nuovo inizio musicale per me, poiché si distacca notevolmente dalla musica che producevo in passato, abbracciando un sound decisamente più rock. La scrittura è avvenuta in un tempo molto breve, appena tre mesi, durante i quali ho cercato di inserire le mie influenze degli ultimi anni, un po’ come se volessi “vomitare” tutto ciò che avevo dentro. È stata una vera e propria scossa energetica, accompagnata dalla voglia di non prendermi troppo sul serio. La registrazione è stata realizzata in presa diretta in due sessioni rapide, in cui abbiamo suonato tutti insieme, senza metronomo, aggiungendo successivamente alcuni overdub, come chitarre acustiche, elettriche e voce. La presa diretta ha dato inoltre al suono una qualità sporca e calda, che mi piace molto. Sono emozionato per la pubblicazione di questo disco, per l’etichetta piemontese Vina Records, grazie a loro infatti, ho la possibilità di condividere il mio lavoro e sento che avere delle persone accanto con cui confrontarmi e dialogare è fondamentale. Sono felice infine di poter far uscire questo album, evitando che rimanga bloccato nelle “sabbie mobili”, perché quando registri qualcosa, poi succede che il tempo passa e cambia tutto, anche tu stesso».

Nella descrizione del tuo album parli di crescita, di cambiamento e sull’essere coltivatori dei propri frutti, ti va di dirci due parole in più sul suo concept?

«Questo disco ha segnato una svolta significativa nel mio percorso artistico, trasformando il mio modo di lavorare ed esprimermi. Quest’evoluzione è avvenuta in modo spontaneo, senza essere stata pianificata, sono mutati: la musica, i testi e il mio modo di cantare. Per quanto riguarda la musica, ho utilizzato accordature aperte, il che ha dato alla chitarra una sonorità più ricca rispetto ad un’accordatura tradizionale. Questo cambiamento mi ha permesso di esplorare nuove vie creative e di divertirmi di più, aprendomi nuove tavolozze e combinazioni di colori musicali sconosciuti. I testi, invece, sono diventati più frammentati rispetto al passato; prima mi concentravo maggiormente sulle immagini, mentre in questo album ho scelto di ripetere frasi martellanti, quasi come un mantra. Ho anche sperimentato un nuovo approccio al canto, adottando uno stile più sgraziato, acido e teatrale, che definisco anche “clownesco”, nel tentativo di costruire una nuova identità artistica ispirata alla musica inglese e americana degli anni ‘60 e ‘70. Per quanto riguarda il concetto di “coltivatore”, credo sia fondamentale prendersi cura di tutto ciò che nasce o fiorisce, favorendone la sua crescita nel modo più naturale possibile, e lo stesso vale per la mia musica. A volte il frutto che nasce può risultare più maturo o marcio, ma io non cerco la perfezione, piuttosto l’opposto. Per me questo disco si configura come un concept album inconsapevole: la sua forza emerge ascoltandolo in modo organico. Non è necessario seguire un ordine preciso nell’ascolto, perché tutte le canzoni insieme creano un impatto potente, senza che ci sia un brano che spicca di più rispetto a un altro».

Cosa esprimi nei tuoi testi, e come avviene il tuo processo di scrittura?

«Scrivo attingendo a una fusione tra le esperienze vissute, ciò che ho dentro e quello che osservo all’esterno. Tutto questo passa attraverso il filtro della fantasia, che reinventa le cose, dando vita a un’esperienza onirica. Di solito, il mio processo creativo parte dalla musica, da cui nascono poi testi; tuttavia, negli ultimi mesi sto facendo il contrario, concentrandomi più su tematiche concrete e sviluppando contesti narrativi. Definirei il mio processo di scrittura come spontaneo, spesso riesco a cogliere il significato di alcuni brani solo dopo averli scritti. Penso che questa sia una delle magie della musica.»

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri di promozione dell’album, e nella scena fiorentina?

«Tra i miei progetti futuri c’è l’intenzione di suonare il più possibile, principalmente con voce e chitarra. Mi piacerebbe anche formare una vera e propria band. Ho avuto la fortuna di esibirmi al Rock Contest con alcuni bravissimi amici, ma sfortunatamente viviamo in città diverse e abbiamo impegni differenti. Attualmente ho in programma di suonare il 5 aprile al Capanno 17 di Prato in apertura a Nervi, l’11 aprile a Mezclarte di Livorno e il 12 aprile al Circolo Vie Nuove (Belle Parole APS) di Gavinana, aprendo il concerto dei Plastic Man. Tra le mie intenzioni c’è quella di riavvicinarmi a Firenze, soprattutto perché si sta muovendo qualcosa che mi piace nella scena musicale locale, in particolare parlo dei Lucido, Nervi e Fettedilimone.»

Infine una domanda sulla copertina del tuo album e quelle dei tuoi singoli, che sono molto belle, ci vuoi dire di più?

«Le copertine dei singoli del Rock Contest sono opere già esistenti di Giulio Noccesi, un artista fiorentino attualmente residente a Torino. Anche la copertina del disco è un’opera di un altro artista fiorentino, Theo Taddei. Questa mi ha colpito particolarmente soprattutto per l’immagine centrale di un gigante su una collina che sembra “perdere” parti di sé, simili a frutti trasportati dal vento. Una rappresentazione che risuona anche con le mie radici, essendo nato a Lastra a Signa, in campagna. Infine, per l’impaginazione della copertina del disco, mi sono ispirato a un album del 1970 di Kevin Hayes intitolato “Shooting at the Moon”.»

ASCOLTA L’ALBUM QUI: https://bfan.link/giulio-maria-the-growers

 

Info

https://www.instagram.com/giuliomaria/
https://giuliomaria.bandcamp.com/

Photo credits: Vina Records, Alessandro Falleni, Theo Taddei