di Laura Contemori
Incontro con il collezionista pratese Carlo Palli in occasione della sua mostra Rotte al Centro Pecci.
«Dicono tutti che sono stato un grande gallerista, l’unico che dice che non è vero sono proprio io». Carlo Palli ride. «Il gallerista la mattina tira su il bandone, la sera lo tira giù e durante il giorno deve comprare, vendere. A me piaceva comprare ma non vendere».

Foto Mostra, Credits Stefano Cecchi
È questa la chiave per leggere Rotte, la mostra al Centro Pecci di Prato visitabile fino all’1 novembre e costruita attorno alla donazione Palli. 150 opere delle 750 donate raccontano un percorso che attraversa la Poesia Visiva del Gruppo 70, Fluxus, il Nouveau Réalisme, la Transavanguardia e lavori di artisti come Andy Warhol, Yoko Ono, Daniel Spoerri e Mario Schifano.
Prima ancora di essere un mercante d’arte, un battitore d’asta o un gallerista, Palli è sempre stato un collezionista che compra seguendo un’intuizione, non il mercato: «Che i quadri rappresentassero un capitale non l’ho mai pensato. Ho sempre avuto il pallino del collezionista».

Foto Paladino, Credits Laura Contemori
Ci siamo fatti accompagnare da lui per vedere la mostra, e tra una sala e l’altra viene da chiedersi come mai molte di quelle opere, oggi considerate fondamentali per raccontare i movimenti di avanguardia, nella seconda metà del Novecento interessassero a pochi. «Chi le comprava queste opere?», si domanda Palli. Lui sì. Per riuscirci, racconta, ha fatto ogni mestiere possibile nel mondo dell’arte. Il primo è stato il “mercante da marciapiede”, poi le gallerie stagionali, le aste al mare e in montagna, la Galleria Metastasio di Prato, Farsetti, la direzione di Finarte a Venezia.

Foto Bueno, Credits Laura Contemori
La mostra racconta una rete di rapporti costruita negli anni con gli artisti più che con il mercato. Palli ha frequentato da vicino i protagonisti della Poesia Visiva e di Fluxus, seguendone le ricerche quando erano ancora considerate marginali. «Contestavano tutto: il mercato dell’arte, la mercificazione dell’opera, le istituzioni, combattendo la banalità».
Negli anni Sessanta Firenze era uno dei centri più vitali per la ricerca artistica d’avanguardia fuori dalle regole. «Una città quasi di provincia che produceva tutto questo».
Anche la scelta di donare la collezione nasce dall’idea di valorizzare e dare un futuro alle opere. «Non voglio che, dopo che non ci sarò più, le opere siano disperse chissà dove. E credo di avercela fatta perché le sto distribuendo a tutti».

Foto Palli Spoerri, Credits Giovanni Breschi
Palli a Prato, oltre che al Pecci, ha donato parte della sua collezione anche all’Opera Santa Rita, a San Domenico, alla Prefettura e alla Questura. Inoltre alla Regione Toscana ha donato opere di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, due dei fondatori della Poesia Visiva.
Rotte non racconta solo la storia di alcune delle esperienze artistiche più radicali del secondo Novecento, ma anche quella di un uomo che ha scelto di seguirle quando erano controcorrente e che, più che accumulare opere, ha raccolto relazioni, idee e frammenti di un’avanguardia che oggi rischierebbe di essere molto più lontana senza il suo istinto da collezionista.
Crediti fotografici: Laura Contemori, Giovanni Breschi, Stefano Cecchi a seconda della foto scelta (info nel nome del file)
