di Corso Zucconi
Reportage dal carro arte della scorsa Wish Parade
«Arrivo verso le 15, emozionato, tutto acchittato, bello, diverso, con un po’ di caghetta. I miei compagni sono più scuri, più metallici, hanno sound più grandi, generatori più potenti e non hanno i coniglietti…già i coniglietti…e non hanno neanche un palco sul tetto, anzi non hanno proprio un tetto essendo furgoni col cassone aperto e non un Ducato di un falegname. Insomma sono carri adatti a una street e invece io sono tutto leopardato.
Sul retro dalle portiere aperte, davanti al sound, accolgo decine di coniglietti meccanici che ballano e sono pieno di glitter e tessuto rosa d’organza. Avevo anche un elefantino alto due metri ma quello non so dove sia finito. Insomma arrivo al punto di ritrovo con la gioia e la spavalderia di chi è un po’ intimorito, ma INCREDIBILE! tutti iniziano a farmi delle gran feste! Adorano i miei coniglietti lisergico-epilettici, adorano la mia texture animalier leopardata, un tributo al Montecarla di cui qualche nostalgico avventore conserva gelosamente ancora la tessera, e gioiscono increduli e incredule al susseguirsi di performance sul palco! Tra i bassi martellanti della techno sulla mia schiena è emersa un’isola variopinta di indie, rap ed arti performative».
Se potesse, il furgone del carro arte della Wish Parade parlerebbe così. L’assemblea Wish Parade come ogni mercoledì si ritrova in Polveriera, c’è da montare la street, e a questo giro un gruppo di persone si è riproposto di organizzare un carro diverso dagli altri, che proponesse momenti di performance, generi che non fossero solo elettronica, ma anche cantautorato e rap, attività artistiche site-specific e giocoleria.
Anche l’estetica del carro è diversa: una mise en place di elementi ciberpunk e tessuti animalier, tutto condito da un enorme cuscino a forma fallica lungo 4 metri e ricoperto d’organza rosa opalescente, e dalla creazione di un ambiente, dentro il cassone, visibile grazie agli sportelli posteriori sempre aperti, fatto di pellicola riflettente, dove danzano affannati una ventina di coniglietti meccanici di peluche. Tra la luce alternata della strobo e dietro un sottile velo di organza, tuona il sound e dietro di esso, tra un accrocchio di cavi, centinaia di birre, bottigliette d’acqua date gratuitamente da ogni carro, il generatore incandescente, il bidone con acqua, sale e ghiaccio, vivono sia il bar che la “sala macchine”. Tutto questo nel cassone di un Ducato passo medio. Un bel delirio.
L’idea e l’estetica del carro, partorite in mesi di assemblee, hanno trovato forma negli spazi del Circolo SMS di Rifredi, dove molte persone hanno potuto lavorare per svariati giorni. È la prova di quanto questi spazi siano importanti per la città. La programmazione ha previsto numerosu artistu, che sono intevenutu sopra o intorno al carro: la performer Chiara Ventura, la band Lo-Fi Le Fusa, Kobra Mulata, Aliena Lolita, i rappers Ganki Killah, Millelemmi, Hola quasi rapper, giocoleria e fuoco, i lavori sulla parola del workshop di Sara Leghissa e uno striscione lungo 30 metri fatto dal collettivo Maschia e appeso al ponte Amerigo Vespucci recante la scritta Per quale desiderio balli?. Una serie di azioni considerevoli, dato che ogni carro e tutta la street sono interamente autofinanziate. Il carro arte, detto la Montecarra, è stato un esperimento di voci, medium e suoni diversi, che si sono amalgamati dentro il contesto di un evento così fortemente connotato come una street parade.
È difatti proprio la varietà di stili un elemento che permette a un evento, e soprattutto a un movimento, di essere più ampio, inclusivo e fertile. E portare come Wish Parade, a una street, un carro che privilegiasse differenti modalità di fare arte e musica è stato possibile solamente grazie all’enorme percorso che ormai da tre anni la rete di collettivi Wish Parade sta portando avanti di settimana in settimana. Un percorso che, partito dalla chiamata nazionale dal basso come risposta al decreto antirave, ha visto numerose trasformazioni, espandendosi e strutturandosi a livello organizzativo, politico ed artistico.
Proprio questa espansione e al tempo stesso questo radicamento hanno permesso di poter uscire dai codici di altre street o eventi simili e contaminarsi con altri medium: avviene così, attraverso la contaminazione e il dialogo, l’ampliamento e l’arricchimento delle forme espressive. Gli eventi come street parade e presidi sonori possono contenere in sé ed esprimere quella fertilità e ricchezza, e perché no anche contraddizione, che emergono quando l’ambiente culturale è vivo, libero, aperto e radicato. Distante dai format e dai contenitori che tendono a sterilizzare l’arte in un prodotto neutrale e mansueto, o viceversa da quelle fortezze ideologiche in cui si rifugia chi è in lotta perpetua contro la società e tende a impoverirsi di linguaggi ed influenze, il Montecarra è stato, alla sua prima edizione, una delle manifestazioni della struttura e della vitalità che attraversano la rete di collettivi Wish.







