Un anno, un festival, un viaggio, tanti film e il mio primo libro. Per raccontare il cinema coreano dal punto di vista di registe, sceneggiatrici, attrici e protagoniste ho cercato di non tralasciare nulla, nemmeno il K-pop e i K-drama.
Per me che ci lavoro da ormai 11 anni (sigh), ma anche per tantissimi altri appassionati di cinema, il mese di marzo a Firenze è sinonimo di Florence Korea Film Fest che, tra l’altro, compie quest’anno 24 anni. I film sono stati scelti, gli ospiti annunciati e il programma chiuso. Insieme a noi ci sarà Yeon Sang-ho, regista dello zombie-movie di culto Train to Busan, che sarà riproposto per festeggiarne i 10 anni dall’uscita insieme al suo ultimo film The Ugly in anteprima. Un cineasta attivo tanto nel cinema, con film come Peninsula o Psychokinesis, che nella serialità con drama come Hellbound, che avrà moltissimo da raccontare anche per ciò che riguarda il rapporto fra live action e animazione avendo esordito proprio con quest’ultima firmando nuovi classici del genere come The King of Pigs e The Fake.
Sul fronte del glamour e del divismo siamo in trepidante attesa di un nome che molti appassionati di drama riconosceranno senza bisogno di troppe premesse: Gong Yoo. A chi frequenta cinema e serialità sudcoreane solo di sfuggita vengo in soccorso ricordandolo nel ruolo del feroce reclutatore di Squid Game. L’uomo misterioso (e bellissimo) che si aggira nella metro di Seul o nei parchi popolati dai senzatetto per testarne l’avidità. Oltre a loro avremo anche altri registi che ci presenteranno i loro ultimi progetti.
Di solito nelle settimane prima dell’inizio del Festival tutto rallenta per me e c’è l’aspettativa per l’emozione che sta per arrivare a farmi compagnia ma quest’anno è diverso perché ho scritto il mio primo libro. Lady cinema va in corea. Guida femminista al k-cinema uscirà l’11 marzo edito da Le plurali. Vorrei prendermi il merito della scelta del soggetto, ma quello è tutto di Valentina Torrini che oltre che editrice è autrice di Lady Cinema, il volume che ha dato vita a questa rivoluzionaria, e quanto mai necessaria, lettura critica della società a partire da film e serie tv.
Questa è stata per me l’opportunità di rimettere insieme anni di studio e di lavoro raccontando le donne coreane (registe, attrici, sceneggiatrici) che ho conosciuto, intervistato e il cui lavoro ha significato tanto. Ma ancora non bastava. Ho letto tutti i romanzi scritti da autrici coreane che sono riuscita a trovare e sono andata indietro nel tempo fino a recuperare il primo film coreano diretto da una donna. Ho parlato di femminismo, queerness, k-pop, corpi non conformi, salute mentale e chirurgia estetica e di quello che ci seduce di questa nazione che si evolve alla velocità della luce. Mi sono ancora di più innamorata della Corea, del suo cinema e della sua complessità. Mai avrei creduto, solo 10 anni fa, di poterci scrivere un libro e spero davvero che chi è così paziente da seguire i miei interventi su queste amate pagine, possa accordarmi la sua fiducia e il suo affetto anche in questa prima prova. Ci vediamo al Festival!
