Prova a ricevere senza sentirti in dovere di ricambiare. Per una volta, se condividi un momento erotico con una o più persone, proponi di dedicare un po’ di tempo al piacere di qualcunə, senza che sia necessario invertire i ruoli subito dopo. Niente contabilità dei baci, niente pareggio delle pratiche sessuali, nessun debito da saldare entro la fine della serata: chi riceve può lasciarsi coccolare, indicare cosa desidera, chiedere di cambiare strada o fermarsi; chi dà può esplorare, ascoltare e godersi il fatto di dedicare attenzione a qualcun altrə, senza l’ansia di dover arrivare a un risultato. 

Per alzare l’asticella, potete introdurre una benda: una mascherina da notte, un foulard morbido o semplicemente la promessa di non sbirciare. Chi riceve non sa dove arriverà la prossima carezza e può concentrarsi su sensazioni che di solito passano in secondo piano. Non serve necessariamente organizzare una sessione di bondage: bastano curiosità, ascolto e la disponibilità a chiedere «ti piace?». La benda si può togliere in qualsiasi momento, così come si può interrompere l’esperimento: affidarsi non significa consegnare all’altra persona un assegno in bianco e fidarsi consiste nel sapere che il proprio no verrà ascoltato. È comunque buona abitudine parlare e imparare a delineare i limiti in anticipo. 

Sembra semplice, ma proviamo a pensare a quanto spesso viviamo il sesso come uno scambio in cui tutto deve tornare. Se qualcuno ci dedica attenzioni, sentiamo di dover ricambiare; se riceviamo un regalo, ci viene spontaneo pensare a cosa offrire in cambio. Il principio del do ut des è talmente radicato nelle nostre vite che ogni tanto si intrufola anche sotto le lenzuola: io ho fatto questo a te, quindi adesso tocca a me ricevere. E magari, mentre qualcunə si sta impegnando per farci stare bene, noi siamo già mentalmente al turno successivo, prontə a restituire il favore. Vi capita mai di voler essere ultimə a ricevere per non dover avere in testa il pensiero di dovervi impegnare “dopo”? 

Questo esperimento non vuole sminuire la reciprocità, ma allentare il filo della performance e rendere il piacere libero dal bilancino. Inoltre, non sempre desideriamo le stesse cose, nello stesso momento o con la stessa intensità, a volte il desiderio non è simmetrico ed è bello comunque da esplorare. 

C’è anche una questione di controllo: se siamo abituatə a prendere l’iniziativa, decidere il ritmo o guidare ogni gesto, lasciare spazio all’altra persona può farci sentire un po’ espostə. Ricevere significa accettare, almeno per un momento, di non dirigere tutto; dare significa prestare attenzione senza presumere di sapere già cosa farà piacere. Non è una questione di dominazione e sottomissione, né un invito a subire passivamente quello che succede: chi riceve può parlare, orientare, dire di no e cambiare idea in qualsiasi momento. 

Potete decidere insieme che cosa vi va di esplorare, mantenendo aperta la possibilità di cambiare idea. Provate a notare cosa succede: se siete la persona che riceve potreste persino sentirvi un po’ in imbarazzo prima di riuscire a godervela a pieno. Se invece siete dalla parte di chi dà, provate a godervi il piacere dell’altra persona e a offrire una piccola dose di dedizione e ricordate che  chiedere è meglio che indovinare, e che non ogni gesto deve portare a una reazione spettacolare.  

 

La CLIT