In un ecosistema musicale dove, sempre più spesso, la costruzione di narrazioni o il profitto economico sembrano anteporsi a qualsiasi istanza puramente creativa, l’esistenza di etichette indipendenti, attive e consapevoli, si costituisce come una merce tanto rara quanto preziosa. Idealmente, una label dovrebbe essere capace di creare contesti, costruire relazioni e sostenere percorsi artistici anche quando essi risultano alieni a qualsiasi considerazione commerciale. Questo, la fiorentina Jipo Records, lo fa ormai dal 2020. Intrecciando pubblicazioni, collaborazioni e concerti in un approccio multidisciplinare, motivato da ben precise coordinate intellettuali, l’etichetta è un esempio virtuoso di cosa si possa costruire quando si ha una sensibilità specifica e la voglia di esprimerla a pieno.
Il pretesto migliore per capirlo è l’imminente appuntamento del 14 ottobre al Circolo Arci Il Progresso di Firenze, dove saliranno sul palco i greco-olandesi Nufaro e Matilde Squillante (musicista e compositrice napoletana di stanza a Berlino). In vista della serata abbiamo rivolto alcune domande a Ruggero e Alice di Jipo Records, per approfondirne la visione d’insieme e il lavoro.
Jipo Records rappresenta uno spazio musicale importante per Firenze. Come è nato il progetto e quali esigenze sentivate mancassero nella scena quando avete deciso di fondarlo?
La label nasce nel 2020, dopo una residenza artistica in Maremma da noi curata, durante la quale si è formato un collettivo di musicisti (Opus Mixtum Collective) ed è stato scritto, arrangiato e registrato un album. Dopo la residenza abbiamo continuato a lavorare con alcuni artisti vicini alle nostre esigenze estetiche (che nascono dal tragico greco, il nichilismo e il post-strutturalismo: se avessimo tempo quanto ci divertiremmo) che con il passare degli anni, e dei dischi, hanno dato carne e ossa a Jipo Records. L’esigenza estetica, da un punto di vista musicale, se vogliamo essere sbrigativi, la possiamo riassumere nella parola Alternative Jazz, che in Italia praticamente non esiste, ma che in Europa e nel resto del mondo ha dei grandi interpreti. L’obiettivo, quindi, è stato un naturale collocarsi più o meno laddove c’era un vuoto. Se dobbiamo dire cosa manca a Firenze nello specifico, crediamo che siano soprattutto gli spazi. In altre città la situazione è diversa: esistono luoghi e relazioni che tengono insieme una scena, ci sono spazi con una storicità precisa, dove puoi andare a sentire cose molto diverse tra loro; esistono realtà concepite per fare musica e con una progettualità più chiara. A Firenze ci sono musicisti straordinari e scene molto vivaci, ma spesso restano bolle separate che faticano a comunicare tra loro. Questa è l’impressione che abbiamo sempre avuto della città.
Uno dei progetti che più incuriosisce nel vostro percorso è “Boundaries” (Jipo Records; Altana, 2025). Come è nato questo libro e che ruolo occupa all’interno della vostra ricerca artistica ed estetica?
Dunque, “Boundaries” è un lavoro piuttosto stratificato. Al suo interno ci sono elementi grafici, componimenti poetici, fotogrammi rieditati di video girati in posti lontani e di difficile collocazione immediata (quelli che oggi verrebbero forse definiti spazi liminali). In “Boundaries”, nelle parole e nei componimenti di Giulio Battolla, e nel suo “Mausoleo dell’organismo”, si trova già una prima positivizzazione del nostro modo di vedere le cose, di dove andiamo a parare. Per il momento, comunque, non si tratta ancora di un vero e proprio manifesto. C’è tutto un discorso sull’incomunicabilità, sull’assenza di soggetto nella poesia giapponese, sulla grafica giapponese e sulla poesia italiana che passa da Carmelo Bene e da tutto quel mondo post-strutturalista, per cui l’arte deve superare sé stessa senza uno scopo preciso. L’assenza di messaggio e il fatto che il messaggio sia l’estetica stessa, la confessione che diventa l’irraggiungibile: questo è proprio il senso estetico di quella ricerca. Questa visione viene declinata in vari modi, tutti in un certo senso propedeutici alla fruizione estetica del libro, che è comunque anche un oggetto bello da vedere. Tanto che è stato ristampato: ne abbiamo appena fatto altre duecento copie perché è andato abbastanza a ruba. Ha aiutato anche il fatto che fosse una co-pubblicazione con Altana, casa editrice di Milano. Anche loro sono grandi esteti: i fondatori sono tutti fotografi. All’interno di “Boundaries” c’è anche un racconto di Isa, una nostra amica cinese (in arte cmdk10086). Racconta i due mesi precedenti alla chiusura di Xiami, una piattaforma cinese che, per certi aspetti, ricordava MySpace. Molte persone avevano costruito lì relazioni e opportunità lavorative e artistiche; il testo racconta proprio ciò che è seguito alla disgregazione di quella piattaforma. È molto interessante vedere come queste varie componenti siano state riunite da Davide “Pablo” Palombo, che è il nostro grafico e sia l’autore delle parti grafiche sia il curatore dei diversi interventi presenti nel libro. I componimenti di Giulio Battolla, il testo di Isa e tutto il resto trovano posto all’interno del progetto perché lui ha riconosciuto una coerenza profonda tra questi materiali. Per noi è stato anche molto folgorante il fatto che una persona che in questi anni ci ha accompagnato definendo l’identità visiva dell’etichetta ci abbia consegnato un lavoro del genere. Era il punto di incontro tra la disgregazione del significato e la sublimazione della bellezza esterna, della bellezza immediatamente percepibile. Ci ha colpito molto perché non sempre capita di sentirsi davvero compresi da chi lavora con noi. Soprattutto all’inizio ci trovavamo spesso a dover spiegare e rispiegare determinate cose. Oggi è diverso: le persone che si avvicinano a noi hanno generalmente ben presente cosa facciamo e cosa vogliamo fare. Arrivano già con proposte che, dal punto di vista delle influenze e dell’estetica, dialogano naturalmente con quello che siamo. Ci sono anche musicisti che magari non ragionano mai in termini teorici, ma possiedono un dono incredibile: tutto quello che fanno è coerente da un punto di vista estetico. Anche quando non riflettono esplicitamente su queste cose, convergono quasi in maniera magnetica, quasi fisica e naturale, verso quel polo che sentiamo come giusto.
Accanto a progetti come “Boundaries”, c’è poi una riflessione più ampia sul linguaggio e sulla scrittura che accompagna da sempre il nostro lavoro. Anche nei testi delle canzoni esistono parole che sentiamo vicine alla nostra sensibilità e altre che tendiamo quasi a escludere. Come ogni estetica, anche la nostra si costruisce attorno a determinate famiglie lessicali e a una serie di riferimenti culturali che spaziano dall’analisi del linguaggio al post-strutturalismo, fino a certe suggestioni nichiliste. Queste influenze non riguardano soltanto la teoria, ma orientano concretamente il modo in cui scriviamo musica e testi. Negli anni abbiamo anche raccolto alcune riflessioni in brevi saggi e materiali scritti che, forse, in futuro troveranno una forma editoriale autonoma.
Parliamo della serata in programma per il 14 ottobre. Per chi ancora non conosce i Nufaro e Matilde Squillante, vi va di presentarci questi due progetti e di raccontarci cosa vedrà e ascolterà il pubblico?
La cosa interessante dell’accoppiata Nufaro-Matilde Squillante è che entrambi i progetti guardano al pop con un sorrisetto beffardo. Sono due progetti che prendono un po’ in giro sia il pop sia l’estetica del pop, sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista dell’immagine. Anche la performatività, l’atto stesso del performare, è probabilmente uno dei punti centrali: cosa significa essere un artista oggi. I Nufaro sono un progetto composto da musicisti olandesi e greci che vivono a Utrecht e provengono dagli ambienti del conservatorio di jazz e di musica elettronica. Lida Brouskari, compositrice di tutte le melodie, autrice di tutti i testi, di fatto band leader del progetto, fa parte della scena impro-jazz di Amsterdam. Quando arrivano in Europa musicisti americani legati a etichette come International Anthem, spesso è una delle persone che li accompagna in tour. Noi l’abbiamo sentita per la prima volta durante uno showcase della label ad Amsterdam: stava facendo un set noise con i modulari insieme a un musicista elettronico. È una sperimentatrice e un’improvvisatrice che viene dalla tradizione della scuola olandese. Quello che ci si può aspettare dal concerto dei Nufaro sono sicuramente delle canzoni.
Matilde Squillante, invece, è una ragazza di Napoli che vive a Berlino. Proviene più o meno dalla stessa scena impro-jazz, ma si muove su territori più alt e lo-fi. Al momento sono disponibili soprattutto alcune tracce pubblicate insieme ai suoi video: pezzi molto brevi, quasi degli skit, piuttosto strani nel senso migliore del termine. Dal vivo io (Ruggero n.d.a.) la accompagno con drum machine e sintetizzatore, mentre lei suona il basso e canta. Anche Matilde fa parte di una rete di musicisti che ruota tra Berlino e Amsterdam. A novembre suonerà insieme ad altri artisti della nostra etichetta e a un musicista americano, Zac Phillips, con cui realizzeranno anche un disco. Suona inoltre nel duo Leil & Lomar, formato da due musiciste tedesche che propongono una sorta di pop folk influenzato dalla library music e dalla musica brasiliana degli anni Sessanta e Settanta, ma con testi e produzioni contemporanee. In generale, ci aspettiamo una serata piuttosto weird, in quel territorio tra alt jazz, sperimentazione e canzone. Ma soprattutto parliamo di musicisti di altissimo livello, persone che suonano insieme da anni, scrivono insieme e adesso stanno anche andando in tour insieme. C’è una magia particolare in questa cosa. Per noi, poi, questa data ha anche un significato speciale. È la prima volta che a Jipo Records viene dato uno spazio per organizzare un proprio concerto a Firenze. Per questo ringraziamo moltissimo Duccio e i ragazzi de Il Progresso: sono stati gli unici che ci hanno ascoltato davvero e che hanno voluto darci fiducia senza chiudersi all’interno della propria esclusività.
L’appuntamento, insomma, è per mercoledì 14 ottobre al Circolo Il Progresso di Firenze, dove sarà possibile ascoltare dal vivo i Nufaro e Matilde Squillante in una serata che attraversa sperimentazione, pop obliquo e pratiche indipendenti. Una valida occasione per sostenere una delle realtà più attive e meritevoli dell’underground cittadino.
Nufaro e Matilde Squillante Live
Mercoledì 14 Ottobre 2026, Circolo Arci Il Progresso
Apertura porte ore 19
Selezione musicale a cura di Jipo e concerti a seguire
Prevendita 8€ / Biglietto alla porta 10€
A nessuno sarà impedito l’ingresso per motivi economici
Ingresso riservato alle sociə Arci
In copertina: Ruggero e Alice di Jipo Records di Ekaterina Perevoschikova

