Cambia la cucina, cambia il vento, cambia il mondo. E allora cambia anche Arcimboldo: resta la piccola mappa sentimentale dei posticini dove mangiare, ma da oggi porta in tavola anche storie, domande, incontri, deviazioni e sacapochate come companatico. Per il resto, è semplice: ti indico dei posticini dove andare a mangiare che hanno il loro perché. A volte per la storia, altre per l’esperienza, altre per le persone. Oggi, per l’ennesima botta di nostalgia.

Sono quasi al limite della sopportazione, sospinto dalla calura incessante e dalle gomitate adolescenziali che mi rimbombano nel cranio. Prendo F. e andiamo, per la pace dei sensi, per quella inguaribile capacità di guardare avanti, di perdersi e ritrovarsi senza soluzione di continuità. E ci troviamo a camminare, coi pensieri che gocciolano dal cuore, verso una cena dal sapore di tempesta invernale. 

Tiriamo fuori una bandana di pane che intingiamo ovunque. Sentiamo un prurito antico e infantile: strappare, raccogliere, trascinare le dita dentro quella densa crema di melanzane. Il caldo fuori preme sui vetri e noi imperterriti scegliamo di abbracciarlo, maledicendo l’estate con diti medi alla leggerezza.

Questa nostalgia non richiede coerenza meteorologica. Siamo dada, pezzi di lego technic da montare e rimontare senza inventario, tra uno spiedo di fegato, dei ravioloni ripieni di carne e brodo e una salsiccia di manzo. In questo viaggio caucasico accumuliamo forme e spezie, amicizie cuneiformi, ripieni e legumi, un’abbondanza che non ci consola e che ci abbiocca male. È una cena che resta, che pesa, che si mette addosso come una felpa nera in pieno luglio.

Oggi non siamo qui per somigliarci: siamo qui per un approccio ardito, un sistema tossico che ci spinge sempre a metterci in quella situazione urgente di rivangare il passato per trovare quella parte di noi che è rimasta indietro. Quella è una parte ridicola, sudata, Red & Toby, melodrammatica, ancora convinta che certe canzoni potessero spiegare tutto. Quando non c’è niente da spiegare e c’è tutto da spiegare, quando sfiori una mano o ti segni di lividi e abrasioni, testate sul naso, colluttazioni che fanno male e che ci hanno portato fino a qui. Dispersi, esodati, ma ancora inevitabilmente insieme.

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