de La Clit
L’esperimento è semplice: per una settimana, o due o un mese, fate sesso come vi pare ma con una sola regola: niente penetrazione. Non vi diamo un range temporale esatto, dipende da quanto sesso si fa; l’idea è che l’esperimento coinvolga un certo numero di interazioni e non un solo episodio, ma funziona meglio se il range ve lo prefissate all’inizio. Un paio di disclaimer prima di cominciare: per sesso si intende anche la masturbazione, dunque l’esercizio vi riguarda anche se utilizzate la penetrazione quando vi masturbate. Se invece la penetrazione non fa parte delle vostre pratiche sessuali ci aggiorniamo al prossimo esercizio.
Dicevamo; niente penetrazione, proprio niente; né vaginale, né anale, né solo un pochino. Se vi state già preparando a negoziare con questo articolo, state partendo col piede sbagliato. L’obiettivo non è dimostrare che la penetrazione sia sopravvalutata, sbagliata o da abolire. Se piace, piace, e può essere un’esperienza gioiosa ed intensa. L’idea è chiedersi quando smette di essere una possibilità e diventa un copione con un inizio, un centro e una fine obbligati: preliminari (ove contemplati), penetrazione, orgasmo. Provate allora a togliere il centro della scena e osservate cosa succede: per molte persone la prima sensazione sarà un leggero spaesamento. Se non possiamo fare quello, cosa facciamo? Succede una cosa curiosa quando una possibilità viene esclusa anche solo temporaneamente: tutto il resto acquista valore; ci si accorge che un bacio può durare più di tre secondi, che le mani sono sorprendentemente versatili, che la bocca non serve solo a parlare, ma soprattutto il semplice piacere di esplorare un corpo senza avere la sensazione di dover andare da qualche parte. Ci si accorge che il desiderio non procede in linea retta.
Per molte persone questo piccolo esperimento ha anche un effetto collaterale interessante: abbassa la pressione. Se la penetrazione è il traguardo, tutto quello che la precede rischia di trasformarsi in una fase di riscaldamento; se il traguardo sparisce, non c’è più fretta di arrivare. Si può restare, cambiare idea, ridere, ricominciare, perfino interrompersi senza la sensazione di aver lasciato qualcosa a metà!
Non è detto che sia facilissimo. Potreste scoprire quanto la penetrazione sia per voi importante, rendervi conto che la usavate un po’ in automatico; o magari vi divertirete follemente a stare senza ma non vedrete l’ora di ricominciare. Potreste scoprire una passione per il divieto. Tutte le risposte sono valide. Cosa succede al vostro modo di eccitarvi quando sapete già che la penetrazione non è un’opzione? Dove va a finire l’attenzione? Cosa scoprite di cercare? L’esperimento non serve a dimostrare una tesi, ma far emergere qualcosa di voi che prima non conoscevate.
Se sono coinvolte altre persone, la cosa migliore è condividerlo ed evitare trattative dell’ultimo minuto: al solito il dialogo è il fulcro della buona riuscita e parlare di sesso, regole, limiti, desideri rende tutto più eccitante. Proponetelo come un gioco, non come una rinuncia. Non c’è niente da dimostrare e nessuna medaglia per chi resiste più a lungo: l’idea è vedere cosa succede quando cambiano le regole del gioco. E se a un certo punto decidete che l’esperimento può finire prima del previsto, nessuno vi ritirerà la patente del sesso. Potrete sempre riprovarci. Quando il tempo si conclude, fatevi una domanda molto semplice: mi è mancata la penetrazione? L’atto in sé? O magari l’idea? O la sicurezza di sapere dove si va a parare? Magari niente? Qualunque sia la
risposta, probabilmente avrete imparato qualcosa sul vostro modo di desiderare: non è poco per un esperimento che comincia togliendo qualcosa.
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