di Tommaso Bonaiuti


UR Suoni
è un’etichetta indipendente con base a Firenze, interessata a “promuovere contaminazioni incrociate fra attitudine punk, sonorità globali, ritmi ossessivi e approccio sperimentale”.
Il 20 marzo si terrà all’Ex-Fila il release party di Guerra Total na Boca do Lixo dei Caveiras, ultimo progetto dell’etichetta. Abbiamo parlato con Federico Fragasso, deus ex di UR Suoni.

Quando nasce UR? E da quale esigenza?

UR Suoni nasce come idea nell’estate del 2016, ma si concretizza solo nel Febbraio 2017. Il che mi porta a pensare che l’anno prossimo, proprio in questo periodo, la mia piccola creatura compirà 10 anni, e mi toccherà inventarmi qualcosa per festeggiare! Ci siamo affacciati sulla scena con la pubblicazione del numero di catalogo UR001 (il CD-r di “Lampreda N°0”, esordio di Lampreda) e, contestualmente, con l’organizzazione del primo evento, tenutosi in Polveriera (una sonorizzazione del documentario “Les Maîtres Fous” di Jean Rouch, ad opera proprio di Lampreda, accorpata alla mostra dei quadri del pittore Michele Vannucchi). L’esigenza che ha portato alla nascita di UR Suoni ha origine, sostanzialmente, da un fallimento. Nel corso del 2016 il gruppo in cui suonavo all’epoca, i Tribuna Ludu, si sono sfaldati per interessi divergenti. Nonostante non fossi più un ragazzino, non mi sentivo ancora pronto (come del resto non mi sento pronto ora) ad appendere la musica al chiodo. Di conseguenza, ho cominciato a teorizzare un modo per allargare un po’ il campo delle operazioni. Invece di concentrarmi semplicemente su un nuovo progetto musicale, mi sembrava interessante creare una sorta di “contenitore” che mi permettesse di fare più cose: dallo stampare dischi (che non fossero necessariamente i miei), all’organizzare eventi (a cui non necessariamente prendere parte in prima persona), al promuovere quelle realtà artistiche che ritengo degne di nota. Esempi fondamentali, da questo punto di vista, sono stati Lepers Produtcions di Giuseppe Laricchia e Dio Drone di Naresh Ran Ruotolo, realtà che all’epoca seguivo con interesse e che – pur nel loro diversissimo, e a volte opposto, approccio alla materia – mi hanno fornito le linee guida per cominciare. In termini di “direzione artistica” – per così dire – avevo voglia di offrire maggiore visibilità ai progetti a me più affini: musica di estrazione punk ma che guarda al contempo alle varie diramazioni della black music, ai club, a quello che un tempo veniva chiamato world music (etichetta bruttina) e che ora forse potremmo definire global bass. I Tribuna Ludu erano parte di questo humus culturale, del resto. Qui a Firenze esistevano diversi artisti che operavano, già da qualche anno, in tale ambito (oltre ai Tribuna Ludu mi vengono in mente i Sex Pizzul, e andando più indietro nel tempo i Miranda e i Bud Spencer Drunk Explosion), e alcuni di loro avevano già dischi belli e pronti da pubblicare. Da qui a costituirsi etichetta indipendente è stato un attimo. Col tempo sono entrato in contatto con vari artisti interessati alle stesse sonorità in altre parti d’Italia, e anche nel resto del mondo, ma l’ambito locale per me resta molto importante. Del resto alcune delle persone che, ancora oggi, mi danno una mano con le operazioni di UR Suoni sono le stesse di cui poi ho il piacere di pubblicare i dischi.

Il progetto Caveiras si lega a doppio filo alla nascita dell’etichetta: potresti parlarmene?

Se nel caso del nostro numero di catalogo 001 (il succitato “Lampreda N°0 di Lampreda) l discorso è stato più o meno “Questo è un bel disco, mettiamo su un’etichetta, pubblichiamolo e facciamolo ascoltare a tutti”, nel caso del nostro numero di catalogo 002 (“Cidade Oculta” dei Caveiras) il discorso è stato speculare: “Adesso che abbiamo un’etichetta, facciamo un disco!”. I Caveiras sono nati come un progetto da studio, un connubio tra ex membri di Tribuna Ludu e Sex Pizzul, a cui col tempo (quando si è presentata l’occasione di suonare dal vivo) si sono aggiunti ex membri dei Bud Spencer Drunk Explosion. Come vedi si parla sempre del solito, ristretto circolo di spiriti affini. Sul momento non c’erano velleità che andassero oltre sfogare una passione mai sopita per la musica e la cultura brasiliana, approcciando la materia da una prospettiva (si spera) inedita. Poi la cosa è cresciuta un po ‘da sé.  

Tra le curiosità del vostro catalogo c’è “Vergogna”: un progetto multimediale. Come si è sviluppato?

Vergogna è un progetto di cui non posso assumermi grandi meriti, perché è nato dalla mente di Gianni Romano, amico e scrittore siciliano che per molti anni ha vissuto a Firenze (di recente è tornato a vivere in Sicilia, a Palermo). Gianni era in procinto di pubblicare una raccolta di racconti (dal titolo Fujire è Vergogna) per Catartica Edizioni e – di comune accordo con la casa editrice – voleva dare al libro una veste particolare, accoppiando ogni racconto a un brano musicale. Tramite un QR code presente all’interno del libro, il lettore avrebbe avuto accesso alla compilation online, in modo da poter ascoltare in tempo reale – idealmente, proprio durante la lettura – i brani associati ai singoli racconti. Dal momento che con Gianni siamo amici da sempre, e dal momento che ha partecipato a diverse nostre serate e conosceva bene il nostro catalogo, mi ha chiesto di occuparmi del lato musicale del progetto. Ho quindi contattato gli artisti del nostro roster per proporre la cosa. In diversi hanno aderito con entusiasmo, chi concedendo out-take o inediti che non avevano trovato collocazione in altra sede, chi componendo brani per l’occasione. Abbiamo mandato a tutti i musicisti coinvolti i racconti, in modo che potessero subire le suggestioni del testo. Quasi sempre abbiamo anche suggerito al singolo musicista il racconto che ci sembrava più adatto per il suo particolare stile.

Degna di nota è la collaborazione dei Lampredonto con Mark Stewart del Pop Group. Hai qualche retroscena da raccontare?

Potrei parlare di questo disco e di quello che ha significato nell’evoluzione del nostro rapporto con Mark per ore. In effetti, quello che avrebbe potuto essere un semplice featuring senza particolari strascichi, si è trasformato in un rapporto di lunga durata, declinato in un numero impressionante di ore passate al telefono con uno dei miei miti assoluti. Alla fine ne è nata una peculiarissima amicizia. Nel periodo della lavorazione dell’album, Mark mi chiamava anche due/tre volte a settimana (io seguivo la produzione e i rapporti con lui per conto dei Lampredonto). Da prima per parlare di questioni tecniche, artistiche o organizzative (era molto attento alle caratteristiche di qualunque prodotto su cui figurasse il suo nome). Ma poi, col passare del tempo, anche solo per chiacchierare del più e del meno, per chiedermi della mia famiglia, o per fare battute come uno scemo. Questa cosa è andata avanti fino a che non ci ha lasciati, nell’Aprile 2023. Al di là della musica contenuta nell’EP “! WASTED !” e nell’album “WORKOUT | WORSHIP” (ovvero le due pubblicazioni di Lampredonto in cui compare Mark) penso che sia interessante analizzare l’aspetto umano di questa collaborazione. Non fraintendermi, sono fierissimo di queste pubblicazioni in termini artistici, penso onestamente che siano fra le cose migliori che abbiamo pubblicato con UR Suoni. Ma trovo molto più interessante da raccontare come un artista del calibro di Mark sia potuto finire a collaborare con una realtà piccola come la nostra. Voglio dire, lui non aveva davvero nulla da guadagnare dal rapporto con noi, mentre noi avevamo TUTTO da guadagnare dal rapporto con lui (in termini di hype o quant’altro). Il fatto è che Mark era un punk vero, uno che non aveva bisogno di middle-men, come lui chiamava tutti quei corpi intermedi che si frappongono fra l’artista e il pubblico (agenzie stampa, manager, booking, o quel che vuoi tu). Era una persona genuina e diretta. Sebbene avesse preso parte ad alcuni dei dischi più incredibili che la storia della musica ricordi, non aveva perso la curiosità verso il resto del mondo. Eravamo già in contatto ai tempi dei Tribuna Ludu a cui, altrettanto incredibilmente, si era interessato e aveva spinto sui suoi social. Quando gli abbiamo proposto un featuring per il disco di Lampredonto ha ascoltato il brano in questione, ha deciso che gli piaceva, e si è prestato alla cosa. La stessa identica dinamica che ha contraddistinto gli altri featuring del disco. Con la differenza che gli altri artisti che appaiono sul disco li conosciamo tutti di persona, fanno parte del nostro circolo di amici. Quando, con un po’ di deferenza, gli ho fatto notare questa cosa, lui mi ha risposto: “Non c’è differenza tra me e te. Altrimenti a che cazzo è servito il punk?”.

 

in copertina: Federico Fragasso, foto di Michela Mecacci