di Roberto Pecorale

Il musicista italo-canadese, residente a Bologna e figura centrale della scena underground italiana, ha recentemente festeggiato i 10 anni dalla nascita della sua Maple Death Records: etichetta-collettivo in cui si respirano una totale libertà creativa e contaminazione di generi e linguaggi. Il 13 febbraio al Circolo Il Progresso a Firenze, in collaborazione con La Chute, si avvicenderanno sul palco James Jonathan Clancy e Krano, per una serata che si preannuncia speciale. 

Bentrovato Jonathan, Maple Death inizia a diventare grande: come sta l’acero?

«Dai che sono appena passati i 10 anni, direi che sta abbastanza bene, forse il 2025 da alcuni punti di vista è stato l’anno migliore, ma anche più tosto a livello lavorativo. Però è servito per preparare il 2026, quando usciranno tanti dischi legati ad artist* che hanno pubblicato in passato per l’etichetta come Mai Mai Mai, Blak Saagan, Bono/Burattini».     

Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che faresti diversamente? Ci sono esperienze che ti hanno aiutato a crescere in modo particolare?

«Sicuramente non stamperei la prima uscita in vinile colorato e gatefold! A parte gli scherzi, con il tempo capisci anche meglio come usare le economie, come scegliere le carte, come fare dei lavori sostenibili. Le esperienze migliori sono sempre state lo scambio di informazioni con etichette che stimo, alla fine il nostro, per fortuna, è un mondo, una micro-comunità che ha bisogno di sostenersi a vicenda, di far circolare il sapere. Eventi come Smania, il festival a Roma e a Londra, sono sempre stati uno step di crescita e di consapevolezza»       

Cosa orienta le tue decisioni come produttore?

«È qualcosa di molto difficile da esprimere a parole in maniera semplice. Deve essere ovviamente qualcosa che mi smuove dentro, io vedo un filo che unisce tutte le uscite dell’etichetta, non è sicuramente il genere, ma qualcosa di più profondo: un’ossessione, spesso una storia da raccontare poco esplorata, l’approccio e una certa urgenza. Mi piacciono i dischi che sono un po’ una sfida e che non corrispondono esattamente a quello che ti aspetteresti dall’etichetta».

Quanto sei coinvolto in ogni fase delle uscite dell’etichetta?

«Mi occupo in prima persona di tutto quello che riguarda l’uscita e il prodotto fisico, poi ogni disco è diverso: alcuni arrivano già finiti, per altri cerco di lavorare con l’artista per capire come vuole finirlo, che visione ha per l’artwork e tutto. Per la stampa lavoro con Stefano di Legno/Holidays, inoltre da un anno mi affiancano Micol all’ufficio stampa e Andrea, che segue la parte di artwork e alcuni eventi».

Ho sempre ammirato la tua capacità di proporre set differenti a seconda delle necessità. Cosa ci attende per la serata al Progresso che vedrà te e Krano alternarsi sul palco?

«Ti ringrazio, direi che anche a questo giro sarà l’ennesimo cambio di set! Dopo due anni in giro come quartetto per Sprecato sono super contento di tornare a una dimensione solitaria, sto lavorando a un set in quella direzione e voglio provare un po’ di pezzi nuovi del prossimo album».

 

 

in copertina: James Jonathan Clancy, foto di Matilde Piazzi