Dal 12 febbraio al 12 aprile 2026, il MAD Murate Art District ospita Common Time, il programma espositivo del Black History Month Florence che riunisce tre mostre e un progetto di ricerca d’archivio. Un appuntamento che rafforza il ruolo di Firenze come spazio di produzione culturale contemporanea, capace di mettere in relazione memoria storica, pratiche artistiche e riflessione civile.
Giunto all’undicesima edizione, il Black History Month Florence continua a esplorare le culture afro-discendenti nel contesto italiano, sottolineando come l’Italia sia da sempre un luogo di scambio culturale transnazionale. Common Time si inserisce in questo percorso proponendo una riflessione sul tempo come dimensione condivisa ma non lineare, segnata da fratture, stratificazioni e ritorni.
Un dialogo tra Firenze e Roma
Curato da BHMF, Common Time mette in relazione le ricerche di artisti e artiste Rome Prize Fellows con i materiali d’archivio dello scrittore afroamericano William Demby, che visse e lavorò a lungo in Italia. Roma e Firenze emergono come poli interconnessi, uniti da una storia comune di scambi intellettuali e artistici e da interrogativi condivisi su memoria, confinamento e trasformazione.
Il progetto è realizzato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’American Academy in Rome, con il sostegno di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze, e con il coinvolgimento del Comune di Firenze. Un ruolo significativo è svolto anche dagli studenti del Master in Mediazione trans-culturale del Patrimonio e del Contemporaneo, impegnati in un progetto di disseminazione legato alle mostre.

William Demby. The Angel in the Death Cell BHMF – MAD Murate Art District
Le Murate come spazio di riflessione
Le mostre sono allestite negli spazi del MAD Murate Art District, ex complesso carcerario oggi trasformato in centro culturale e civico. Un contesto fortemente simbolico, che rende particolarmente incisiva la riflessione sui temi del confinamento, del controllo e della trasformazione. In questo scenario, la produzione artistica si configura come pratica situata e relazionale, capace di connettere esperienza individuale e dimensione collettiva.
T.J. Dedeaux-Norris: Black Body, Ancient City
Allestita in Sala Laura Orvieto, la mostra di T.J. Dedeaux-Norris presenta una nuova serie di oltre cento collage realizzati durante la residenza dell’artista all’American Academy in Rome. In Black Body, Ancient City, il corpo entra in relazione diretta con l’architettura monumentale, dando forma a una poesia visiva frammentata che resiste a una lettura lineare.
Le opere, disposte secondo una griglia irregolare, alternano gesti di intimità, ritualità, gioia e lutto, mettendo in evidenza la presenza del corpo nero all’interno di spazi pubblici carichi di tensioni storiche e sociali. Un intervento pittorico murale introduce una riflessione sui confini e sui dispositivi di controllo, mentre una postazione di ascolto estende il progetto oltre la dimensione visiva.

Justin Rundolph Thomnson e Valentina Gensini
Heather Hart: Triplet Consciousness
Con Triplet Consciousness, Heather Hart trasforma la Sala Anna Banti in un ambiente attraversabile composto da rampe, impalcature e superfici tessili semitrasparenti. L’installazione riconfigura l’architettura esistente e invita il pubblico a muoversi liberamente nello spazio, rendendo il corpo e il movimento elementi centrali dell’esperienza.
Il riferimento simbolico a Hermes, figura del transito e della mediazione, accompagna un ribaltamento delle categorie di interno ed esterno, stabilità e precarietà. Il lavoro di Hart evidenzia come le strutture, materiali e sociali, siano costantemente sottoposte a processi di adattamento e ridefinizione.
William Demby e l’archivio come spazio attivo
Le ex celle del primo piano ospitano la mostra sviluppata da Black Archive Alliance a partire dall’archivio del dramma The Angel in the Death Cell di William Demby, pubblicato per la prima volta nel 1963 sulla rivista romana The New Morality. Il progetto nasce da una ricerca sull’archivio personale dell’autore, conservato nei pressi di Firenze, e affronta la documentazione come un organismo vivo, capace di attivare nuove letture nel presente.
Manoscritti, appunti di produzione e materiali d’archivio dialogano con ricerche sui temi della criminalizzazione e della reclusione. La documentazione della performance di Bradly Dever Treadaway e l’adattamento filmico di Kevin Jerome Everson, realizzato negli spazi delle Murate, restituiscono l’attualità del lavoro di Demby come strumento di interrogazione critica e pratica contemporanea.
Un tempo condiviso per il presente
Nel loro insieme, i progetti riuniti in Common Time propongono un tempo condiviso in cui storie individuali e collettive si incontrano e risuonano attraverso spazi, corpi e generazioni diverse. Il MAD Murate Art District si conferma così come luogo di convergenza tra ricerca artistica, memoria e impegno culturale, invitando il pubblico ad attraversare le mostre come esperienze di ascolto, movimento e consapevolezza.
Informazioni
Common Time. Black History Month Florence 2026
MAD Murate Art District, Piazza delle Murate, Firenze
Dal 12 febbraio al 12 aprile 2026
Martedì–sabato, 14:30–19:30
Ingresso libero
murateartdistrict.it
