di Lorenzo Migno
Mi piace l’idea di paragonare il running a una seduta di psicoterapia. Ora, per ovvi motivi, è un accostamento da prendere con le molle. Questa è una riflessione del tutto personale, basata su un’esperienza limitata.
Chi vi scrive, infatti, è un runner principiante, un aspirante mezzo maratoneta (quindi nemmeno intero, e probabilmente neanche troppo integro). Dunque, non fidatevi troppo.
Va detto, inoltre, che sulla corsa circolano tanti luoghi comuni – e io, ormai, li ho sentiti davvero tutti. C’è chi dice che fa male alle giunture, e chi si spinge oltre, affermando addirittura che “è peggio della droga”.
Io, invece, posso solo dirvi che per me è stata una benedizione. Anzi… una folgorazione. Avete presente quando all’improvviso scatta quel clic? Ecco, per me è andata esattamente così.
Ma andiamo per ordine. Dai 18 ai 40 anni, lo sport svanisce dalla mia vita senza troppi clamori, lasciando spazio ad altri interessi. Poi, a 41 anni, complici i miei 78 kg e le analisi del sangue non proprio eccellenti, decido di mettermi a dieta.
DIETA. Una parola orribile, che richiama scene di fantozziana memoria, ma che in realtà non è altro che semplice educazione alimentare (aka: la pasta a cena sarebbe meglio di no, ecco).
Poi in una calda sera d’estate arriva il colpo di fulmine, la folgorazione appunto.
Ora potrei dirvi che all’inizio mi annoiavo a morte e che facevo pure dei tempi ridicoli, ma poi dovrei domandare scusa, perché non esistono tempi ridicoli: esiste solo la voglia di uscire dalla propria ‘comfort zone’, e guai a canzonarla.
Quindi, eccomi qua, in una frizzante notte di aprile, scomodo ma felice di non essermi ancora infortunato seriamente dopo più di 1000 km percorsi in 100 allenamenti. Niente più colesterolo e almeno 10 kg in meno da portare in giro per la prossima Half Marathon di Firenze, che si terrà domenica 6 aprile 2025.
Per un’intera giornata, la città sarà invasa da 6000 runners provenienti da 82 nazioni. I pettorali? Esauriti da tre settimane. Ma che ve lo dico a fare: si corre per il centro storico di Firenze, senza le consuete mandrie di turisti tra le scatole… fate un po’ voi.
Haruki Murakami, nella prefazione del suo libro autobiografico L’arte di correre, definisce questa pratica sportiva “una sofferenza opzionale”. Mi piace l’idea di aver scelto proprio questa frase per il titolo di questo articolo, perché descrive perfettamente ciò che sto facendo in questo momento.
Poi Murakami – dopo avermi fatto scoprire i The Lovin’ Spoonful (band ottima per scrivere, ma non per correre) – nell’ultimo capitolo del suo libro di culto racconta:
“Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si misura in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”
Che altro aggiungere? Buona Half Marathon di Firenze! E ricordate: dove non arrivano i muscoli, arriva la testa. Dove non arriva la testa, arriva il cuore (questa è mia).