di Vittoria Brachi, Alessia Di Giosio, Martina Vincenzoni
illustrazioni di Elisa Lupi

 

Ci sono negozi che non cedono alla gentrificazione dei centri urbani e che, nonostante le difficoltà, sono punti di riferimento per chi ci abita e per chi è di passaggio. Ci sono famiglie che si dedicano al proprio lavoro fino a farne un piccolo atto di resistenza. 


In mezzo al dilagare della follia gentrificatrice che colpisce grandi e piccoli centri urbani, sembra che l’unico blocco di resistenza, non ostacolabile fino in fondo dalle pubbliche amministrazioni, sia rappresentato da quegli spazi che, tra alti e bassi in decine di anni, hanno deciso di resistere per la comunità locale. A Prato, la Casa Musicale Niccoli ha compiuto cento anni di attività, un tempo sufficientemente lungo per dimostrare quello che ormai sembra un miraggio: sopravvivere al cambiamento è un atto di resistenza che richiede, a volte, di arrendervisi. A Firenze, in via de’ Neri, famoso punto di accumulazione di schiacciaterie, la Gastronomia Giuliano mantiene saldo il suo avamposto dal 1969, spiazzando il turismo mordi e fuggi con una clientela che ha scavalcato le dinamiche tra commerciante e cliente, ormai un punto di riferimento quasi familiare.

 

Casa Musicale Niccoli, via dei Tintori 20 (Prato)
Il negozio di famiglia compie cento anni

Immersa nel tessuto storico pratese, la Casa Musicale Niccoli è nata nel 1925 dalla passione di Raffaello Niccoli. Al principio forniva strumenti e accessori per ascoltare la musica, poi, nel tempo, si è evoluta specializzandosi nel supporto fisico e nella vendita di impianti stereofonici. L’esercizio ha vissuto diverse fasi, assistendo ai cambiamenti del mercato, dei gusti e delle modalità di fruizione dei consumatori.

Oggi la gestione è nelle mani dei fratelli Antonella e Aldo Raffaello, che hanno ereditato da nonno Raffaello e da babbo Alfredo l’amore per la musica. Nel 2012, per una questione di costi e necessità, il tradizionale punto vendita in via Cairoli ha dovuto chiudere, portando l’attività di famiglia a potenziare la vendita online, che ancora oggi prosegue in Italia e nel mondo.

«Ricordo il periodo di chiusura con sofferenza, ma l’intuizione di non puntare soltanto sul negozio fisico è stata la nostra salvezza», racconta l’attuale proprietaria. Qualche anno dopo, Antonella ha notato che nei film e negli spot pubblicitari si iniziava a riproporre il vinile, ormai quasi spodestato dal CD. «Ne ho avvertito la ripresa e, nel 2017, ho pensato che fosse il momento di riaprire». Un secondo inizio in via dei Tintori, reso possibile dal grande archivio conservato con cura, negli anni, dai Niccoli. E se un tempo il vinile affascinava più gli adulti, oggi, che si hanno molteplici possibilità di ascoltare la musica, pare che siano le nuove generazioni ad apprezzare particolarmente questo tipo di supporto.

Quella della famiglia Niccoli è una storia di resistenza, ma anche di dedizione e lungimiranza, che ha condotto al raggiungimento di un traguardo importante: un secolo di attività. L’impresa familiare è un passaggio di testimone, ma alla base ci deve essere la passione per quello che si fa e il rispetto per chi l’ha fatto in passato. «Oggi – conclude Antonella – raccolgo i frutti seminati dalle persone che hanno creduto in questo lavoro dedicandogli una vita intera».

 

Gastronomia Giuliano, via de’ Neri 5r
L’unica (l’ultima?) gastronomia del centro storico

Se ci si trova in via de’ Neri e si ha fame, vale la pena percorrerla tutta, lasciarsi alle spalle le file per le schiacciate e raggiungere Gastronomia Giuliano, una bottega storica che è lì dal 1969. Ogni volta che ci vado mi accoglie Marco, il figlio del fondatore di cui è rimasto il nome su una bella insegna vintage. Con immensa gentilezza mi consiglia i piatti del giorno, il contenitore più adatto per scaldarli, o il dolce che devo proprio assaggiare, perché fatto con l’antica ricetta di sua mamma Luigina.

Marco è lì «dall’1 settembre 1975», un tempo abbastanza lungo da permettergli di riconoscere e chiamare per nome tanti dei clienti che entrano a fargli visita. Un quartiere ancora c’è e la sua bottega («l’unica gastronomia del centro storico») è un ottimo punto di osservazione per conoscerne la storia. Mi fa immaginare una via de’ Neri del tutto diversa: «ci trovavi di tutto: dalla cartoleria all’ottico, una pescheria, tre ortolani, abbigliamento di tutti i tipi». Nel tempo la sua attività ha cambiato pelle più di una volta: nata come negozio di alimentari, si è trasformata in gastronomia negli anni ’80, per rispondere all’avvento della grande distribuzione. Oggi, con la diminuzione dei residenti nel centro storico, lui e sua moglie Simona (la cuoca) si sono orientati verso le persone che in centro ci lavorano, ma anche tutto il mondo degli affitti brevi con possibilità di cucina. Durante la nostra chiacchierata entrano due turisti spagnoli in cerca di un sugo per la pasta – Marco gli assicura che la ricetta toscana non prevede pepe né peperoncino – e due studenti giapponesi, che assaggiano pecorino e finocchiona. «Gli stranieri non conoscono questo genere di attività, ma una volta che assaggiano, tornano sempre. Anche in take-away c’è una sua ricercatezza: siamo attenti alla produzione, accogliamo tutti con gentilezza e vogliamo far capire che si può ancora cucinare in modo casalingo».

Queste due realtà dimostrano che è ancora possibile investire in un ambiente che crei coesione sociale, addirittura attorno a esercizi commerciali privati. Il miglioramento delle condizioni urbanistiche ha come obiettivo il benessere della città, ma non deve materializzarsi nell’allontanamento di una popolazione che non è in linea con i parametri estetici o economici delle amministrazioni.