di Alba Parrini

Chi di noi non si è innamorato almeno una volta della più vasta e cosmopolita metropoli europea? Se c’è un posto dove da sempre abita un pezzo del mio cuore quello è Londra. Uno dei più grandi pregi della capitale britannica è la capacità di trasformarsi a seconda di chi la guarda: trasgressiva, grunge, decadente, avanguardista e mille altre cose. In una delle mie ultime visite ho capito che può essere anche incredibilmente provinciale. Siete mai stati a Highgate? Sobborgo di Londra nord-est, fondato in epoca vittoriana, quartiere della Londra bene, situato sulla collina di Highgate, vi trovano dimora sia VIP che celebri personaggi ormai passati a miglior vita. Gli amanti delle atmosfere dark non possono saltare una visita all’Highgate Cemetery, aperto nel 1839 e iscritto oggi nel National Register of Historic Parks and Gardens, dove riposano illustri filosofi e personaggi che hanno fatto la storia del mondo, uno fra tutti Karl Marx. Highate nei secoli passati era un punto di riferimento per i ricchi signorotti locali – avete presente il protagonista del Pigmalione? Possedere casa qui era uno status symbol, tanto da diventare luogo di costruzione della prima tramvia in Europa, in funzione dal 1884 al 1909.

Oggi Highgate è un quartiere all’interno della zona 3, con una High Street che ricorda la sua natura di villaggio vittoriano di campagna, con la cartoleria, la pasticceria che vende scones, e il bus a due piani che lo collega a Piccadilly Circus. Confina con la molto più famosa Camden Town e con il popolarissimo Hampstead Heath, altra tappa immancabile per sentirsi londinesi per un giorno. Lo Heath, così chiamato confidenzialmente dai londoners, è un ampissimo parco che rievoca gli spazi infiniti della brughiera, così cari all’immaginario tradizionale del Regno Unito. Se andate a fare una passeggiata la domenica, incontrerete solo inglesi a piedi nudi e pantaloni di velluto a coste, oppure pescatori del fine settimana che si riuniscono intorno agli stagni e ai laghetti dove placide sguazzano le oche. Vale la pena arrampicarsi in cima alla Parliament Hill per godere di una delle più incredibili vedute della City, tutelata come patrimonio nazionale.

Un altro momento imperdibile di un weekend londinese è il pranzo a base di street food. La destinazione culto per il miglior cibo da strada degli ultimi anni è il Borough Market, sulla sponda sud del Tamigi, anch’esso di eredità vittoriana. Costruito sotto la ferrovia del London Bridge, si tratta del mercato gastronomico più importante e fornito di Londra, popolato da personaggi da fumetto che sembrano provenire da un’altra epoca. Molti dei venditori producono loro stessi le materie prime, si capisce quindi come questo posto sia l’apoteosi del chilometro zero. Produttori di formaggi e di carne della campagna circostante la città si danno appuntamento ogni fine settimana per preparare le specialità locali. Eh sì, perché qui c’è anche (e finalmente) la cucina inglese: shepherd’s pie, fish and chips, golosissimi biscotti al burro. Ma Londra da sempre è anche sapori del mondo e il piatto tradizionale domenicale è il sunday curry. Sui banchi del mercato se ne possono assaggiare una decina di varietà diverse a seconda della provenienza del cuoco. Spostandosi, invece, nella zona della Southwark Cathedral, non mancano la cucina francese con la raclette, la paella spagnola e moltissimi tipi di salumi e latticini italiani. Insomma, andateci con la fame!

Londra è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento anche per l’alimentazione vegana e bio. È proprio qui che la domenica si possono assaggiare piatti vegani elaboratissimi che stupiscono per la loro bontà. Provare per credere.

BROWNIES VEGANI

In una bancarella del Borough Market ho assaggiato i brownies, tipici dolcetti burrosi al cioccolato. Né io né la mia amica food blogger e chef, Cecilia, ci siamo accorte che fossero stati preparati nella versione vegana, per cui alla fine abbiamo chiesto la ricetta alla cuoca. Ingredienti: 400g di tofu 4 tazzine da caffè di latte di soia 2 tavolette di cioccolato fondente 5 cucchiai di zucchero di canna 4 cucchiai di farina di riso (oppure 3+1 di maizena) 2 cucchiai di cacao amaro 1 pizzico di sale scorza grattugiata di mezzo limone cannella e altri ingredienti (uvetta, frutta secca, zenzero, arancia candita, ecc.) a piacere Frullare il tofu con il latte fino a ottenere una specie di crema. A parte tritare finemente il cioccolato con il robot da cucina, oppure far sciogliere completamente a bagnomaria. Unire tutti gli ingredienti e infornare in una tortiera coperta di carta forno. Cuocere a 180° per circa 40 minuti facendo in modo che la torta resti umida. Durante la cottura bucherellare più volte. Far raffreddare la torta e consumare a temperatura ambiente, eventualmente con un po’ di panna fresca montata (opzione non vegana)