foto di Laura de Lucia

Dalla radiocronaca del 4 novembre 1966 ai documentari sonori di Radio Papesse per il Progetto RIVA: Firenze torna ad ascoltare l’Arno

 

Il 4 novembre 1966, nel Palazzo delle Cento Finestre in piazza Santa Maria Maggiore, la sede Rai di Firenze resta senza luce. I tecnici travasano la benzina dalle auto parcheggiate in via Panzani, con l’acqua già sopra le gomme, per riaccendere il generatore; quando cede anche quello, restano le batterie e il ponte radio dei radioamatori. A Roma non ci credono. Allora Marcello Giannini, radiocronista sportivo, sporge il microfono sull’Arno in piena e lascia parlare l’acqua. «Il rumore certifica la presenza, certifica la realtà», osserva lo storico della radio Rodolfo Sacchettini, che ha ripercorso per noi quegli attimi in cui la Radio fu la prima fonte diretta dell’emergenza. Da quella sede, «dove si produceva metà dei radiodrammi italiani, la notizia corse veloce come era già accaduto con il Polesine nel 1951 e partì da lì il richiamò in città gli angeli del fango».

Eppure la memoria dell’alluvione è passata soprattutto per fotografie e filmati e il suono, primo testimone, è rimasto in ombra. Da qui riparte il lavoro di Radio Papesse, chiamata nel 2013 da Valentina Gensini dentro il Progetto RIVA di Murate Art District, nato per riconciliare la città con un fiume a cui, dopo il ’66, aveva voltato le spalle. Arno Atlas (2013-2016), con il sound design di Giulio Aldinucci, mappa la geografia emotiva del fiume in sei documentari audio, ciascuno legato a un luogo: l’Abbecedario d’acqua alla passerella dell’Isolotto, Prospettiva Arno al Cestello, dove la facciata della chiesa trasforma la pescaia in un vaso acustico, la Galleria Binata scavata cinque metri sotto l’Arno da piazza Poggi, l’(Eco)sistema complesso di aironi e renaioli alle Cascine. Carola Haupt ricorda di aver fissato personalmente, cacciavite in mano, i cartelli con il QR code ai pali lungo le sponde, perché tutti potessero ascoltare le storie del fiume.

Nel 2016, per il cinquantenario, Radio3 trasmette due nuovi capitoli che rovesciano il racconto del disastro. «Che cosa succede dopo?», si chiede Haupt. Nascono così 1966 L’emergenza del restauro moderno, con le voci di Franca Falletti, Giorgio Bonsanti, Magnolia Scudieri e Marco Ciatti e 1966 Alluvione e Avanguardie, con Gian Piero Frassinelli, Adolfo Natalini e la stessa Valentina Gensini: da un lato la carta e gli affreschi che dal fango imparano un nuovo restauro, dall’altro gli architetti radicali e le ricerche su parola, suono e corpo che fecero di Firenze un fulcro delle avanguardie. Nel 2018 il viaggio scende a valle con Confluenze, tre documentari su Montelupo Fiorentino, dove la Pesa incontra l’Arno: la ceramica, gli ecosistemi della confluenza, la Villa Medicea dell’Ambrogiana, porto mediceo e poi ospedale psichiatrico giudiziario fino al 2017.

Due figure che appartengono all’ecosistema radiofonico, quelle di Rodolfo Sacchettini e Carola Haupt e che convergono sul fatto che il suono certifica la realtà, non illustra soltanto, ma la fa rivivere, la rende presente e a differenza delle immagini lascia spazio al pensiero creativo pur incidendosi per sempre nella nostra mente.