Due parole con Michele Alunni di Logout, uno dei creatori del meeting

Il Meeting of Italian Labels Florence si è tenuto domenica 28 giugno al Lumen del Guarlone. Abbiamo fatto due chiacchiere con uno degli ideatori, Michele Alunni di Logout Records in via San Gallo, per scoprirne genesi ed esiti.

Da quale spunto/necessità nasce l’idea di mettere in piedi Meeting of Italian Labels Florence? 

Come negozio di dischi e record label abbiamo partecipato a varie iniziative di questo tipo, ci siamo sempre divertiti e conoscendo di persona altri operatori del settore siamo venuti a conoscenza di tante realtà che non conoscevamo. E’ assolutamente un tipo di manifestazione virtuosa per chi ancora crede nel supporto fisico. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello organizzare un raduno di questo tipo a Firenze dato che da molti anni mancava una realtà del genere.

Quante label sono state coinvolte e quali sono state le iniziative e gli eventi? 

Sono state 65 le label coinvolte. Non ci aspettavamo che organizzando l’evento in così pochi mesi avremmo avuto così tante adesioni e così tanta fiducia. Siamo molto soddisfatti. In totale ci sono stati 10 live e 15 DJ Set divisi fra palco principale, mercato diurno e nella serra nera nella fase finale dell’evento.

Ci racconti com’è andata e quali sono stati gli highlight della giornata?

Ce l’abbiamo fatta e non era scontato con il caldo mostruoso che c’è stato nel fine settimana del 27-28 giugno. Quando abbiamo iniziato a metterla in piedi qualche mese fa immaginavamo che l’ultima settimana di giugno avrebbe fatto caldo ma non così tanto. Ringrazio davvero tanto tutti quelli che ci hanno aiutato e che hanno creduto nel progetto.  Nonostante questa ondata di calore infernale ci sono stati momenti belli fin dal pomeriggio. Devo dire che tutti gli artisti coinvolti (che erano tanti) hanno fatto un ottimo lavoro, ognuno per un motivo diverso e con uno stile tutto suo. Io sono di parte: li ho invitati tutti io perché mi piacevano già tutti in partenza, è difficile dare una preferenza.

C’è stato di tutto, dal funk di Killer Groove Records all’hip hop magistrale di Ff & Pupa Tee. Dal Jazz-Funk spaziale degli Aura Safari al minimalismo electro di Novosti Kulturi tutto analogico fatto con sole macchine. Posso dire che quelli che mi sono sembrati essere più apprezzati sono stati Dj Balli con il suo live fatto con i Game Boy, Cosimo Querci che ha fatto il suo live solo è piaciuto molto e anche l’assalto sonoro industrial noise di Naresh Ran non ha lasciato il pubblico indifferente. Commenti positivi sono arrivati però anche per T-Error che ha fatto un live electro con il controller direttamente nell’area mercato, in molti mi hanno detto di aver apprezzato il live degli Slowaxx.

Siamo esausti, felicissimi e non vediamo l’ora di rifarlo

Cosa manca a Firenze per mettersi sulla mappa della discografia indipendente (italiana ed europea)?

 

Domanda complicata, non c’è un elemento determinante direi che non manca niente, il momento storico è particolare e di transizione. E’ necessario fare rete, consorziarsi e agire come una realtà unica per creare un mercato parallelo al mercato mainstream.

Nel 2022 hai aperto un negozio di vinili con il socio Fabio Corcos. A 5 anni di distanza, lo vedi ancora come un atto di coraggio? Sta pagando rispetto agli obiettivi che avevate in partenza? 

Per noi è stata una necessità più che un atto di coraggio, diciamo che di tenacia ce ne vuole ma è quello che ci piace fare e soprattutto quello che ci riesce fare meglio quindi ci svegliamo la mattina e siamo felici di andare a lavorare. Siamo soddisfatti degli obbiettivi raggiunti, alcuni di più e altri di meno ma non ci possiamo lamentare. Le cose cambiano durante il percorso e noi siamo molto flessibili nell’adattarci al mercato, al mondo e ai cambiamenti.

Quanto è cambiata la discografia e, soprattutto, il commercio di album (a prescindere dal formato) da quando hai iniziato a fare questo mestiere a oggi?

La tecnologia ha cambiato completamente il modo di fruire della musica e dei media in generale. Noi abbiamo iniziato alla fine degli anni 2000, i peer to peer e i torrent la facevano da padrone, il mercato era imploso e timidamente il vinile stava riconquistando terreno fra gli appassionati. Chi comprava dischi erano produttori musicali che compravano per campionare, irriducibili collezionisti che si ostinavano a riempirsi la casa di copie mancanti, giovani hipster infatuati da questo ritorno di fiamma e gente come noi che non aveva mai mollato il colpo ma che si era preso una pausa per dedicarsi alla pirateria incontrollata. Con il passare degli anni il mercato si è consolidato, i prezzi però sono ahimè saliti e c’è stato un ricambio generazionale. Per esempio oggi come oggi le copie più rare e ricercate sono quelle degli anni 90 e 2000, sia perché in quegli si vendevano solo CD e molti pochi dischi in vinile, sia perché chi oggi cerca e spende in dischi sono i 40/50enni che erano ragazzi in quegli anni.

Consiglieresti oggi a un giovane imprenditore di aprire un negozio di dischi?

Assolutamente no! ; )

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