di Benedetta Fazzino
Fino a novembre pubblicavo su Instagram la rubrica “Lula Diva Quotidiana”. Poi ho smesso di lavorare a Villa Bardini e ho iniziato a vederla molto meno. Eppure Lula è rimasta una presenza enorme dentro la mia vita e in quella di tante persone che attraversavano il giardino immaginato da Stefano Bardini.
L’ho conosciuta nei miei primi giorni di lavoro. Per me era un periodo difficile, e lei, con il suo corpicino già gracile, riusciva a dissolvere parte di quel dolore semplicemente standomi accanto. È stato un privilegio vivere le mie giornate in un luogo così speciale insieme a lei, e infine, poterle accarezzare la testina nei suoi ultimi istanti.
Tuttə ammiravano la sua bellezza: il pelo folto, gli occhi verdi a mandorla, quel musino con l’aria da diva farsi largo negli obiettivi di turisti da ogni parte del mondo.
Ma Lula era molto più di questo: un’anima libera. I quattro ettari del giardino le stavano stretti.
Era perfettamente in grado di prendere l’ascensore e amava sgattaiolare fuori, attraversare il quartiere, fermarsi da Signorvino o in piazza Pitti per farsi fotografare come una star. Pretendeva varietà persino nel cibo: guai a proporle la stessa bustina due volte di fila. Ti fissava con autentico sdegno finché non cambiavi menù.
Curiosa, indipendente, ma anche coccolina e appiccicosa (mai chiuderla fuori dalla porta quando andavo in bagno).
L’unica persona a cui Lula abbia davvero concesso qualcosa di simile all’appartenenza è stato Leo che le è stato accanto ogni giorno, rispettandone l’indole senza mai provare a trattenerla davvero, condividendo con lui quella quotidianità fatta di attese, sparizioni e ritorni. Più avanti mi piacerebbe organizzare una serata per ricordarla insieme, perché Lula non è stata soltanto la gatta di Villa Bardini. È stata una piccola presenza capace di unire persone molto diverse tra loro e farò del mio meglio per custodire questa eredità selvatica, libera e impossibile da addomesticare.
Buone esplorazioni Lulina!
