Intervista ad Alessandra Zagli dell’impresa sociale LAMA sulle iniziative attivate per la valorizzazione della Montagna Fiorentina.
È noto in Italia il problema dello spopolamento e della marginalizzazione delle aree interne a favore delle grandi città. Credi che negli ultimi anni siano stati fatti dei passi avanti per invertire questa tendenza?
«Credo siano stati fatti dei passi avanti e indietro. Dal basso nascono tante iniziative, ma mancano delle misure a livello nazionale che portino con successo a un’inversione dei processi di marginalizzazione. Dovremmo avere il coraggio di varare riforme come quella portata avanti dalla Scozia, che l’11 febbraio 2026 ha approvato il Community Wealth Building Bill, affermandosi come primo paese al mondo con una legge nazionale che supporta le economie locali. La Montagna Fiorentina pur essendo un territorio marginalizzato è in in fermento e in evoluzione sotto tanti punti di vista; ci sono molti gruppi, associazioni, enti e personalità che la attivano».

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Come è intervenuta LAMA nell’animare la Montagna Fiorentina dal punto di vista economico, sociale e culturale?
«LAMA è intervenuta nel territorio di San Godenzo e Londa grazie a una collaborazione con l’amministrazione, che ha permesso di organizzare eventi culturali e residenze artistiche, alla costruzione di relazioni tra soggetti, imprenditori e associazioni, facendo leva anche su una tipologia di turismo che valorizzasse il patrimonio ambientale e sociale. Abbiamo fondato la Londa School of Economics perché ci siamo resi conto che il tema delle competenze è cruciale. Adesso stiamo per dare vita al Montagna Fiorentina Lab, una redazione di giovani che affiancherà quest’anno l’organizzazione del festival».
In cosa consistono nello specifico i valori anticapitalisti della Londa School of Economics e come sta agendo la scuola per diffonderli?
«La Londa School of Economics si prefigge l’obiettivo di lavorare su tre punti: formare attivatori e agenti del cambiamento provenienti da tutta Italia; lavorare sulle politiche pubbliche poiché chi governa i territori o chi vuole fare carriera politica o un percorso di attivismo necessariamente deve avere gli strumenti critici che gli permettano di leggere la realtà e proporre delle soluzioni; pensare a nuovi modelli di sviluppo. Certi gruppi sociali o territori non sono marginali per condizione innata, ma sono marginalizzati secondo una certa organizzazione economica e sociale. Dare la responsabilità al capitalismo estrattivo e predatorio e non all’essere umano in generale e usare termini come Capitalocene al posto di Antropocene aiuta a identificare con più precisione le cause senza generalizzare, a ragionare sulle alternative e a metterle in atto, non limitandosi a studiarle. La Londa School of Economics ha poi attivato un servizio gratuito di facilitazione delle imprese del territorio poiché rafforzare il tessuto micro-imprenditoriale locale crea prosperità, benessere reale, lavoro e sani anticorpi nei confronti di possibili soggetti esterni che arrivano con intenti estrattivi».

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Secondo te come si valorizza un territorio senza svenderlo e intaccare la sua unicità?
«Un territorio non si valorizza solo con il turismo, ma anche con la cultura, i saperi e le produzioni locali, le filiere, l’artigianato. Il turismo può essere una leva di valorizzazione, ma va governato; è un fenomeno positivo se le comunità sono protagoniste, se si creano degli scambi culturali di valore tra abitanti e turisti e non se offre i soliti servizi standardizzati, che si possono trovare ovunque e cancellano ciò che rende unico un angolo del mondo».
