Storia del Piano Poggi e dei suoi effetti sulla città. 160 anni fa Firenze fu profondamente trasformata sotto una forte spinta innovativa, ma al costo di tensioni sociali e economiche. Rischiamo di riprodurre gli stessi errori?

Quando il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia, Firenze non era ancora capitale. Lo sarebbe diventata pochi anni dopo, nel 1865, in seguito alla Convenzione di Settembre del 1864, stipulata tra il neonato Stato italiano e la Francia di Napoleone III a Fontainebleau. L’accordo sanciva il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, nel tentativo, da parte francese, di scongiurare la presa di Roma, ancora sotto il controllo pontificio e la protezione del Secondo Impero.

Fu l’architetto Giuseppe Poggi a essere incaricato di redigere un piano di ammodernamento capace di adattare Firenze al nuovo ruolo politico-amministrativo. Il cosiddetto “Piano Poggi” rappresentò uno dei più ambiziosi interventi urbanistici dell’Italia ottocentesca: l’abbattimento delle mura medievali, la creazione dei Viali di Circonvallazione, il ridisegno dell’area di San Frediano e dell’Oltrarno, la nascita di nuovi quartieri residenziali e borghesi come il quartiere della Mattonaia.

Molte delle trasformazioni di quegli anni sono ancora oggi sotto i nostri occhi. I viali alberati che seguono il tracciato delle antiche mura, i grandi assi di scorrimento, i quartieri ottocenteschi nati per la nuova borghesia ministeriale raccontano una città che ha sacrificato parti della propria identità medievale in nome del progresso e dell’autocelebrazione. Firenze si aggiornò, migliorando la viabilità, aggiungendo aree verdi e scorci panoramici di grande impatto, operando con successo nella direzione di un re-branding, a costo però di numerose fratture sia storico-urbanistiche che del tessuto socio-economico.

L’espansione rapida e spesso disordinata favorì un’intensa speculazione edilizia, alimentata dall’afflusso improvviso di funzionari, militari, professionisti e investitori con rispettive famiglie, circa 30.000 nuovi residenti. Interi isolati vennero demoliti, la popolazione residente rimase in larga parte contraria e in alcuni casi spinta ai margini del centro storico, mentre il Comune dovette sostenere opere pubbliche, infrastrutture e nuove commesse sempre più onerose.

Quando nel 1871 la capitale venne trasferita a Roma, il ruolo di Firenze si ritrovò improvvisamente sovradimensionato mentre i lavori relativi al piano di Poggi si conclusero solo nel 1877, senza peraltro riuscire a realizzare l’espansione edilizia prevista dal loro progettista. Altri lavori non furono eseguiti o subirono battute d’arresto e modifiche. La situazione finanziaria comunale fu dissestata fino al commissariamento.

Dopo oltre un secolo e mezzo, la Firenze contemporanea presenta qualche analogia con quella di allora. Una pressione trasformativa intensa: la rendita immobiliare speculativa, il turismo di massa, la riconversione del patrimonio abitativo in funzione del mercato globale stanno ridefinendo spazi e comunità. Una città si trasforma inseguendo una promessa di crescita, per la volontà di pochi e dall’alto, mentre il rischio di estromissione fisica e decisionale dei residenti torna ad affacciarsi con forza.

in copertina: Poggi progetto 1877 – CC Poliark.it