Intervista al direttore artistico Fernando Fanutti

Da oltre trent’anni Musicus Concentus realizza a Firenze una programmazione che privilegia la ricerca, l’innovazione e l’ascolto attento. La stagione 2026 di Tradizione in movimento è un racconto fatto di traiettorie che si incontrano e si trasformano, un cartellone in cui elettronica di ricerca, jazz contemporaneo, canzone d’autore si confrontano con performance vocali e sonore al confine tra scrittura e improvvisazione. Le sedi diventano parte attiva di ogni esperienza, dalla dimensione raccolta e intima della Sala Vanni, che accorcia la distanza tra artisti e pubblico, allo spazio fortemente simbolico del Museo dell’Opera del Duomo, dove il suono dialoga con la memoria e l’architettura. Ma il progetto si estende anche quest’anno oltre il centro cittadino, rafforzando il legame tra musica e comunità: dalla collaborazione con il Metastasio di Prato, che esplora il jazz come linguaggio vivo, fino allo spazio di The Cage a Livorno, in cui la musica diventa strumento di formazione e coinvolgimento delle nuove generazioni. Abbiamo fatto una chiacchierata  con Fernando Fanutti, direttore artistico di Musicus Concentus, per raccontare ai lettori di Lungarno la visione che attraversa la rassegna Tradizione in Movimento e il suo intreccio di linguaggi, territori e comunità per restituire alla musica dal vivo il valore di esperienza condivisa.

Vanessa Bedoret

Musicus Concentus nasce come associazione dedicata alla musica classica e nel tempo ha saputo trasformarsi radicalmente. In che modo la proposta 2026 si inserisce in questa lunga storia di metamorfosi, e cosa rappresenta oggi per te l’idea di “contemporaneo”?

Musicus Concentus ha cambiato pelle nel 1992 quando è nata la rassegna Tradizione in Movimento, il quadro ampio dentro cui da allora si svolge la nostra attività e dopo oltre 30 anni questo titolo ci rappresenta ancora molto bene: per noi infatti la tradizione è il patrimonio culturale dei popoli che è appunto “in movimento” e si rinnova grazie agli innesti, agli incontri tra musicisti e all’interazione con il pubblico. Firenze negli anni Novanta una città profondamente stratificata dal punto di vista culturale ma ancora prudente sul terreno delle musiche più sperimentali e la nostra rassegna si è inserita fin da subito come una presenza discreta ma perturbante, portando in città artisti e linguaggi che allora facevano fatica a trovare spazio nei circuiti istituzionali: Jazz di frontiera, elettronica nascente, sperimentazioni vocali, progetti ibridi tra musica colta e culture alternative all’interno di una programmazione che non segue le mappe dei generi, ma si lascia guidare da un’idea di ricerca intesa come metodo. Nel tempo intercetta figure destinate a diventare centrali nella musica contemporanea, spesso prima che il loro linguaggio trovi un pubblico più ampio. La stagione di quest’anno vede emergere due filoni: l’elettronica sperimentale internazionale, con molte presenze internazionali e tre prime volte assolute per l’Italia, e poi la nuova musica italiana. Cerchiamo di aprire nuovi orizzonti realizzando le condizioni per concerti di artisti che spesso nessuno ha chiesto prima: il nostro lavoro di scouting dura anni. Il programma del 2026 è prosegue continua a intendere la tradizione non come repertorio da custodire, ma come tensione viva, necessaria per rendere possibile il cambiamento.

Negli anni Musicus Concentus ha anticipato linguaggi e scene prima che diventassero centrali. Nella proposta di Tradizione in Movimento 2026 emerge l’attenzione alla musica da vivere come esperienza più che come semplice evento, quali sono i dispositivi – artistici, spaziali o relazionali – su cui si fondano i concerti di quest’anno?

Questa domanda mi permette di approfondire meglio il senso del nostro lavoro. L’obiettivo di Musicus Concentus è stimolare la curiosità all’ascolto, aprire a nuove esperienze culturali e musicali. Non siamo interessati tanto all’evento in sé, quanto all’esperienza musicale che quell’evento riesce a generare. Credo che questo sia un elemento fondamentale perché da un lato mantiene vivo l’interesse e una dimensione che potrei definire quasi esistenziale nella vita delle persone; dall’altro crea le condizioni perché anche artisti meno conosciuti possano crescere e proseguire il proprio percorso. L’elenco dei musicisti che hanno iniziato la loro carriera a partire dalla Sala Vanni e  poi sono diventati affermati è molto lungo, senza fare troppi nomi voglio citare Mark Ribot (chitarrista e compositore statunitense classe 1954, dallo stile eclettico che attraversa rock, jazz, no wave e world music, noto per la sua collaborazione storica con Tom Waits, John Zorn, Elvis Costello, Caetano Veloso e Vinicio Capossela ndr) che una sera, alla fine di un concerto si mise persino a contare le sedie rimaste in sala.

JBL TRIO, crediti: Shervin Lainez

Guardando al 2026, quali sono i territori sonori o culturali che oggi ritieni più urgenti da esplorare?

Per quanto riguarda l’elettronica, ospiteremo i Bitchin Bajas, un trio di Chicago che nell’ultimo album riprende i suoni del kraut-rock dei primi anni ’70 e in passato ha dedicato un intero disco al jazz di Sun Ra, un maestro assoluto della storia del jazz, trasfigurato attraverso l’elettronica. Il trio nato nel 2010 come progetto del musicista Cooper Crain, membro dei Cave, propone una miscela di musica ambient, elettronica lo-fi e psichedelia strumentale ed è noto per l’uso di synth analogici e strumenti a fiato (ndr). Un’altra esperienza che troviamo molto interessante ripetere e che abbiamo cominciato quasi per caso l’anno scorso è la serie di appuntamenti Indieretta Show (format in cui si suona, si parla, ci si confronta con il pubblico che diventa parte attiva dell’incontro ndr). In questo salotto musicale artisti conosciuti da Rachele Bastreghi a Davide Toffolo e Lodo Guenzi escono dai loro panni abituali di performer, showman musicisti per raccontarsi in modo personale, intimo e umano. Per l’inaugurazione di questi appuntamenti, Davide Toffolo (fumettista, cantautore e frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, artista trasversale che ha costruito un immaginario unico muovendosi in un territorio di confine tra suono, disegno e narrazione ndr) venerdì 20 marzo realizzerà delle opere dal vivo davanti agli occhi del pubblico.

Lei ha spesso sottolineato come la sostenibilità economica e organizzativa sia una delle sfide centrali per la musica contemporanea. La proposta 2026 introduce nuovi modelli produttivi o nuove alleanze per affrontare questa complessità?

I partner fondamentali restano gli stessi: il Cage a Livorno per la rassegna My Generation dedicata ai giovani, il Metastasio Jazz a Prato, l’Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze e la Fondazione CR Firenze. Queste collaborazioni sono fondamentali per la sostenibilità finanziaria e per far capire il valore di ciò che stiamo facendo. Il dialogo e la collaborazione con le Istituzioni è fondamentale e rappresenta un segno di riconoscimento e rispetto da entrambe le parti. Avremo per la prima volta in Italia Lauraine James tra le figure più rilevanti dell’elettronica contemporanea (classe 1995, musicista e produttrice britannica di musica elettronica ndr) che si presenta come Whatever the weather, pseudonimo con cui sviluppa un progetto di musica ambientale che abbiamo pensato in Sala Vanni si possa ascoltare particolarmente bene. Whatever The Weather II crea un flusso musicale continuo in cui ambient, ritmi irregolari e collage sonori convivono in equilibrio. Si tratta di una sperimentazione intima in cui la forma-canzone viene ridotta al minimo a favore di improvvisazione, stratificazione timbrica, field recording e uso estensivo dell’hardware analogico (ndr). Anche nel caso di questa musicista ci sono voluti due anni di discussioni, ricerca di opportunità e ragionamenti per poterla invitare e farla ascoltare al pubblico fiorentino per renderlo partecipe di cosa accada di nuovo nella scena musicale internazionale.

La storia di Musicus Concentus dimostra una forte capacità di attraversare generazioni musicali diverse: la proposta 2026 lavora anche su un dialogo intergenerazionale, tra artisti storici e nuove traiettorie emergenti. Se dovesse sintetizzare la proposta 2026 in una sola immagine o parola chiave – non uno slogan, ma un principio guida – quale sceglierebbe, e perché?

Direi “Curiosità”, perché ci sono così tante cose nuove mai viste in Italia e penso ad esempio a FRANKIE & Kelman Duran, in concerto l’8 maggio. Kelman Duran è il produttore di Beyoncé, un “deus ex machina” del suono che si mette in gioco uscendo dal contesto commerciale per fare la sua ricerca. Per chi conosce Beyoncé, questa è un’occasione per capire chi c’è dietro quei suoni.

Davide Toffolo, crediti: Elisa Moro

Dalle parole di Fernando Fanutti emerge una visione della direzione artistica come pratica condivisa, in cui la curatela non è mai disgiunta dal lavoro produttivo, dal dialogo con gli artisti e dalla costruzione di alleanze culturali. La proposta 2026 di Musicus Concentus si configura così come un organismo vivo, capace di tenere insieme radicamento territoriale e apertura internazionale, memoria e sperimentazione, continuità e rischio. In un contesto in cui il pubblico della musica dal vivo è in costante trasformazione, Fanutti continua a scegliere la strada dell’ascolto come esperienza, accompagnando chi già conosce questi linguaggi e, allo stesso tempo, aprendo spazi di scoperta per nuove generazioni di ascoltatori e musicisti. Una progettualità che conferma la rassegna come uno dei luoghi in cui il presente della musica prende forma attraverso il lavoro, la relazione e la fiducia nel futuro.

 

Prevendite Boxol.it – inizio concerti in Sala Vanni ore 21:15

Maggiori informazioni e altri orari www.musicusconcentus.com

facebook

instagram