In occasione del finissage del 26 luglio 2026, abbiamo visitato la mostra “Io sono un architetto. Ettore Sottsass” all’interno di Palazzo Buontalenti a Pistoia.

L’esposizione, promossa dalla Fondazione Pistoia Musei sotto la direzione di Monica Preti, si inserisce in un filone espositivo di altissimo profilo: dopo la mostra dedicata a Daniel Buren, la scelta di portare in città un altro nome celebre, ma tutt’altro che scontato per l’arte e il design contemporanei, si è rivelata vincente.

Una mostra ben curata e soprattutto accessibile, sviluppata comodamente al piano terra. I lati positivi sono numerosi, a cominciare da un prezzo del biglietto tendenzialmente basso e con molte riduzioni attive.

 

Il pregio maggiore del percorso curato da Enrico Morteo è stato senza dubbio la completezza.

Con oltre 1.400 opere esposte tra disegni, fotografie, oggetti e documenti, la mostra ha analizzato nel dettaglio ben trent’anni di ricerca, dal 1945 al 1975.

Tuttavia, proprio questa ricchezza genera quello che è forse l’aspetto peggiore dell’allestimento: il sovraccarico all’interno delle stanze, che in alcuni punti risultano un po’ anguste. Probabilmente, con l’aggiunta di una stanza in più l’intero percorso sarebbe risultato più alleggerito ed equilibrato, avvicinandosi maggiormente a quello che potremmo definire lo “stile Sottsass”.

Entrando nel merito del protagonista, le vette più alte dell’esposizione ci sembrano le sezioni dedicate alle collaborazioni con Olivetti e Bitossi. In questi spazi emerge in tutta la sua grandezza il periodo del Boom economico, suscitando inevitabilmente una certa nostalgia. Si tocca con mano la lungimiranza, la chiarezza di visione e anche la notevole disponibilità di budget di alcuni imprenditori illuminati, capaci di trasformarsi in veri e propri committenti. Lavorando a braccetto con l’artista, hanno dato vita a creazioni che sono al contempo funzionali, innovative e bellissime: i presupposti fondanti del vero Made in Italy.

DISEGNO PER ESAME ARRED. 1938 -39

Sul fronte Olivetti, la collaborazione iniziata nel 1957 per la divisione elettronica ha portato alla creazione di oggetti entrati nella storia. Ne è un esempio perfetto la macchina da scrivere Valentine (ideata nel 1969 con Perry King), pensata come risposta economica e portatile alla concorrenza asiatica, ma divenuta un’icona grazie all’uso innovativo della plastica ABS rossa e a un design compatto a valigetta.

Sul fronte Bitossi, l’esperienza toscana a Montelupo Fiorentino ha visto Sottsass rielaborare il linguaggio della ceramica. Dopo il suo viaggio in India nel 1961, ha disegnato le celebri “ceramiche delle tenebre”, declinate nelle linee Bicolore, Colore e Scalino, opere intrise di significato e tuttora in produzione.

Ci sono apparse meno lucide le esperienze collocate agli estremi del percorso. Le opere giovanili, in cui Sottsass utilizzava pittura e disegno nel dopoguerra per mettere in discussione i codici dell’architettura razionalista, forse troppo derivative. Al contrario, le esperienze più tarde documentate nella mostra – figlie della svolta radicale di fine anni Sessanta in opposizione a potere e consumismo e culminanti nel ciclo fotografico finale delle Metafore – assumono un tono a tratti eccessivamente autoriferito.

Immancabili i pezzi iconici, tra cui lo specchio Ultrafragola.

Al netto di queste considerazioni “Io sono un architetto” si chiude confermandosi un’immersione di altissimo livello nella mente di un creativo che, attraverso i suoi oggetti, ha cercato strumenti per attivare una profonda riflessione sull’abitare e sull’essere nel mondo.

Attendiamo con curiosità e aspettative sempre più alte la prossima mostra, sperando che le nostre indicazioni possano trovare sponda.

 

foto: Fondazione Pistoia Musei