«Al diritto a migrare corrisponde il diritto a restare». È l’antropologo Vito Teti a dare origine al concetto di “restanza”, fenomeno contemporaneo che si concretizza nella volontà di rimanere nel luogo d’origine per senso di appartenenza, per viverlo attivamente e non perderne i significati, continuando a generarne di nuovi. 

 

Il progetto di Francesco Tomè, La Restanza, sia in forma di film documentario che di libro fotografico, è un’indagine che restituisce un’analisi visuale e antropologica di questo processo, concentrandosi sulle aree interne dell’Appennino tosco-emiliano. Il forte legame con la montagna che Francesco coltiva fin dall’infanzia lo ha portato ad interessarsi allo spopolamento di questi territori. 

Il suo è un contributo per le comunità montane, un tentativo di sensibilizzazione sull’allontanamento degli autoctoni causato dalla mancanza di attenzione verso queste aree e la conseguente inadeguatezza delle politiche amministrative. «Togli i servizi togli le persone», spiega senza mezzi termini. Nelle sue fotografie chiede di non cercare la bellezza ma di vederci il racconto felice e genuino di chi sceglie di restare. 

Francesco Tomè nasce a Firenze nel 2000. Si diploma prima alla Scuola Internazionale di Fotografia APAB di Firenze e poi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove attualmente studia cinema. Parallelamente si dedica alla passione per la montagna praticando l’ultrarunning. La realizzazione di documentari nell’ambito sportivo e nei territori di montagna gli permette di mantenere indissolubile quel legame tra le sue due passioni più grandi, quella per la montagna e quella per la fotografia e il cinema. La pagina Instagram di Francesco rimane sempre aggiornata su eventuali date di proiezione del docufilm La Restanza.

 

@francitome_

Crediti fotografici: Francesco Tomè