Dal 3 al 7 giugno 2026, con la nona edizione de La Città dei Lettori, la città torna a essere uno spazio vivo di dialogo.

Tra il Teatro della Pergola e Villa Bardini, il festival promosso da Fondazione CR Firenze e curato da Associazione Wimbledon APS, con la direzione artistica di Gabriele Ametrano, costruisce un percorso fatto di incontri, presentazioni, talk e reading: cinque giorni, quaranta eventi, settantacinque ospiti.

L’apertura: Carrère e il racconto come chiave del presente

Si parte il 3 giugno alle 21, al Teatro della Pergola, con Emmanuel Carrère in dialogo con Valerio Aiolli.

Al centro, Kolchoz, vincitore del Prix Médicis 2025: un romanzo familiare che attraversa quattro generazioni, intrecciando la figura della madre Hélène Carrère d’Encausse con le radici russe e georgiane dell’autore. Ma è anche un libro politico, che riflette sull’Europa e sulla Russia contemporanea dopo l’invasione dell’Ucraina.

foto di Cristina Andolcetti

Villa Bardini: cinque giorni tra grandi nomi e nuove voci

Dal 4 al 7 giugno, Villa Bardini diventa il cuore pulsante del festival. Qui si alternano incontri che attraversano generi, linguaggi e sensibilità diverse.

Tra i momenti più attesi, il 4 giugno: Kiran Desai torna, vent’anni dopo il Booker Prize, con un romanzo che racconta lo spaesamento di due giovani indiani negli Stati Uniti. A seguire, Concita De Gregorio presenta La cura, un libro che nasce dalla sua esperienza personale con la malattia e si apre a una riflessione più ampia sul significato del prendersi cura.

Il 5 giugno, riflettori sui finalisti del Premio Strega, in dialogo con Roberta Scorranese: un appuntamento ormai centrale per il pubblico.

Sempre il 5, spazio anche alle voci dell’Est Europa con Jana Karšaiová e Paulina Spiechowicz, che affrontano temi come identità, guerra e lingua.

Parole, diritti, identità: i temi del presente

Il 6 giugno è una delle giornate più dense. In collaborazione con il PEN Centre Roma, il talk “Chi ha paura della voce degli scrittori?” mette a confronto Teresa Ciabatti, Giorgio van Straten e l’avvocata Catia Tomasetti, per riflettere sui limiti della libertà di espressione.

Nel pomeriggio, “Dante globale” con Claudio Giunta, Paolo Nori e Vittorio Cappozzo – in collaborazione con la casa editrice Olschki – riporta Dante Alighieri al centro del dibattito contemporaneo, interrogandosi sulla sua universalità.

Sempre il 6 giugno, spazio anche allo sport: il rugby raccontato da Simone Favaro insieme a Prando Prandi e Sergio Zorzi, e l’omaggio ai 100 anni dell’ACF Fiorentina con testimonianze e racconti di protagonisti.

foto di Cristina Andolcetti

Benessere e nuove pratiche

Accanto agli incontri, il festival propone anche momenti dedicati al benessere. Le giornate del 6 e 7 giugno si aprono con “Yoga tra le righe”, sessioni guidate da Ilaria Castellino sul prato di Villa Bardini, con un focus speciale sul tema del femminile e la partecipazione dell’attivista Felicia Cigorescu.

Un modo diverso di vivere il festival, che affianca alla parola scritta il corpo e l’ascolto.

Tra storia, società e narrazione

Il programma si muove anche tra narrativa, saggistica e attualità. Tra gli incontri: Randa Ghazy con una riflessione sul conflitto a Gaza, Eliana Liotta sui meccanismi della mente, Vera Gheno e Federico Faloppa sull’uso delle parole come strumenti di pace o conflitto.

E ancora, spazio a romanzi, biografie e percorsi personali, con autori come Silvia Dal Prà, Leonardo Mendolicchio, Elvira Seminara e molti altri, in un calendario che alterna grandi nomi e nuove scoperte.

Il finale: Pinocchio e il senso della crescita

La chiusura, il 7 giugno alle 18.30, è affidata a Lella Costa, che legge Pinocchio per celebrare i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi.

Un finale che tiene insieme letteratura e teatro, e che riporta al centro una storia universale: quella di una trasformazione, tra errori, scelte e possibilità di cambiamento.

 

in copertina: foto di Cristina Andolcetti