di Anita Fallani
Vai pure è la trascrizione della conversazione con cui Carla Lonzi e Pietro Consagra si sono lasciati nel 1980. Un dialogo privato che fa emergere alcune traiettorie culturali universali.
Il film Anatomia di una caduta è un lungo processo al matrimonio. Sandra è indagata per la morte del marito Samuel, che non si capisce se si sia buttato di proposito o meno dalla finestra del loro chalet. Per stabilire gli equilibri della coppia e le potenziali motivazioni che avrebbero costituito un movente per Sandra viene fatta ascoltare in aula la registrazione di una loro litigata. L’audio, oltre a riportare la comunicazione verbale tra i due, dà la possibilità di ricostruire l’interazione spaziale che, nella coppia, deve essersi creata durante la discussione. Il panorama sonoro è molto eloquente. Si sentono rumori di colluttazione, il tono delle voce di Sandra lascia intuire la gestualità para-verbale che ha accompagnato le sue parole. La precipitazione della sua voce proietta nelle nostre menti come la rabbia abbia influito sulla prossemica.
Quel brano, in realtà, non è esaustivo. È incompleto, vizioso. Invece di essere una fedele riproduzione del loro matrimonio, finisce per tradire il loro vero rapporto. Per questo, farlo ascoltare nello spazio pubblico di un processo mette in condizioni Sandra di dover giustificare la sua esasperazione, quella propria di un conflitto sentimentale che si confronta con la fine di un amore.
Cosa diversa, invece, accade per le quattro giornate che Carla Lonzi, intellettuale fiorentina e esponente di spicco del femminismo italiano, trascorre con il compagno Pietro Consagra. Carla Lonzi registra il loro lungo dialogo che, dichiara lei in apertura del libro Vai pure che ne contiene la trascrizione, «non è stato alterato dalla presenza di un possibile futuro lettore perché non è stato registrato per essere pubblicato ma si è rivelato da pubblicare. Un gesto di intervento che rompe l’omertà del rapporto a due».
Per chi, come me, è abituato ad ascoltare per lavoro ore e ore di registrato audio ogni settimana, viene naturale chiedersi quanti altri significati contenga la traccia audio di quei quattro giorni di confronto iniziati il 25 Aprile del 1980. Non è dato sapere l’intonazione con cui Carla Lonzi e Pietro Consagra hanno sancito la fine della loro relazione. Non sappiamo se gli incisi dell’uno sono interruzioni brusche nei discorsi dell’altro lasciati sospesi nel tentativo di elaborazione del proprio pensiero. Non si sentono rumori. Sappiamo, però, che per Carla Lonzi questo lungo confronto rappresenta molto e si presta bene ad essere traslato dallo spazio domestico a quello pubblico.
Il motivo lo chiarisce lei stessa nella prima giornata: «Io desidero un amore che sia amore della mia autonomia, che non sia amore della mia dipendenza e del mio servizio». Pietro Consagra, di fatto, ammette di non riuscire a rinunciarci perché, adesso che sta invecchiando, lui è «uno che ha bisogno anche di essere trattato come un padre, come un sacerdote». È proprio qui che, per Carla Lonzi, si consuma il conflitto della donna: «Quando il bisogno di autonomia entra in contrasto con il bisogno di amore e il bisogno di amore è sentito così forte che prende il sopravvento sul bisogno di autonomia».
Insomma, si capisce presto perché questa conversazione privata andava resa pubblica: Vai pure ha il prezioso merito di esemplificare il conflitto in cui si consumano la maggior parte delle nostre relazioni. Esaspera le posizioni tra le parti, ribadisce la condizione universale della donna nella microstoria di un rapporto. Il loro personale congedo è politico perché la relazione di Carla Lonzi e Pietro Consaga si è consumata sugli stessi punti su cui si consumano oggi le nostre, quei «punti inconciliabili di due individui che sono due culture».
Foto di copertina di Giulia Consorti
