Sottopasso e non sottopassaggio, intanto. Prima del suo allargamento, e prima che fosse “a nova vita restituito”, il sottopasso della Stazione di Santa Maria Novella era la dantesca porta della città di Dite, il pertugio che conduceva in un misterioso underground fatto di penombre, negozi talora misteriosi, angoli, cantucci e svolte, e traffici pericolosi. Si respirava l’aria di un degrado di classe, non cialtronesco, ma sopraffino e quasi vintage, con un sottofondo di polpetta e soffritto proveniente da chissà dove.

La Galleria del Disco imperava come pleasuredome: si godeva delle anticipazioni nella vetrina e poi si spulciavano voluttuosamente i dischi all’interno, soffermandosi sulle specialissime offerte a prezzi super ribassati. Poi c’era la sala giochi, nella quale spendere il lungo e proustiano tempo delle forche in un’indefinita.

 

di Riccardo Ventrella