In evidenza

Sessant’anni di impegno volontario. Emergenze climatiche e calamità naturali

By Michele Baldini

November 03, 2026

foto di Laura de Lucia

Dagli “angeli del fango” del 1966 all’attivismo della GenZ. Come sono cambiati i soccorsi e la prevenzione, mentre il rischio alluvioni continua a interrogare il territorio.

 

Novembre 1966. Firenze è sommersa dall’Arno, le strade invase dal fango, il patrimonio artistico e culturale in pericolo. Da tutta Italia e dall’estero arrivano migliaia di giovani, armati di pale e buona volontà. Sono gli “angeli del fango”, simbolo di una solidarietà spontanea che supplisce anche alle difficoltà di un sistema di soccorso ancora impreparato a gestire una catastrofe di quelle dimensioni.

Sessant’anni dopo, il quadro è profondamente cambiato. Dalla legge del 1970 alla nascita del Servizio nazionale della Protezione Civile nel 1992, fino al Codice del 2018, l’Italia ha costruito una macchina organizzativa fondata su previsione, prevenzione e coordinamento. In Toscana operano oggi circa 26.800 volontari censiti nel sistema regionale, distribuiti in una rete capillare di associazioni e gruppi territoriali. Alle mobilitazioni successive alle calamità si sono affiancati monitoraggio meteorologico, sistemi di allerta, piani comunali e procedure operative.

Ma mentre la capacità di risposta è cresciuta, il rischio ha assunto nuove dimensioni. Dalla Lunigiana nel 2011 a Livorno nel 2017, fino all’alluvione del novembre 2023 nella Piana fiorentina, la Toscana ha conosciuto emergenze con conseguenze drammatiche. Per il solo evento del 2023, IRPET ha stimato danni potenziali per quasi 1,9 miliardi di euro. Il cambiamento climatico rende più preoccupanti le precipitazioni intense e concentrate, mentre urbanizzazione e consumo di suolo accrescono la vulnerabilità dei territori.

La prevenzione passa anche dalle infrastrutture. A Firenze, proprio nel sessantesimo anniversario dell’alluvione, è stato completato un nuovo sistema di protezione idraulica lungo oltre quattro chilometri di sponde dell’Arno. Un intervento che si affianca alle casse di espansione a monte della città, pensate per contenere le piene. Opere che tentano di ridurre il rischio, senza eliminarlo.

E i giovani? Gli angeli del fango non sono scomparsi. Nel novembre 2023 ad esempio, centinaia di studenti sono tornati nelle strade alluvionate di Campi Bisenzio, spesso organizzandosi autonomamente. Secondo una ricerca Cesvot-Sociometrica del 2026, il 26,3% dei giovani toscani della Generazione Z ha partecipato ad attività di volontariato informale, mentre soltanto il 3,5% risulta iscritto a un’associazione. Una disponibilità alla solidarietà che sembra preferire forme immediate di mobilitazione rispetto all’impegno organizzato e continuativo.

È forse questa la sfida dei prossimi anni: trasformare l’energia spontanea delle nuove generazioni in partecipazione consapevole, senza disperderne l’entusiasmo. Perché se nel 1966 la solidarietà arrivò soprattutto dopo la catastrofe, sessant’anni dopo una parte fondamentale della solidarietà consiste nel prepararsi prima che l’acqua arrivi.