Storie

Cantare insieme il fiume

By Asia Neri

November 03, 2026

Chissà se la giornalista della Nazione di Firenze che l’ha usata per la prima volta nel 1996 sa di aver coniato una delle espressioni più pregnanti del XXI secolo. “Bomba d’acqua” entra nel dizionario Treccani nel 2018 ma nasce molto prima, forse una libera traduzione del termine weather bomb anche se con un significato diverso in lingua inglese. Forse una perifrasi per indicare “l’esplosione di una nuvola” e il suo scroscio inaspettato. Mi interessa questo termine perché sintomatico di un’epoca che ha invisibilizzato le responsabilità del cambiamento climatico: c’è un oggetto che esplode dal nulla, in modo violento, come se l’acqua fosse il nemico da temere. (E non è un caso che le proteste di questi ultimi mesi proprio con l’acqua, attraverso gli idranti, siano spesso state interrotte). Sulla criminalizzazione della natura, Luca Martinelli a pagina 11 riporta una riflessione del Sindaco di Campi Bisenzio Andrea Tagliaferri che ricorda l’Alluvione del novembre 2023: «Tra gli effetti più negativi e di lungo periodo – spiega – c’è una trasformazione nel modo di percepire il rapporto con il fiume, un luogo che da trent’anni era frequentato, aperto, vera cerniera nella città. Dopo l’alluvione -– racconta Tagliaferri – è percepito come un pericolo, un rischio: dobbiamo provare a far ricostruire un rapporto nuovo, che sia consapevole dei rischi ma non di paura». 

Se questo 155esimo numero di Lungarno si svolge davvero lungo il nostro fiume è perché crediamo che riattraversare la memoria dell’Alluvione del ’66 di Firenze nel suo 60esimo anniversario significhi scavare nella fangosa «società post-traumatica di massa». Così la definisce Ferdinando Cotugno a pagina 9, lasciandoci un grande interrogativo che in qualche modo questo cartaceo tenta di esplorare: «Cosa succede quando la capacità di ricordare e quella di ricostruire vengono sommerse dalla quantità di eventi, dall’inflazione delle catastrofi?». E così, le nostre storie di carta riportano alla luce l’esperienza del Canapone e delle vittime mute dell’alluvione (p. 6), la percezione materica del fango attraverso gli inediti scatti a colori del fotografo Joe Blaustein (p. 7), le sorti intrappolate dellə degenti di San Salvi e dellə detenutə delle Murate (p. 12-13), il ruolo del suono e della radiocronaca della catastrofe con le voci di Rodolfo Sacchetti e di Carola Haupt (p. 14), il volontariato dagli anni Sessanta a oggi, dagli Angeli del fango all’attivismo della GenZ (p. 15), la Naturografie di Roberto Ghezzi (p. 22-23), la storia di una famiglia, quella della nostra redattrice Caterina Liverani, e di tutte quelle che hanno perso tutto (p. 28). 

Accanto a questi scorci che si muovono tra il ’66 e i giorni nostri, tra l’Alluvione e le alluvioni contemporanee, ci sono gli scatti di Laura De Lucia. Abbiamo scelto di trattare le sue fotografie come un materiale vivo e indipendente dal contenuto degli articoli che accompagnano. È uno spazio di meraviglia quello che De Lucia ci mostra, una finestra che si affaccia sul fiume nostrano per risvegliarne l’incanto. Di re-incantare la nostra relazione con il patrimonio fluviale della città con Lungarno e LAMA abbiamo scoperto di aver bisogno, per questo è nato il progetto Storie d’argine che questo mese porta in copertina l’opera di Matteo Monzali e l’iniziativa Affluenze che ci ricongiunge attraverso la pratica della passeggiata con i corsi d’acqua della città. Incantare, ovvero recitare formule magiche. Cantare insieme il fiume e la sua memoria.