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Il Mugnone e l’elitropia. Divagazioni a partire da Passeggiate fiorentine

Inauguriamo la rubrica Storie d’argine con una storia sul Mugnone, di cui racconta Cesare Casamorata sulla rivista Le vie d’Italia.

Il Touring Club Italiano è stato fondato nel 1894 da un gruppo di imprenditori milanesi. I loro successori, oggi, si vantano sul proprio sito di aver inventato il turismo in Italia. Già un anno dopo la fondazione, nel 1895, il TCI si era dotato di un bollettino mensile, distribuito gratuitamente ai soci per informarli delle attività del club e suggerire loro possibili itinerari. La rivista si chiamerà a partire dal 1918 Le vie d’Italia. 

Un’intera pagina di uno dei suoi numeri, intitolata Passeggiate fiorentine e firmata dallo storico e topografo Cesare Casamorata, racconta del Mugnone. È leggibile online – non si sa se sia l’articolo intero o una sua parte –, ma datare il testo è difficile. Sul sito conoscifirenze.it l’articolo di Casamorata risulta essere del 1895, e così mi suggerisce anche Gemini, utilizzando del resto questo sito come sua unica fonte, ma la Libreria Piani di Monte San Pietro (comune che appartiene alla città metropolitana di Bologna) ne vende una copia fisica su IBS e la data 1915. Sempre su IBS si trovano altri scritti di Casamorata, datati alcuni tra il 1919 e il 1921, altri tra il 1946 e il 1950, mentre su AbeBooks tutto ciò che è in vendita è stato scritto tra il ‘46 e il ‘50. Insomma tendo a pensare che la divagazione di Casamorata sul Mugnone sia del Novecento piuttosto che dell’Ottocento, ma se qualcuno ha informazioni più precise mi scriva pure. 

Il testo è un lungo approfondimento geografico e storico sul corso d’acqua che nasce da Vetta alle Croci, attraversa Caldine e Pian di Mugnone, bagna la periferia nord di Firenze, entra in città al Ponte alla Badia, attraversa le Cure e la Fortezza da Basso, si unisce con il Terzolle e si getta nell’Arno nei pressi di Ponte all’Indiano, ai confini delle Cascine. Per struttura, intenzioni e ambizione di sintesi mi ha ricordato Danubio, il meraviglioso romanzo con cui Claudio Magris è arrivato in finale al premio Strega nel 1987, salvo che il Mugnone è lungo 17,5km e il Danubio 2.860km. 

Casamorata, come Magris, immagina di percorrere il Mugnone e si ferma a osservare i luoghi che incontra via via, ad approfondirne la storia, a raccontare delle persone che hanno abitato le varie tappe, si sofferma su un particolare dettaglio o su un evento di una certa importanza. Ad esempio l’autore cita la terza novella dell’ottava giornata del Decameron, dove Boccaccio immagina che il greto del Mugnone sia la sede dell’elitropia, variante antica di quella che oggi chiamiamo eliotropio, una pietra leggendaria che darebbe a chi la possiede il dono dell’invisibilità. Calandrino, l’ingenuo protagonista della novella, crede di aver trovato l’elitropia, e gli amici Bruno e Buffalmacco gli fanno credere di essere davvero diventato invisibile. Sarà sua moglie a sgridarlo e a fargli «perdere la virtù». 

Ecco, se ripenso a Casamorata mi accorgo che, comunque si datino i suoi testi in circolazione, non ne compare neanche uno scritto tra il 1922 e il 1945. Cosa ha fatto in quel ventennio? Dov’era? Da che parte stava? È possibile che Casamorata, mentre scriveva Passeggiate fiorentine, abbia davvero camminato lungo le coste del Mugnone, magari in estate, in un momento di secca, e abbia trovato l’elitropia? È possibile che, incapace di prendere posizione, abbia deciso di nascondersi?

 

 

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