Nella prima uscita dell’Oblò di quest’anno parliamo dei Novissimi e della loro sperimentazione linguistica e poetica.
Per inaugurare il nuovo percorso dell’Oblò attraverso le neo-avanguardie del secondo Novecento, come anticipato nell’editoriale di settembre, è opportuno partire da un’audace antologia poetica apparsa nella primavera del 1961, I Novissimi. Sin dalla scelta del titolo i cinque autori inclusi nella raccolta – il curatore Alfredo Giuliani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Elio Pagliarani e Antonio Porta – fecero ben intendere la direzione estetica che avevano già intrapreso a partire dal ’56 nelle loro collaborazioni con riviste neo-avanguardiste e sperimentaliste quali la milanese Il Verri o la bolognese Officina di Pasolini e Roversi. Essi irruppero sulla scena letteraria di quegli anni, non senza prevedibili anatemi, proponendo una rottura con tutto ciò che di ermetico e neorealista era stato in voga sino ad allora e tentando vie linguistiche e tematiche del tutto inedite.
Sul pelo dell’acqua avanzare la pinna, non si dovrebbe incoraggiare la gente a farlo, dopo lui giunse (osserviamoli) tutta vestita di (mentre) con un mazzo di rose bianco sull’arenile c’erano ancora le aste; non si tratta di un bisogno puramente sensuale […] Da Osservazioni sul volo degli uccelli di N. Balestrini
Sperimentali collage anarco-surrealisti, nevrotiche allucinazioni larpurlartistiche, ossessioni erotico-fecali e alienate esperienze pseudorivoluzionariamente elettroniche vengono composte per mezzo di neologismi arditi, latinismi, grecismi, plurilinguismi, citazioni, virtuose giustapposizioni lessicali, rime occasionali, iperbati azzardati, gerundi anomali, forme metriche irregolari sino ad analfabetiche frantumazioni linguistiche.
ma complicazione come alienazione come aspra alienazione corollario alienazione epigrammatico epilogo Laszo drammatico addendo compendiario entro la proporzione erotica limitativo (carcer voluntarius) lineare (optimae mortis itinerarium) intellectualis est figura intellectualis seminis seu spermatis punctum ut duo unum fiant character amoris est autem in mari piscis rotundus […] Da Laborintus, Sez. 15, E. Sanguineti
Sanguineti in tempi non sospetti aveva già sperimentato quest’arte di laboratorio anti-museo ed era stato notato dall’attento ambiente fiorentino, tant’è che Fiammetta Vigo, storica promotrice delle nuove avanguardie, pubblicò nel ’51 sulla sua rivista Numero-Arte e Letteratura alcune parti del Laborintus sanguinetiano – incluso proprio nei Novissimi 10 anni dopo. Come vedremo nei prossimi numeri dell’Oblò, Firenze non fu soltanto passiva spettatrice di fronte a queste nuove tendenze e, anzi, molte delle più significative riviste del settore sorsero proprio qui, proseguendo nel solco tracciato da Fiammetta Vigo. Il primo esempio fu quello di Quartiere, fondata nel ’58 da Sergio Salvi, Gino Gerola, Giuseppe Zagarrio e Lamberto Pignotti con intento innovativo-sperimentale. La rivista, oltre a interrogarsi sul nuovo corso, diede spazio a molti autori toscani e non, quali Franco Fortini, Franco Manescalchi, Silvio Ramat, Eugenio Miccini, i quali furono poi tra i protagonisti della stagione poetica immediatamente successiva, inaugurata proprio da I Novissimi nel ’61. Nonostante i poeti novissimi fossero stati tacciati di eccessivo formalismo, incoerenza ideologica e psicopatologico anticulturalismo, un pò tutta la critica riconobbe il loro fondamentale contributo nell’insistente esplorazione del linguaggio che negli anni a venire giunse poi con il Gruppo 70 al superamento delle barriere tra arti visive, poesia informale, prosa d’arte e modernità tecnologica.