Una memoria viva della Rockoteca più grande della Toscana. Prato, foto appese a una parete: Gianni Maroccolo, Marlene Kuntz, Subsonica, Piero Pelù. Simboli di un’epoca. Non è un museo, ma la sede di South Park, l’associazione dalla quale nacque nel 1992 il Cencio’s. E a quasi vent’anni dalla chiusura qualcosa è rimasto vivo. Anche lo scorso sabato 5 settembre l’ennesima serata revival ha rimesso insieme i pezzi di quella storia. «Bellissima serata, con tanta gente affezionata allo spirito del locale – racconta Massimo Cherubini, fondatore e gestore del Cencio’s attualmente collaboratore tecnico di alcuni locali e festival di Prato – ma anche tante persone curiose e prese bene, più giovani degli aficionados».

Una pista piena di gente che ballava rock
Il Cencio’s prende forma col tempo. Cherubini è uno dei tre fondatori insieme Stefano Pini, scomparso nel 2015, e Licio Fiorilli. Tra i Novanta e gli Zero è uno dei riferimenti della musica indipendente in Toscana e fuori: concerti, gruppi emergenti, nomi affermati, concorsi, dj set: una quantità piuttosto impressionante di rock. Prendiamone una vecchia locandina, marzo 1998: concerti quasi ogni sera, hip hop, Trofeo Cencio’s, riprese televisive, serate a tema. In calce la scritta “The rock is on”.
Chi scrive era tra quelli che al Cencio’s ci andavano e, con tutti i rischi della memoria e della nostalgia, una cosa continua a sembrarmi vera: da allora non mi è più capitato di vedere così tanta gente andare in un posto così grande semplicemente per ballare rock. Questione di attitudine, un concetto sottile che oggi è forse persino difficile da spiegare.
Il rito era officiato dai DJ, dall’alto di un vero e proprio pulpito, al centro della pista. Tra loro Pippo DJ (Gian Filippo Morganti), il cui nome è indissolubilmente legato al locale ancora oggi: «L’atmosfera che si respirava era quella di uno spazio veramente aperto a tutti, dove c’era chi veniva per ascoltare musica, soprattutto nel privé, dove ero libero di proporre i miei gusti, un locale che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume. I ventenni di oggi non sono forse più disposti a frequentare in massa posti così». «Sono diventato dj perché non mi piaceva la musica che alcuni dj mettevano, incoraggiato da Milena Zunino, allora docente all’ABA di Firenze. Tra i ricordi, quello di una lite furibonda con Boosta dei Subsonica, che pretendeva la consolle tutta per sé».
E poi Fab Foetus (Fabrizio Biasolo), oggi gestore del Circolo Aurora di piazza Tasso e in generale uno dei protagonisti delle notti fiorentine degli anni ’80 e ’90: «Il successo del Cencio’s si lega al fenomeno alternative di quegli anni, amplificato dalla diffusione dei canali televisivi all music. Ma lo inserisco in continuità con quello che furono gli anni ’80 a Firenze e nell’area fiorentina, dal punto di vista della creatività e del fermento culturale. Credo che esperienze simili oggi siano irripetibili, sia perché non ci sono gli spazi, sia perché un promoter dovrebbe avere un minimo di libertà e facilitazioni che non vengono più concesse, nel rispetto della sicurezza ovviamente».
Le Notti di Maciste
1996. A dicembre il Cencio’s ospita per tre giorni Le Notti di Maciste, nell’orbita del Consorzio Produttori Indipendenti e di Gianni Maroccolo. Festa, proiezioni, incontri e concerti. Video e mostre fotografiche (Immagini dalla Mongolia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni); suonano, tra gli altri, Otero, Mira Spinosa, Disciplinatha, A.F.A. e Üstmamò. Ne resta persino una registrazione: quella dei C.S.I. del 7 dicembre 1996, confluita successivamente in Noi non ci saremo Vol. 2.
Gli orfani del Cencio’s
Le tessere: 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2006, 2007. Qualcuno le conserva ancora tutte. E poi fotografie, volantini, programmi. Ricordi. La pagina e il gruppo Facebook dedicati al Cencio’s continuano a raccogliere una comunità che tira fuori immagini, gruppi dimenticati, serate, aneddoti. Un’impronta profonda, in chi lo frequentava e in chi ne ha conosciuto soltanto la leggenda.
Quando finisce un locale e un’epoca
Il Cencio’s chiude nel 2007. Per Cherubini è uno spartiacque: il giro di vite sulla vita notturna e sulla somministrazione di alcolici (tra i protagonisti di quella stagione politica il ministro Giovanardi), insieme a regole sempre più difficili da sostenere per chi faceva musica dal vivo. Sarebbe troppo semplice dire che sia finito soltanto per quello. Ma insieme al locale cominciava certamente a finire un certo modo di vivere la notte. Vent’anni dopo il tema è di nuovo attuale. I locali attraversano un’altra crisi e i fatti di cronaca hanno riportato al centro sicurezza e responsabilità, con il rischio di mettere nello stesso contenitore realtà molto diverse. Cherubini la dice senza troppi giri: «Si dovrebbe fare differenza se a gestire un locale è una persona perbene o un delinquente». Un ex luogo fisico può diventare luogo dello spirito? Mai dare i miti per morti. La tagline del Cencio’s era “The rock is on”. It still is.
