Boccaccio racconta il mito della nascita del torrente Mensola nel suo poemetto Ninfale Fiesolano. Storie d’argine indaga le storie dei corsi d’acqua di Firenze, le racconta e prova a riscriverle.
Nel Ninfale Fiesolano, un poemetto composto da circa cinquecento ottave di endecasillabi, anche se la struttura originale dell’opera non è ben definita, Boccaccio racconta il mito della nascita del torrente Mensola. Non è l’unico corso d’acqua fiorentino che Boccaccio inserisce nelle sue opere: in una novella del Decameron il letto del Mugnone è la sede di una pietra dai poteri magici che darebbe a chi la possiede il dono dell’invisibilità – ne racconteremo nei prossimi numeri. Non è neanche l’unica volta che in una storia mitica leggiamo di uno stupro.

foto di Barbara Leolini, per la call Storie d’argine
Boccaccio racconta del pastore Africo, che si innamora della ninfa della dea Diana Mensola, una giovane di circa 15 anni. La cerca, la avvicina, ma lei non vuole saperne di lui. Così Africo, su suggerimento di Venere, decide di ottenere la sua fiducia travestendosi da donna. Costretto infine a rivelarsi, Africo la violenta. Il seguito, se possibile, per i lettori contemporanei è ancora più problematico: Mensola, sotto shock, tenta il suicidio, ma Africo la salva. Lei, grata, si innamora di lui. I due fanno sesso, Mensola rimane incinta, ma si accorge di aver violato la legge di Diana, che impone alle sue seguaci la castità. Così Mensola rifiuta, da quel momento in poi, di incontrare Africo che, disperato a sua volta, si suicida. Mensola infine partorisce e Diana, scoperta la violazione delle sue leggi, la trasforma in un fiume che porta il suo nome.
Non è una novità che il mito occidentale, soprattutto quello mediato dalla cultura greca, romana e poi dalle loro riscritture rinascimentali, neoclassiche e moderne, si rivela agli occhi dei lettori contemporanei come una narrazione prettamente maschile e patriarcale, spesso violenta e prevaricante. Ne avevamo parlato anche in un numero di qualche mese fa, quando avevamo invitato Carmen Gallo a presentare Procne Machine, la sua raccolta di poesie sul mito di Procne e Filomela. Le donne, spesso protagoniste dei racconti, non sono quasi mai voci attive, protagoniste della narrazione, ma vittime di uomini, dei e delle loro leggi, oggetto di sguardi e voci maschili che le raccontano.
foto di Barbara Leolini, per la call Storie d’argine
Il nome originale del Mensola è ben più antico di Boccacio, probabilmente risale agli etruschi – secondo alcuni esperti deriverebbe da un nome proprio di persona, Meisula o Mels – ma nella nostra cultura è radicata la storia raccontata dall’autore fiorentino. Tuttavia, come scrive Chiara Bottici nella sua raccolta al confine tra narrativa e saggistica Mitologia femminista (Castelvecchi, 2022), «il mito non è un oggetto, qualcosa che si possa dare una volta per tutte, bensì un processo, e, in particolare, un processo di rielaborazione di uno specifico nucleo narrativo che si esprime attraverso la formulazione delle sue possibili varianti». È compito di ogni cultura aggiornare i propri miti secondo i propri canoni culturali.
Viviamo un’epoca di grandi riscritture, come forse lo è stata ogni epoca di cambiamento dall’inizio della cultura occidentale, e non ci deve quindi sorprendere che cerchiamo costantemente di aggiornare le nostre storie. Storie d’argine è una rubrica che vuole attraversare i corsi d’acqua di Firenze e le loro storie, scoprire le loro origini mitiche e indagare la contemporaneità, capire il rapporto visivo, sociale, culturale e urbano di Firenze con i propri corsi d’acqua. Per scrivere sempre nuove storie.
