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Pavoni, Firenze: parliamone

Nonostante il discreto numero di ville, parchi e giardini storici (in città e nelle immediate vicinanze) e l’importanza dell’animale nell’iconografia e nella toponomastica, incrociare un pavone a Firenze è pressoché impossibile. A meno che non si esca di qualche chilometro.

 

«Pavoni no. Però abbiamo un’upupa. E un problema abbastanza annoso con le tartarughe» ci rispondono da Villa Il Ventaglio, durante una delle telefonate fatte per capire se, anche a Firenze, occorresse prepararsi (oltre al caldo torrido), all’invasione dei pavoni, raccontata con un certo allarmismo da alcuni giornali e televisioni nelle settimane da maggio a giugno, riferendosi al caso di Punta Marina in provincia di Ravenna. E anche a Villa La Petraia, Villa Demidoff, il Giardino del Museo Stibbert e Villa Bardini stesso esito: pavoni non ce ne sono.

Del resto il pavone (Pavo cristatus) non è una specie invasiva in senso tecnico. Originario del subcontinente indiano, è presente in Europa da secoli come animale ornamentale in ville e giardini. Le popolazioni che vivono in libertà derivano quasi sempre da esemplari allevati o sfuggiti alla cattività. In primavera e in estate i maschi diventano territoriali e il loro richiamo, particolarmente potente, può essere scambiato facilmente per il verso di un animale ben più grande.

Tuttavia gli indizi di un legame ancestrale con l’uccello non mancano, a Firenze. Nella cripta di Santa Reparata, sotto il Duomo, uno dei mosaici paleocristiani più importanti raffigura proprio un pavone, simbolo cristiano della resurrezione e dell’immortalità. Alle Cascine restano invece Le Pavoniere, che prendono il nome dalle antiche voliere granducali dove questi animali venivano allevati. Perfino via del Pavone, in Oltrarno, ricorda il nome, anche se con ogni probabilità deriva dalla famiglia Pavoni.

Per capire se oggi i pavoni siano davvero presenti nell’area fiorentina, abbiamo aperto una call su Instagram. Ne è uscita una piccola mappa a nostro avviso interessante. Partendo dalla localizzazione più distante, ci è stata segnalata lOasi WWF di Ronchi, in provincia di Massa-Carrara, dove ogni tanto se ne vedono passeggiare alcuni anche per strada. Un’altra segnalazione porta al Castello di Querceto, a Greve in Chianti, dove vivono liberi nel parco della tenuta (aperta ai visitatori su richiesta) e tra questi ve n’è anche uno albino (nella foto). Altre due fonti ce ne segnalano la presenza a Villa Vindravana, comunità Hare Krishna di San Casciano Val di Pesa. Un’ultima persona ce ne segnala la presenza alla Fattoria Didattica di Lavanda a Barberino Tavarnelle.

La storia più dettagliata arriva però dal Parco del Neto, a Sesto Fiorentino. Qui il pavone protagonista ha perfino un nome: Orazio. La fonte racconta di averlo visto pochi giorni prima (giugno) mentre apriva la ruota davanti ai ragazzi disabili di un centro diurno. Un volontario del parco avrebbe spiegato che negli anni hanno provato ad affiancargli due femmine: una sarebbe stata uccisa probabilmente da una volpe, l’altra sarebbe scomparsa.

Insomma, almeno da queste parti, più che un’invasione sembra una caccia al tesoro. E forse la risposta più azzeccata resta quella arrivata al telefono da Villa Il Ventaglio: i pavoni non ci sono, ma se si parla di specie invasive, le tartarughe abbandonate (o i parrocchetti verdi fuggiti dalle gabbie) sono un problema decisamente più concreto.

 

Foto di copertina: Crediti Giulia Boldrini

 

 

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