Site icon Lungarno

Il Pinocchio mitologico di Lorenzo Tonda. Quando il racconto diventa arte

di Laura Contemori

 

Dialogo con l’artista visivo fiorentino Lorenzo Tonda in occasione del bicentenario della nascita di Collodi.

 

Lorenzo Tonda è un artista visivo fiorentino, nato a Fiesole nel 1992. Ha dedicato molta della sua attività artistica a Pinocchio, alla sua storia e all’eredità culturale che ha lasciato. Abbiamo deciso di intervistarlo in occasione dei 200 anni della nascita di Collodi per parlare del suo lavoro. 

L’elemento progettuale è fondamentale nelle opere di Tonda. «Ho iniziato a lavorare progettando i dipinti» quando era ancora studente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, racconta, approfondendo in seguito l’uso dei software di computer grafica. Tonda utilizza il digitale come laboratorio concettuale per costruire le sue opere, dai dipinti, alle sculture in resina, gesso o bronzo, ai murales in larga scala, usando il corpo umano come strumento narrativo. Il suo lavoro nasce dall’incontro tra tradizione classica ed evoluzione tecnologica. Imparare a usare i software, tradizionalmente dedicati più alla computer grafica, al cinema, al videogame gli ha aperto “un mondo di sperimentazione spaziale” anche grazie alla modellazione digitale 3D, un metodo applicato anche al muralismo negli spazi pubblici.

Il grande murale del giardino di San Jacopino (2022) è per Tonda un esempio di come un’opera possa modificarsi attraverso il luogo e le persone che lo abitano. «Nel corso dei tre mesi di realizzazione sono stati sempre aggiunti altri elementi, ispirati direttamente dal contatto con le persone». È da questa idea di arte come racconto di un luogo della città che nasce anche la sua ricerca dedicata a Pinocchio.

In occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, Tonda ha esposto il suo Pinocchio sospeso nella mostra Questo è Pinocchio, al centro culturale Itaca, a Firenze da giugno ad agosto 2026 nell’ambito dell’Estate Fiorentina. Una mostra che riunisce gli illustratori toscani di ieri e di oggi e che dovrebbe essere replicata nel quartiere di Castello. È noto che Collodi ha scritto il suo capolavoro nella torretta della ex Villa del Buon Riposo, vicino alla Villa Reale di Catello, ospite del fratello. Tonda precisa: «Mi sono approcciato alla storia del burattino di Collodi in maniera del tutto ingenua. Non ero il fan classico, ma l’ho ripreso e approfondito dipingendolo. Mi interessava il fatto che fosse un tema legato alle mie origini e che comunque fosse di respiro internazionale».
Lo studio del personaggio lo ha portato a una lettura diversa: «Non è esclusivamente un racconto, diventa qualcosa di quasi mitologico, con riferimenti anche all’Odissea o ad altri racconti epici del viaggio, alla scoperta di se stessi. C’è anche chi l’ha interpretato come un racconto iniziatico», spiega.
«Mi piaceva l’idea di dissociarlo dall’immaginario Disney, col quale siamo tutti un po’ cresciuti, e riportarlo verso un’atmosfera più cupa». Il passaggio successivo è la “classicizzazione” di Pinocchio, attraverso il monumentalismo tipico della Firenze del ’500, con la figurazione rinascimentale e manierista.

Un altro lavoro di Tonda dedicato al personaggio collodiano è Pinocchio e il pescecane (2022), nel quale il protagonista viene rappresentato quasi triturato dal mostro marino. L’obiettivo è trovare forme nuove e più manieriste per la narrazione di Collodi. Il progetto potrebbe svilupparsi ulteriormente: «Mi piacerebbe farne altri. Ipoteticamente un giorno sarebbe bello avere tutte le scene principali, rappresentando un Pinocchio “classico”, un burattino un po’ anche tridimensionale invece del tipico Pinocchio filiforme».
L’idea di utilizzare l’arte per raccontare la storia di un luogo attraversa anche il progetto pensato per le Cascine. Tonda descrive il parco come “un posto pieno di storia”, ma oggi con pochi riferimenti capaci di renderla immediatamente leggibile. «Servirebbe un’operazione artistica necessaria per il luogo, per recuperare identità, perché ora è più simile a un posto anonimo». L’idea di Tonda prevede anche interventi scultorei legati alla presenza degli animali nella storia del parco, che un tempo aveva lo zoo, con l’intenzione di collaborare con Lorenzo Moradi, detto il Sedicente, noto per le sue sculture di animali tra il reale e il mitologico.

Il rapporto con Firenze si confronta intanto con la dimensione internazionale dell’artista, che collabora con Gallery Poulsen a Copenaghen: «Lì c’è un collezionismo molto più sostenuto», racconta. «L’arte in generale là è molto disimpegnata. Non ci si aspetta che l’artista dica qualcosa di politico o sociale in senso più ampio. Invece da noi, soprattutto a Firenze, ci si aspetta questo, e io stesso sono cresciuto con questa idea». Per un’arte che cerca di stare connessa con la socialità e con la nostra tradizione di arte pubblica.

Per Poulsen l’artista fiorentino ha presentato un grande acrilico di 2 metri di base: Il funerale di Pinocchio (2026), una rappresentazione potente e volumetrica, immersa in un clima di panico e quasi metafisico, dove vediamo la Fata Turchina abbracciata al burattino nel tentativo di tranquillizzarlo.
Quanto a Firenze, Tonda sta realizzando il suo primo bronzo sul tema Caino e Abele per Galleria Frilli, partendo dalla scultura digitale e dalla stampa 3D in resina. A metà novembre è inoltre prevista una nuova esposizione a Copenaghen. Dai murales a Pinocchio ai temi archetipici, le sue figure sembrano combattere con forze invisibili in un titanico sforzo di restare in piedi in un mondo caotico.

 

 

Crediti fotografici: Lorenzo Tonda

Exit mobile version