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Compiti di piacere. Dire una fantasia ad alta voce

de La Clit

 

’Lintimità sessuale si può raggiungere anche attraverso l’espressione delle proprie fantasie e dei propri desideri. Dirli ad alta voce può creare inaspettati momenti di complicità.

Se in questo periodo hai frequentazioni sessuali, nelle prossime settimane prova a raccontare alla persona (o ad una delle persone) con cui fai sesso una tua fantasia. L’idea non è quella di  buttarla lì un po’ per scherzo: prova proprio a raccontarla con un minimo di contesto, di dettaglio, di intenzione. Non deve essere la fantasia più estrema che hai, anzi; l’importante è che sia “tua” e, soprattutto, che non l’abbiate mai detta ad alta voce tra di voi. Se non sai da dove iniziare prenditi un po’ di tempo; pensa a una scena che ti eccita (non per forza realistica, non per forza replicabile)  e prova a metterla in parole semplici. Se non ti viene in mente niente è un buon momento per alimentare l’immaginario: leggere dei racconti erotici o ascoltare degli audio online. Poi scegli un momento tranquillo e dilla. Può essere durante il sesso, quando ci si avvicina ad un approccio o anche in un momento qualsiasi, a sorpresa. Non senti un brivido anche solo a pensarlo? Fine dell’esperimento. O meglio: inizio.

Raccontare una fantasia è una di quelle cose che sembrano piccole ma in realtà spostano parecchio: ti costringe a capire cosa ti passa per la testa quando ti ecciti. Capita spesso di vivere le fantasie come un flusso un po’ indistinto, privato, quasi automatico, senza soffermarsi a metterle in parole. Quando provi a tradurle in linguaggio, scopri che non sono così lineari, che verbalizzare è faticoso ed eccitante ed anche imbarazzante e potente.

E poi c’è la reazione. Dire una fantasia significa mostrarsi in una versione leggermente diversa da quella quotidiana, esporsi in una piccola misura e accollarsi il rischio di vedere cosa succede. A volte crea complicità immediata, a volte imbarazzo, a volte apre conversazioni che non ti aspettavi. In ogni caso aumenta l’intimità, quel senso di appartenenza e fiducia che si sente quando si accede a qualcosa che normalmente è celato. C’è anche un nodo da sciogliere, che vale sempre la pena esplicitare: fantasia non equivale a desiderio. Non tutto quello che immagini vuoi davvero farlo e dunque non tutto quello che racconti è una richiesta operativa. Le fantasie funzionano proprio perché stanno in quello spazio sospeso tra il possibile e l’impossibile. Se pensi che chi riceve l’informazione possa mal interpretarti, meglio trovare un modo di esplicitare questo concetto. Ma come farlo senza morire di imbarazzo?

Puoi anche usare un piccolo gancio, se dirlo frontale ti sembra troppo: “Stavo pensando a una cosa che mi eccita, te la dico?”. Sembra banale, ma crea uno spazio di ascolto invece di imporre contenuto. Accetta che un minimo di imbarazzo ci sarà, fa parte del gioco; sciogliere l’imbarazzo nel contatto è proprio la chiave che può rendere questa esperienza accattivante.

E infine: ascolta. L’esperimento è anche vedere cosa succede dopo. Se lo fai, la vera call to action è questa: nota cosa cambia in quell’interazione, nel modo in cui pensi al sesso, nel modo in cui guardi l’altra persona, nel modo in cui ti senti nel tuo corpo. E se ti va mandaci un feedback; raccogliere storie è la nostra passione.

 

 

Foto di Fusco Studio su Unsplash

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