Mi capita di fare sesso occasionale…ma dopo ho bisogno di contatto, coccole, parlare. Spesso l’altra persona pensa che io voglia una relazione. Come posso gestirla?
Questa parte del copione sessuale standard è davvero arretrata: o sei una persona “distaccata e cool” oppure una “coinvolta e romantica”. In mezzo, apparentemente, il deserto dei tartari.
L’idea che il sesso occasionale debba essere freddo, rapido e senza tracce emotive è strettamente culturale. Dopo un’esperienza erotica, infatti, il corpo rilascia ossitocina, il sistema nervoso resta attivato e ha bisogno di una fase di atterraggio. Nel mondo BDSM questa fase ha un nome, è l’aftercare: si dà per scontato che corpo ed emozioni vadano accompagnati anche dopo.
Il punto è che non tutte le persone lo vivono allo stesso modo, soprattutto nel contesto del sesso occasionale, dove si arriva spesso con una certa “ansia da definizione”: «Oddio, se resto a dormire poi significa qualcosa?».
E qui nasce il cortocircuito: tu chiedi/offri un abbraccio e l’altra persona sente già il suono delle campane. La chiave, come spesso accade, è anticipare un minimo la comunicazione. Normalizzare con leggerezza può essere una buona strategia. Anche una frase tipo: «Dopo il sesso mi piace la modalità coccole… scommetto che tu invece sei del genere mi fumo una sigaretta!» può sciogliere tensioni, essere molto sexy (parlare di cosa ci piace lo è sempre!), dare avvio a conversazioni interessanti. Inoltre, la reazione all’esplicitazione di questo sano e umano bisogno può essere una ottima green o red flag.
Ci sono persone capaci di vivere leggerezza e presenza insieme, e altre che alla parola “abbraccio” attivano modalità fuga o sognano una vita insieme. È una questione di compatibilità emotiva. Forse vale la pena fare una piccola selezione a monte.
S’intenda, non è obbligatorio prediligere lo stesso tipo di aftercare – ci sono persone che hanno sincero bisogno di un momento per sé – ma essere in grado di esplicitarlo in modo accogliente e preoccuparsi delle altrui necessità fa la sua differenza ed è una forma di cura.
In fondo, l’aftercare non è romanticismo, ma è competenza relazionale: restare un minimo presenti dopo l’intensità è parte integrante del gioco e dell’esperienza. In ultimo, anche qualche attenzione pratica può essere d’aiuto: chiedere o offrire un massaggio profumato, portare qualcosa per pulirsi, cucinare un piatto di pasta…piccoli gesti che aiutano un contatto sano e condiviso e possono rappresentare un buon punto di incontro se si hanno propensioni differenti in questo momento delicato.
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