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I racconti spazio-temporali di Villa Romana. Tales of traces, stones and moonlight

Fino al 31 luglio, presso Villa Romana, è in corso la mostra Tales of traces, stones and moonlight, curata da Nico Anklam, direttore del Kunsthalle Recklinghausen, e parte di Mutual presence, programma di scambio tra lo spazio fiorentino e la Kunsthalle. Villa Romana, infatti, ospita ogni anno quattro artisti, in quanto sede del più antico riconoscimento artistico tedesco: il “premio Villa Romana” che annovera tra i suoi vincitori personalità quali George Baselitz, Max Beckmann e Käthe Kollwitz.

La mostra si basa sul lavoro delle tre artiste vincitrici delle ultime edizioni del premio, Jeewi Lee, Mona Schulzek e Jeehye Song, e ruota attorno a un interrogativo, posto dallo stesso curatore: in che modo le pratiche delle tre artiste sono attraversate dalla fascinazione per il mondo fisico e i suoi fenomeni visivi? Tali aspetti richiamano le suggestioni della Grotta Azzurra di Capri, scoperta nel 1826 dall’artista August Kopisch, riferimento storico da cui iniziare a riflettere sulle modalità di rappresentazione di acqua, pietra e luce. Aklam sottolinea come Lee, Schulzek e Song si ricolleghino con le loro pratiche all’attrazione per il mondo naturale e alla sua proiezione in una dimensione quasi cosmica: lo studio e la fascinazione per le pietre vulcaniche e i meteoriti di Schulzek, la restituzione del chiaroscuro lunare su tela di Song o la traccia che si separa dagli ambienti domestici (o naturali) per diventare elemento cosmico di Lee. Le tracce, le pietre e il chiaro di luna assumono allora un significato corale, diventando un ponte tra presente e passato, tra temperie romantica e sperimentalismo contemporaneo.

Mutual Presence: coesistenze temporali

Mutual Presence è il progetto che comprende sia la mostra di Villa Romana sia quella che verrà allestita in autunno alla Kunsthalle Recklinghausen. L’obiettivo del progetto, come da titolo, sembra essere quello di creare una coesistenza di racconti che uniscano dimensioni temporali distanti – come quella romantica e quella contemporanea. Questo scambio diventa il nucleo della collaborazione tra le due istituzioni che si risolve, in questa esposizione, nelle tre dimensioni della traccia, della pietra e del chiaro di luna. Ognuno di questi elementi evoca storie e memorie che fondono passato, presente e futuro. La dimensione temporale si declina tra domesticità, tropi militari e frammenti fossili o spaziali che dialogano con l’allestimento in cui il colore, principalmente il blu, è portatore di un significato al tempo stesso storico e politico.

Tra residui intrecciati e soglie sospese

Due sono le sezioni in cui si suddivide la mostra: Woven Traces e A Suspended Treshold. Le opere dialogano tra loro, intrecciando le pratiche e incentivando la riflessione attorno alle connessioni che si creano tra di esse. L’artista Jeewi Lee, che esplora memoria, tempo e decadenza, individua le tracce, i residui che portano con sé elementi narrativi. Il passato e il presente si incontrano in uno spazio che è assenza, perché ciò che rimane non può bastare alla ricostruzione del manufatto, ma è abbastanza per un racconto che lo rievochi. L’artista utilizza la traccia per portare l’attenzione sull’inosservato: gli elementi bronzei rievocano gli oggetti della fattoria coreana del nonno, estrapolati dalla dimensione terrestre e montati su una parete in International Blue Klein, dotandoli di una identità cosmica. Mona Schulzek, fonda la sua pratica su una profonda fascinazione per l’universo e l’esistenza, indagando la difficoltà umana di percepire lo spazio esterno come parte essenziale della natura, sentito come astratto e distante. L’artista mira a ridurre questa distanza tramite configurazioni sperimentali e invenzioni tecniche che esaminino ciò che per l’uomo è invisibile – come il suono. L’arte è un ponte tra conosciuto e ignoto per avvicinarci a ciò che riteniamo incomprensibile. Schulzek trasforma tropi militari in reperti archeologici di futuri possibili e incornicia frammenti di roccia ignea e meteoriti, miniaturizzando il tempo geologico e rendendolo “accessibile” alla percezione umana. Infine, Jeehye Song riflette sul concetto di casa, attraverso una scultura che permette di osservarla da diversi punti di vista: la cima di una montagna o la base dotata di due piedi. Contemporaneamente, con le sue tele, ci apre a un mondo onirico che ben si sposa con la seconda sezione della mostra, la soglia tra sospensione ed eternità che dialoga con il futuro, attraverso gli artefatti militari di Schulzek, e con il passato, tramite gli oggetti bronzei di Lee. I dipinti di Song, unendo precisione formale a profondità concettuale, creano spazi visuali tra realtà e immaginazione, soglie da attraversare per rinegoziare la percezione di ciò che ci circonda e iniziare un nuovo racconto del presente.

 

 

Per maggiori informazioni:

Tales of traces, stones and moonlinght
parte del progetto «Mutual Presence»
5 giugno – 31 luglio 2026
Villa Romana – Via Senese 68

Da mercoledì a venerdì
14:00 – 18:00, o su appuntamento
ingresso gratuito

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