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FRANCESCO CHIACCHIO. AVERE LA PENNA DALLA PARTE DEL MANICO

“Ogni battuta è una piccola rivoluzione”.
George Orwell

 

La vignetta è una finestra da cui urlare il proprio pensiero e mostrare panorami diversi.

Francesco Chiacchio è illustratore. Il suo linguaggio artistico è tagliente e geniale, minimale e profondo. Ama la materia e qualsiasi possibilità offra il disegno. Realizza collage e soggetti astratti, perché anche l’evasione su cavalli di cera porta lontano. Sviluppa collaborazioni con artisti, musicisti, scrittori e nell’editoria. In uno dei suoi libri più recenti “A volte sparisco”, l’urgenza è quella di riempire gli spazi vuoti interiori attraverso un disegno e una melodia, perché in questo tempo tenere la penna dalla parte del manico resta l’arma nobile dei coraggiosi.

 

Francesco, quale figura è stata significativa per il tuo immaginario artistico e personale?

Una figura importante è stata sicuramente Mario Mariotti. Artista, illustratore… impossibile racchiuderlo in una sola definizione, per questo mi ha sempre affascinato da bambino. Era capace di trasformare le mani in creature fantastiche. Il rapporto collaborativo che aveva instaurato con la città, artisti e cittadini. L’idea che l’arte possa tenere insieme il tessuto comunitario animando e coinvolgendo i quartieri mi ha sempre attratto.

Anche mia madre, Gianna Scoino, è stata la mia ispirazione, anzi direi che ne è stata il principio. Era pittrice, mi portava alle mostre, all’Accademia di Belle Arti dai suoi studenti, in un’età in cui formavo il mio immaginario. I suoi insegnamenti sono stati fondamentali.

 

crediti Gaia Carnesi

Il tuo interesse sociale è costante. Come sviluppi il disegno partendo dalla notizia? 

Negli ultimi anni mi sono dedicato ad essere testimone di ciò che succede. “Egidia Beretta Arrigoni, madre dell’attivista e giornalista Vittorio Arrigoni, ha scritto: “Ricordate che Vittorio aveva una sola arma, la parola e la testimonianza”. Questo concetto ha lavorato profondamente dentro di me. Mi affascina che attraverso le arti, la poesia o la musica, si possa essere voce di un’epoca e denunciare qualcosa. Per Internazionale ho realizzato delle vignette con L’Essenziale, poi per la newsletter. È stato per me un ottimo esercizio, trovare un’idea alla settimana su un fatto di cronaca, da allora ne creo una al giorno. Sento un profondo senso di ingiustizia che mi spinge a dire la mia, la vivo come un dovere morale.

 

La musica nel tuo lavoro è come il filo di Arianna, riavvolge la memoria. Disegni ombre composte da pentagrammi.

La musica mi attrae molto, mio padre ha sempre suonato per passione e sono cresciuto educato all’ascolto. La musica ti connette con la parte emotiva dei ricordi, è una macchina del tempo. Ne ascolto tanta quando devo iniziare un lavoro e come nei film, se togli l’armonia musicale alle immagini, la storia non regge.

 

crediti Gaia Carnesi

Che emozioni convergono dentro la vignetta mentre la realizzi e a chi ti ispiri?

Ci sono tante forze in campo, sicuramente la volontà di distinguermi, creare qualcosa di originale, ma soprattutto voglio sorprendermi io. Il maestro assoluto è Altan, così come mi piace moltissimo Maicol & Mirko. È un talento filosofico, non crea mai la caricatura del politico, ma sa rappresentare perfettamente le storture dell’essere umano.

 

Se non fosse illustratore, cosa sarebbe Francesco Chiacchio?

Quello che faccio coincide molto con quello che sono, ma penso che farei il documentarista. Trovo il documentario una forma di racconto affascinante. Sono sempre più attratto da una narrazione condivisa, dalla collaborazione e il mio nuovo studio in Oltrarno, trasparente come una vetrina sulla strada, mi obbliga a questo confronto quotidiano.

 

A distanza di oltre dieci anni dall’attentato terroristico alla redazione del settimanale Charlie Hebdo, a che punto si trova oggi la libertà di espressione illustrata?

È una domanda grande e complessa. Per quanto riguarda l’attentato di Parigi, si è trattato dell’azione di una cellula di un gruppo terroristico, di un atto estremo e incontrollato contro una redazione di disegnatori che da sempre mette a nudo ogni forma di potere, in un contesto che fortunatamente ti consente ancora di farlo. In alcuni Paesi è tutt’ora pericoloso esporsi, fare certa satira può mettere in discussione la tua incolumità. Io ho la fortuna di poterlo fare senza correre rischi significativi, ed è proprio per questo che insisto. Il massimo che può capitarmi è perdere qualche occasione di lavoro, ma non è un problema, preferisco sicuramente collaborare con chi persegue valori che corrispondono ai miei.

Affilo la matita per provare almeno a punzecchiare chi ricopre ruoli importanti in maniera disonesta.

Stai lavorando ad un dialogo tra i tuoi disegni d’infanzia con quelli attuali. Com’è stato fare incontrare il Francesco bambino con quello adulto?

Come dice la fotografa statunitense Nan Goldin, i bambini nascono sapendo già tutto, ma la vita li porta a dimenticare. Sto facendo tutto questo per dare un senso alla vita e il senso è lì, nell’infanzia e nella sua forza, in quello sguardo autentico. Cerco sempre la tecnica ma mi piace quando nel disegno non ho il totale controllo. Tornare a un’età in cui c’era purezza di intenzione, immedesimazione e apertura. L’esercizio più difficile è stare e restare nella meraviglia.

 

 

Credit Photo Gaia Carnesi

Illustrazioni Francesco Chiacchio @_chiacchio_

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