C’è stata una stagione in cui Firenze non era solo la culla del Rinascimento classico, ma il magnete di un’energia elettrica che attirava lo sguardo di tutta Europa. Erano gli anni Ottanta: l’epoca del Tenax, delle sfilate d’avanguardia a Palazzo Pitti, delle sperimentazioni video e di quella “nuova onda” che ha riscritto i codici della musica e del costume.
Inaugura oggi, 2 luglio fino al 20 settembre 2026,“Florence Calling”, all MAD Murate Art District. La mostra che riaccende quei riflettori attraverso un’indagine profonda su un decennio che continua a generare riflessi nel presente. Un racconto corale tra le celle e il Semiottagono. Curata da Bruno Casini, figura iconica e “memoria storica” del periodo, già primo manager dei Litfiba e anima del Florence Queer Festival, e da Valentina Gensini, direttrice artistica del MAD, l’esposizione trasforma gli spazi dell’ex carcere cittadino in un hub multisensoriale. Il percorso si snoda tra materiali d’archivio inediti, installazioni sonore e visive, coinvolgendo direttamente chi quella stagione l’ha vissuta e chi, oggi, ne raccoglie l’eredità.

“MAD apre le porte al rinascimento rock fiorentino, ricostruendo una stagione vibratile di incredibile creatività tra teatro, performance, musica, clubbing e moda” ha dichiarato Valentina Gensini. L’obiettivo è chiaro: indagare la porosità tra i linguaggi artistici che in quegli anni ha permesso a Firenze di competere con metropoli come Londra o Berlino.
Il programma supera le mura del MAD, irradiandosi nella città con talk e approfondimenti. Tra gli appuntamenti più attesi, quello del 7 luglio dedicato allo Studio Krypton. Fondato da Giancarlo Cauteruccio, Krypton ha rappresentato la punta di diamante del teatro d’avanguardia fiorentino, capace di mescolare architettura, laser e drammaturgia in spettacoli che restano pietre miliari (come il celebre Eneide).
La letteratura trova spazio con il “Codice Tondelli” (8 luglio), un tributo a Pier Vittorio Tondelli, l’autore che meglio di chiunque altro ha saputo narrare il nomadismo culturale e l’estetica di quegli anni. Anche la discografia ha il suo momento di gloria: il 23 luglio alla Contempo Records, lo storico punto di riferimento per ogni appassionato di vinili, verrà presentata la guida completa ai Litfiba, la band simbolo del rock fiorentino che proprio in questo periodo tornerà al Parco delle Cascine.
Trovano spazio all’interno di Florence Calling anche le subculture e le lotte per l’identità. Il 27 agosto al CRISCO, si discuterà del legame tra clubbing e comunità LGBTIQ+ negli anni Ottanta con Marco Bagnai e Luca Locati Luciani, un focus essenziale per comprendere come la vita notturna fiorentina sia stata un laboratorio di libertà civile.
Anche il cinema sarà protagonista con le proiezioni all’Arena di Piazza Pitti. Il documentario di Stefano Pistolini, Uscivamo molto la notte, e il lavoro di Francesco Fei su Piero Pelù, Rumore dentro, offriranno una prospettiva visiva su volti e luoghi di una Firenze che non dormiva mai.
Nelle parole dei curatori, la mostra è un ponte generazionale. Come sottolinea Bruno Casini: “Florence Calling non vuole fare amarcord o ricordare ma vuole prepotentemente generare nuove avventure culturali per il futuro dalle nostre parti”. Gli fa eco l’assessore Giovanni Bettarini, ribadendo che l’intento è “offrire alle nuove generazioni gli strumenti per riscoprire quell’energia e farla propria, trasformandola in stimolo per nuove forme di creatività contemporanea”.
Per tre mesi, tra dirette radiofoniche curate da Controradio dall’interno della mostra e i set di “DJ per una notte” al Caffè Letterario, Firenze tornerà a essere quel laboratorio a cielo aperto che ha segnato la storia. Se volete capire perché questa città è ancora considerata una capitale della creatività, la risposta vi aspetta alle Murate.
