Serve avvicinare l’occhio a un microscopio per osservare l’opera nella sua completezza. È da questa esperienza di stupore che prende avvio Mirabilia Graphica. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino, la nuova mostra del Museo Galileo di Firenze, aperta dal 18 giugno al 18 ottobre 2026 e dedicata a una delle più sorprendenti testimonianze dell’incontro tra arte, scienza e devozione nell’Europa barocca.
Presentata questa mattina al Museo Galileo alla presenza del direttore esecutivo Roberto Ferrari, del direttore della Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Marco Guardo e del curatore Filippo Camerota, l’esposizione porta alla luce il lavoro di Ignazio Francesco Muligino, enigmatico calligrafo attivo tra Francia e Italia alla fine del Seicento, capace di trasformare la scrittura in immagine grazie alle nuove possibilità offerte dalla rivoluzione ottica inaugurata da Galileo.

Muligino, Madonna col Bambino
Fulcro della mostra è una rarissima Madonna col Bambino realizzata nel 1692. A prima vista appare come un raffinato disegno devozionale derivato da un modello di Pietro da Cortona; osservandola da vicino si scopre però che ogni linea, ogni ombreggiatura e ogni passaggio chiaroscurale sono composti da minuscole lettere. Migliaia di parole, alte appena un quarto di millimetro, formano l’intera immagine e trascrivono integralmente l’Officium Beatae Mariae Virginis, una raccolta di preghiere mariane condensata in uno spazio di appena trenta per venti centimetri. L’autore stesso invitava a leggere l’opera “cum mycroscopion”, rendendo il microscopio parte integrante dell’esperienza artistica.
La mostra si inserisce nel filone di studi dedicati alla nascita della microscopia moderna e al suo impatto sulla cultura europea. Non a caso accanto ai calligrammi di Muligino trovano spazio l’Apiarium di Federico Cesi, la Melissographia di Matthäus Greuter, strumenti ottici del XVII e XVIII secolo e preziosi volumi che documentano il dialogo tra ricerca scientifica e rappresentazione visiva. Consultabili dal sito del museo al link https://mostre2.museogalileo.it/apiarium/
Particolarmente significativo è il contributo di Filippo Camerota, storico della scienza e direttore scientifico del Museo Galileo, da anni impegnato nello studio dei rapporti tra arte, prospettiva, percezione visiva e cultura scientifica tra Rinascimento e Barocco. Le sue ricerche hanno evidenziato come le innovazioni ottiche abbiano profondamente influenzato non solo la conoscenza del mondo naturale, ma anche le forme della rappresentazione artistica.
Resta ancora oggi irrisolto il mistero tecnico dell’opera: quale strumento di scrittura permise a Muligino di tracciare caratteri tanto minuti senza perdere precisione e leggibilità? Un enigma che contribuisce al fascino di questi straordinari esempi di micrografia, gli unici finora noti nel loro genere. Veri e propri mirabilia graphica, come venivano definiti nel Seicento gli artifici grafici capaci di suscitare stupore e meraviglia.
Per consentire al pubblico di esplorare ogni dettaglio, il percorso comprende anche una postazione digitale ad altissima definizione che permette di ingrandire progressivamente l’opera fino a rivelarne la trama nascosta. Un viaggio nell’infinitamente piccolo che, a oltre tre secoli di distanza, continua a raccontare la straordinaria alleanza tra ingegno umano, fede, arte e scienza.
