Cinema

Da ACOMI un viaggio nel Chocó colombiano: a Firenze arriva il documentario “Mani che parlano”

By Michele Baldini

June 27, 2026

Un racconto che parla di lavoro, identità, ambiente e diritti umani attraverso gli occhi delle comunità del Pacifico colombiano. È questo il cuore di “Mani che parlano – Il leitmotiv dell’oro”, il documentario del regista colombiano Camilo Gómez Durán, in programma lunedì 29 giugno alle ore 18.30 alla Robert F. Kennedy International House of Human Rights, in via Ghibellina 12/A.

La proiezione, a ingresso libero e con sottotitoli in italiano, è organizzata da ACOMI – Associazione Colombiana Sostegno Consapevole al Migrante e rappresenta l’anteprima della quinta edizione del Festival Internazionale del Cinema Colombia Migrante, previsto a Firenze tra ottobre e novembre.

Attiva sul territorio fiorentino da oltre tre anni, ACOMI accompagna le persone migranti attraverso servizi di orientamento giuridico, sostegno psicologico e iniziative socio-culturali, nella convinzione che la cultura rappresenti uno strumento privilegiato di inclusione e dialogo.

«Crediamo fermamente che la cultura sia uno strumento essenziale per toccare le corde più sensibili dell’essere umano, indipendentemente dalla razza o dal credo. Per questo motivo discipline come la danza folcloristica, il teatro, la letteratura, l’arte e il cinema sono pilastri fondamentali per realizzare il nostro obiettivo di costruire ponti di empatia», spiegano dall’associazione.

Girato nella regione del Chocó, una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta, il documentario racconta la vita di orafi, minatori artigianali e comunità afrodiscendenti e indigene, mostrando come l’estrazione dell’oro rappresenti ancora oggi una fonte di sostentamento e un patrimonio culturale tramandato di generazione in generazione.

Accanto a questo, il film affronta anche le conseguenze ambientali dell’attività estrattiva, dalla deforestazione all’inquinamento delle acque, fino alle difficili condizioni in cui sono costrette a vivere molte comunità locali, spesso segnate dalla presenza di gruppi armati illegali.

Premiato in diversi festival internazionali dedicati al cinema ambientale, Mani che parlano ha ricevuto, tra gli altri, il riconoscimento del Nature Without Borders International Film Festival in Canada e dei Vancouver International Movie Awards, distinguendosi per il valore del suo racconto antropologico e ambientale.

Al termine della proiezione è previsto un incontro con il produttore del documentario, che dialogherà con il pubblico sull’esperienza maturata durante le riprese e sulle realtà raccontate nel film.

In occasione dell’iniziativa abbiamo chiesto ai rappresentanti di ACOMI un commento a caldo sul risultato delle recenti elezioni presidenziali colombiane e sul clima che si respira all’interno della comunità colombiana.

Nella nota inviata alla redazione, Patricia Diaz Jaramillo e Julian Aldoni Dominguez Esteban scrivono:

«La Colombia ha appena chiuso uno dei capitoli elettorali più tesi e combattuti della sua storia recente. Al termine del governo di sinistra di Gustavo Petro, la cittadinanza si è recata in massa alle urne per un ballottaggio presidenziale che si è deciso con un margine strettissimo, inferiore a un punto percentuale (una differenza di circa 250.000 voti). Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha ratificato formalmente i risultati dello scrutinio, consolidando un panorama di profonda divisione sociale e politica nel territorio nazionale.»

Nella stessa nota, i due rappresentanti dell’associazione esprimono anche preoccupazione per il contesto internazionale che ha accompagnato la campagna elettorale:

«Il presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha reagito denunciando una “confessa interferenza straniera”. L’argomentazione di Petro suggerisce che l’intervento degli Stati Uniti non sia stato solo discorsivo, ma anche tecnologico. Con il trionfo ufficiale della coalizione composta da Abelardo de la Espriella e dal suo vicepresidente José Manuel Restrepo, il Paese sperimenta una drastica svolta ideologica verso l’ultradestra. »

E aggiungono:

«L’annuncio di smantellare o definanziare fino al 90% i bilanci della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) e di fondere entità chiave come l’Unità Nazionale di Protezione (UNP) suscita forti timori circa il rispetto dell’Accordo di Pace. La governabilità sarà la sfida principale per la nuova amministrazione, che dovrà legiferare di fronte a un’opposizione parlamentare robusta al Congresso e alla promessa del presidente uscente di attivare meccanismi di resistenza pacifica nelle piazze.»