Arte

Che forma ha un’idea? Il progetto di Concretipo

By Francesca Raffagnino

June 03, 2026

Conversazione sul valore della carta stampata con Linda Cuscito, Giuseppe Di Carlo e Silvia Camerin di Concretipo, tipografia e studio creativo fiorentino.

 

Com’è nato Concretipo?

LC: «Io e Giuseppe lavoravamo insieme da alcuni anni e avendo in comune la passione per la carta stampata e il fare progettazione, abbiamo deciso di fondare una nostra realtà. Nel 2017 abbiamo aperto Concretipo in uno spazio di appena sedici metri quadrati. Successivamente ci siamo trasferiti in un laboratorio più grande, qui in Via Pier Capponi 2R». 

 

Quanto è difficile oggi lavorare in questo settore? La carta stampata ha ancora un certo appeal? 

GDC: «Stiamo assistendo ad un ritorno alla carta, ma di un certo tipo, con un’attenzione maggiore alla qualità. Anche le cartiere hanno notato questa tendenza e stanno investendo in materiali specifici, sostenibili e con caratteristiche precise. La forza della nostra realtà sta nella creatività e nella multidisciplinarietà. Qui cerchiamo di offrire un servizio che va al di là della consulenza tipografica e grafica; diamo anche suggerimenti su come creare e portare avanti un progetto editoriale. Spesso davanti a un caffè, gli incontri con i clienti diventano momenti di confronto e coprogettazione».

LC: «Il digitale non è adatto a ogni forma di comunicazione. Ha molti vantaggi, ma resta qualcosa di effimero e impalpabile. I ricordi più importanti spesso sono legati a oggetti concreti, tangibili. Credo che oggi ci sia una maggiore attenzione verso ciò che vale davvero la pena stampare, cercando soluzioni creative e consapevoli per ridurre gli sprechi. Le tipografie piccole come la nostra sopravvivono anche grazie a quei collettivi e a quelle associazioni che animano il movimento underground e hanno una particolare sensibilità creativa». 

SC: «Il budget di alcuni di questi collettivi è limitato, dunque cerchiamo di andare loro incontro dividendoci il lavoro; noi ci occupiamo di tutto ciò che riguarda la cartotecnica e loro vengono in laboratorio a fare il resto, come piegare i fogli e tagliarli, così da abbattere dei costi in più. Non scegliamo un incarico solo guardando al lato economico, ma anche perché crediamo fortemente nel progetto». 

 

In che modo si può essere sostenibili in una tipografia?

LC: «La sostenibilità passa anche dal tempo dedicato alla relazione con il cliente. Confrontandoci sul processo produttivo possiamo ottimizzare materiali, lavorazioni e costi in base alle esigenze del progetto». 

SC: «Recuperiamo le prove colore per laboratori di collage e riutilizziamo gli scarti di produzione. Anche piccole scelte, come formato e numero di copie, possono fare la differenza sia per noi sia che per il cliente».

GDC: «Nel nostro studio utilizziamo quattro risograph. È una tecnica di stampa a freddo, che consuma meno energia ma richiede più tempo e attenzione. Una macchina con uno spirito indipendente, che raccontiamo anche durante i nostri workshop».

 

Quali sono i vostri progetti futuri?

LC: «Abbiamo avviato una serie di laboratori, alcuni gratuiti e altri con un piccolo contributo. Il prossimo sarà il 6 giugno, “Mini Press”; un’esperienza dedicata a genitori e figli, durante la quale realizzeremo un poster partendo da un testo, creando insieme un ricordo concreto da portare a casa».