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Come sta La Scena? Istantanee dal sottobosco musicale fiorentino

By Leonardo Cianfanelli

May 05, 2026

Breve indagine sullo stato di salute della scena musicale fiorentina: come si è evoluta in questi anni? Che cosa ci aspetta da ora in poi?

Arrivare al traguardo dei 150 numeri non è solo un esercizio di resistenza editoriale, ma una prospettiva privilegiata da cui osservare come è cambiata la pelle di questa città. Il mio mondo è la musica; lo è sempre stato da quando, da pischello, facevo i mixini su cassetta e ammiravo i vinili di mio babbo trovandoci qualcosa di vivo e potente, una passione quasi maniacale diventata poi un lavoro. 

Da quel settembre 2012, quando i Radiohead hanno invaso le Cascine dando la scintilla per la nascita di Lungarno, la scena musicale fiorentina è sempre stata la mia adorata comfort zone: una costellazione di personaggi meravigliosi con i quali interagire e assorbire radiazioni sonore. Come Costanza Baldini, giornalista di intoscana.it e instancabile prezzemolina sotto ai palchi, che osserva: «Raccontare cos’è successo a Firenze negli ultimi anni senza scadere nel banale non è semplice. Ci sono ferite che ancora fanno male come la chiusura della Flog, band che si sono dissolte, altre che resistono e tornano dopo anni ancora piene di voglia di spaccare i (nostri) timpani. Ma anche tanti gruppi nuovi fioriti in quel giardino incantato che è il Rock Contest dove ogni anno immancabilmente spunta qualcosa di interessante. Nel frattempo sono arrivati i grandi festival estivi, che hanno cambiato il paesaggio musicale: fanno bene o male alla scena locale?ネ una domanda aperta. Di certo, accanto a queste grandi dimensioni, sono nate realtà che, concerto dopo concerto, lavorano per portare proposte non scontate». 

Giuseppe Barone, che la scena l’ha vissuta dal palco con i suoi Valvola e oggi la osserva dalla direzione della musica di Controradio e del Rock Contest, valuta: «Oggi siamo davanti a tanti progetti individuali, da cameretta, forse un po’ troppo autoriferiti ma tecnicamente molto preparati e musicalmente evoluti. Negli ultimi due anni notiamo una rinascita vivace e l’affacciarsi di un nuovo pubblico giovane che anima locali minori e decentrati, ma davanti a questa nuova domanda, continua a mancare l’offerta, soprattutto per la mancanza di locali della capienza di 800/1000 persone». 

Questa mancanza di organicità è il cuore della riflessione di Massimiliano Larocca, cantautore e agitatore culturale con La Chute Associazione Culturale: «Oggi la cultura è tornata al centro, l’associazionismo pure, sento nuove energie dal basso anche in musica. Certo, la città deve affrontare la gentrificazione globale e purtroppo una bella canzone non può bastare. Ma non sono i musicisti che devono rispondere. Semmai è loro diritto interrogare». 

Simone Giuliani trova soluzioni con il suo GLUE, baluardo live di Campo di Marte da 15 anni: «non ci limitiamo a ospitare concerti ma proviamo a scardinare il dilagante senso di isolamento che viviamo, cercando di tenere viva una comunità cittadina fatta di pubblico e musicisti che esiste e resiste». 

Dalla voglia di continuare a cercare risposte tra i solchi di un disco o sotto un palco, ripartiamo per i prossimi 150 numeri. Lo facciamo con la stessa curiosità di quel settembre alle Cascine, pronti a costruire nuovi ricordi bellissimi da non dimenticare. 

 

in copertina: Father Murphy a San Salvi – foto di Antonio Viscido