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Come sta la notte a Firenze? Indagine sulla scena notturna fiorentina

By Redazione Lungarno

May 04, 2026

di Ilaria Bandinelli, Martina Vincenzoni

 

Tra sicurezza, orari di chiusura e problemi di gestione, abbiamo chiesto a diverse realtà che animano la notte fiorentina di parlarci di come si gestisce un locale o un centro culturale.  

Dopo la tragedia di Crans Montana, in tutta Italia si sono intensificati controlli sulla sicurezza nei locali, al fine di rimettere in regola gran parte degli spazi. Controlli necessari per l’incolumità dei fruitori, ma talvolta estremamente vessatori per gli esercizi, anche storici, che stentano ad andare avanti. I problemi che devono affrontare gli spazi che operano di notte sono innumerevoli. Primo fra tutti la capacità economica, che richiede investimenti enormi per garantire spazi sicuri e competitivi. Inoltre, Firenze è una città totalmente diversa da quella di dieci anni fa: l’enorme turistificazione e spopolamento che sta avvenendo nel nostro centro storico, a danno dei cittadini, è tra le cause principali di una scena notturna ristretta, ma che prova a sopravvivere. Abbiamo dialogato con alcune realtà che animano la scena fiorentina, tra cui Jazz Club, Lumen, Tenax e con Francesco Ravazzi, consulente della sicurezza sul lavoro, al fine di trovare delle risposte su come sta davvero la notte a Firenze.  Nella convinzione che una città viva è una città più sicura.

 

Davide Pispicia, gestore del Jazz Club

A qualche mese dalla chiusura, quali sono le prospettive del Jazz Club?

«Il Jazz Club ha sempre avuto il problema dell’ostilità del vicinato, nonostante la scena del divertimento sia totalmente cambiata: solo il venerdì e il sabato si arrivava appena alle 1.30. Ma non c’è mai stato dialogo, nonostante la nostra disponibilità a una valutazione da parte di un ingegnere dall’interno degli appartamenti per progettare interventi migliorativi. Inoltre, le leggi arrivano dopo i locali, e il Jazz Club insiste in un immobile quattrocentesco, inalterabile. Spero di poterlo riaprire in un altro luogo, per festeggiarne i 50 anni di vita». 

 

Antonio Bagni, fondatore e gestore del Lumen Firenze

A che punto è il progetto Lumen e come dialoga con la cittadinanza?

«Lumen è un progetto di riqualificazione culturale di uno stabile e terreno pubblico basato sull’autorecupero e la partecipazione. Per ragioni burocratiche ancora non ha ottenuto la concessione trentennale (già deliberata), e di conseguenza ha difficoltà nel pianificare a lungo periodo. Ma il successo dello scorso anno ci ha spinto a stare aperti anche il lunedì, inserendo iniziative per gli anziani del quartiere. Qui investiamo sulle persone, passando da 20 ai 35 lavoratori a contratto, e coinvolgendo oltre 30 associazioni che fanno iniziative retribuite nell’area. Aiutiamo la Pubblica Amministrazione partecipando in cordata ai bandi e facendo un’unica rendicontazione. Abbiamo implementato anche una pannellatura per il contenimento del rumore e previsto eventi giornalieri dal lato dell’ingresso solo fino alle 22. Ripeteremo anche l’accordo con Autolinee Toscane per una navetta gratuita, utile anche a diminuire il transito di auto».

Qual è la vostra strategia per affrontare i problemi che spazi come il vostro incontrano?

«La soluzione che auspichiamo è un tavolo di co-programmazione e co-progettazione tra le realtà associative e le istituzioni; Lumen potrebbe essere un progetto pilota utile anche a migliorare la partecipazione delle comunità alla realizzazione di spazi coerenti con i relativi desideri e necessità».

 

 

Francesco Ravazzi, consulente e formatore nell’ambito della sicurezza sul lavoro

Cos’è accaduto in Italia dopo Crans Montana?

«Molte attività si sono precipitate a adempiere agli obblighi: la formazione per addetti alle emergenze, la manutenzione di estintori e porte antincendio. Un’enorme mole di lavoro tutta insieme, dovuta a una mentalità condivisa anche dagli organi di vigilanza». 

 

Cosa può fare unə cittadinə per stare in sicurezza?

«Non deve pensare: “se capita un’emergenza, scappo”, ma auto-sensibilizzarsi, frequentare i corsi in ambito lavorativo, universitario o quelli gratuiti dei VVFF. Se in un locale non ci sono estintori o vedo uscite di emergenza sbarrate, valuterò di non tornarci o fare la mia bevuta all’esterno».

 

Marco Mannini, gestore del Tenax Firenze 

Cosa devono fare oggi i locali per essere in regola sulla sicurezza?

«Crans Montana ha portato ad un rafforzamento dei controlli sulla sicurezza, ma garantirla in un locale è di fondamentale importanza. Le normative sono stabilite da codici ufficiali dello Stato e dalle commissioni provinciali, che rilasciano le autorizzazioni necessarie per l’agibilità e l’apertura al pubblico. Il Tenax opera ormai da quarant’anni a Firenze e, per quanto riguarda la sicurezza, dopo Crans Montana non abbiamo fatto cambiamenti, poiché abbiamo sempre rispettato tutti i requisiti. Ad esempio, le uscite di sicurezza sono conformi e regolarmente collaudate, il materiale utilizzato è ignifugo di classe A, l’impianto di aerazione verificato e approvato, ci sono telecamere, controlli, e così via». 

 

Quanto e perché sono impegnative le normative di sicurezza per un locale?

«Tutelare la sicurezza prevede per il locale un impegno economico importante, ma lavorare in modo legale e sicuro è fondamentale, non si può fare diversamente. Chi lavora nella legalità può assicurare la sicurezza del posto; se un cliente si sente in un luogo sicuro, ci torna più volentieri. Quando fai imprenditoria in Italia, ciò che guadagni devi reinvestirlo, mettendoti meno soldi in tasca. Poi sarebbe d’aiuto se lo stato italiano investisse sulla scena clubbing, come accade all’estero, ma in Italia il clubbing non è visto come un’attività professionale da tutelare e che dà lavoro».

 

In copertina: crediti Lumen Firenze