Interviste ai rappresentanti di Studenti di Sinistra, Wish Parade e Florence Must Act. Come si muovono i movimenti fiorentini? Che obiettivi hanno?
La parola “convergenza” si è imposta nel dibattito dei movimenti politici dal basso che animano la città. Firenze e la Toscana hanno una forte tradizione di militanza, che di recente si è rinnovata con l’idea che la lotta di ciascun collettivo, associazione e movimento debba intrecciarsi alle altre simili per essere efficace. Vogliamo far emergere le voci di alcuni dei movimenti, per raccontare uno spaccato delle realtà cittadine.
Negli ultimi anni, il movimento studentesco si è distinto per la sua capacità di uscire fuori dal proprio recinto di interesse. Ci dice Sofia Vinci, senatrice accademica di Unifi per Studenti di Sinistra: «Negli ultimi anni abbiamo seguito in particolare la vertenza GKN, le mobilitazioni per la Palestina e contro ogni forma di nuovo imperialismo, le lotte per il diritto allo studio e contro la gentrificazione e la turistificazione di Firenze. Senza diritto all’abitare viene meno anche il diritto allo studio. Le nostre rivendicazioni dialogano necessariamente con il tessuto urbano e sociale: portiamo le manifestazioni nei quartieri popolari abitati da residenti e non in centro dove si viene visti solo dai turisti. Stiamo anche nelle aule, affinché gli accordi tra la nostra università e quella israeliana vengano rescissi, insieme agli accordi di tirocinio alla Leonardo SpA».

Polveriera, crediti Duccio Zanieri
La Wish Parade nasce nel fiorentino in seno al più ampio movimento nazionale Smash Repression, rinfocolato dopo il primo decreto anti-rave del governo Meloni. Per le crew che ne fanno parte la musica è un veicolo per unire le persone e trasmettere messaggi politici. Ce ne parla Lorenzo Robin Frosini: «Un nostro striscione recitava “liberiamo i desideri contro le vostre repressioni”. È dal desiderio che nasce la necessità di non soccombere alla repressione. È un desiderio che si fa sostanza, in forme strutturate che guardano a problemi locali. Ci mancano gli spazi, ad esempio, quindi ci prendiamo gli spazi pubblici e ci facciamo quello che vorremo fare in spazi autogestiti. Due anni fa abbiamo scritto un manifesto che elencava le nostre esigenze: il rifinanziamento dei progetti della cooperativa CAT per la riduzione del danno, l’approccio base per affrontare tanti problemi politici e sanitari; una richiesta di bagni pubblici affinché la città sia vivibile da tutti; il finanziamento di trasporti pubblici gratuiti notturni».
Florence Must Act informa la società civile per uscire da narrazioni tossiche e stereotipate sul tema della migrazione. Racconta Allegra Salvini: «Abbiamo avviato il progetto “Un Paese ci vuole” con il comune di Vaglia, in cui creiamo un dialogo con le persone che vivono nei centri d’accoglienza di Bivigliano e Pratolino per metterli in connessione con le realtà del territorio. Siamo fermamente contrari all’apertura di un CPR in Toscana e in generale all’intero sistema dei CPR in Italia». L’associazione organizza eventi di sensibilizzazione anche sulle politiche migratorie europee, unendo l’informazione all’arte, allo spettacolo e alla cultura. «Ci siamo opposti anche ai nuovi decreti sicurezza, tramite formazione, restituzione e sit-in. Dialoghiamo con molte realtà del territorio che si occupano di temi simili: università, associazioni, singoli attivisti. Vogliamo far arrivare queste questioni fuori dalla bolla che se ne occupa quotidianamente, per dare nuovi punti di vista e per far cambiare loro prospettiva».
crediti Duccio Zanieri
Dall’altra parte delle lotte politiche ci sono le istituzioni. Racconta Sofia Vinci: «Qualsiasi nostra richiesta viene ostacolata con scuse di forma e procedure burocratiche fatte ad hoc per non cambiare niente. Ogni nostro tentativo di analisi conflittuale all’interno delle sedi istituzionali viene scoraggiato o condannato, e il mio ruolo critico di rappresentante sminuito e infantilizzato». Aggiunge Lorenzo Robin Frosini: «Il nostro dialogo con le istituzioni non ha portato all’esaudimento delle nostre richieste. Su alcuni temi si sono fatti dei passi in avanti, ma insufficienti. Le istituzioni parlano in burocratichese e i contatti si sfilacciano: la loro prospettiva standardizzata di associazionismo non rappresenta né legittima il concetto di autogestione che la Wish pone come primo elemento di azione. È così che abbiamo iniziato a prenderci cura della Polveriera come spazio che permette di mettere in pratica le nostre lotte».
«Con le istituzioni esiste un dialogo» ci dice Allegra Salvini, «quando le associazioni del settore si uniscono sono più forti. Abbiamo lavorato bene con il Q2 per l’apertura di un dialogo sul tema dei CPR, ad esempio».
Polveriera, crediti Duccio Zanieri
Resta forte la necessità della convergenza. Per Sofia Vinci «vista l’evidente interconnessione delle crisi globali che stiamo vivendo, la risposta deve essere intersezionale, e l’unica cosa che può permetterla è la convergenza». Alla Polveriera la Wish Parade ha portato un cerchio gratuitista riunito attorno alla Venere Biomeccanica: «È stato un elemento di convergenza importante per generazioni che fanno del situazionismo la loro bussola politica. Per fare qualcosa in più ci vuole una iperstizione, un movimento di risveglio, come nel caso della Flotilla». Conclude Salvini: «Le nostre sono lotte intersezionali, vogliamo far convergere le diverse realtà interessate. Ben venga influenzarsi, mantenendo le proprie lotte e ampliandole. Il dialogo deve essere portato avanti per condividere gli obiettivi, dove non arriva una realtà arriva l’altra, soprattutto in settori dove normalmente il dialogo non ci sarebbe».
