“Molto dolore per nulla”, una confessione disarmante e necessaria. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Luisa Borini, approderà al Teatro Cantiere Florida venerdì 10 chiudendo il Materia Prima Festival 2026. Sul palco una riflessione intima e universale sulla dipendenza affettiva. Vincitore del bando In-Box 2024, il lavoro adotta l’essenzialità: un corpo, una voce, un microfono, pochi altri elementi. La complessità è nel districarne i temi: il bisogno d’amore, la paura dell’abbandono, la perdita di sé e, infine, la possibilità di una rinascita.
Borini costruisce una narrazione che utilizza l’autobiografia per esprimere sentimenti condivisi da chiunque si sia trovato, almeno una volta, a confondere l’amore con la necessità. Il titolo, che richiama ironicamente Shakespeare, ribalta il gioco: qui il “nulla” si carica di un dolore reale, concreto, stratificato nel corpo e nella memoria. È proprio da questo attraversamento che nasce la possibilità di guardarsi con occhi nuovi, di riconoscere le proprie cicatrici non più come segni di fragilità, ma come tracce di un percorso.
In vista dello spettacolo, abbiamo incontrato l’autrice e regista per approfondire la genesi del lavoro e il suo significato oggi.
Molti autori, attraverso l’autobiografia e l’auto-introspezione, cercano da un lato di “terapizzare” e sublimare il proprio dolore e il proprio senso di inadeguatezza e disagio, dall’altro tentano – spesso riuscendoci – a raccontare un’esperienza che esce dalla sfera individuale e raggiunge quella collettiva. Anche “Molto dolore per nulla” sceglie entrambe le direzioni? Quali sono gli elementi più personali e meno condivisibili, più psicanalitici diciamo (se ce ne sono), e viceversa?
“Quando ho iniziato ad immaginare e quindi a scrivere “Molto dolore per nulla” non l’ho pensato come un atto per me terapeutico rispetto alla vicenda trattata, e anche oggi che continuo a portarlo in giro per l’Italia, non lo sento e non lo vivo come terapia per me o sublimazione di un mio dolore. Con ciò non voglio dire che non ci sia stata e non ci sia una componente “lenitiva”, ma per me avviene nell’incontro con il pubblico e nella condivisione di una storia con il pubblico, non per il fatto stesso di raccontarla o viverla in scena. “Molto dolore per nulla” parte da un dato autobiografico, da ferite mie personali, da vicende da me vissute in prima persona, ma si intreccia con storie di donne e uomini che negli anni di lavorazione dello spettacolo ho incontrato, intervistato, ascoltato. Così facendo ho potuto constatare che c’erano elementi, dinamiche, tappe, modi di dire, stati d’animo che ritornavano in modo veramente tanto simile, e allora ho cercato di costruire una drammaturgia emotiva che ripercorresse queste fasi che io in primis avevo vissuto e che negli altri ho poi ritrovato. Quello quindi che mi ha mosso in tutta la fase di creazione, e che mi muove anche ora, replica dopo replica, non è fare lo spettacolo come mia terapia, ma per condividere un qualcosa che parte dalla mia vita, con tutto il disagio e l’inadeguatezza che continuo a sentire, e che spero possa arrivare a quanta più gente possibile. Rispetto agli elementi personali e meno condivisibili, non lo so: è una storia particolare nel senso che è la storia di una donna che sono io (ma forse anche no), e quindi è la storia particolare di un essere umano, diverso dunque da tutti gli altri, ma non è una storia eccezionale, è una storia semplice, e molto più comune di quanto si possa pensare.

In scena è da sola, con un microfono che diventa quasi uno “scudo” e pochi altri elementi: come ha lavorato su questa essenzialità e che tipo di relazione vuoi costruire con chi ti ascolta? Ci sono altre autrici e altri autori che l’hanno ispirata?
In scena ci sono io, cinque barre led che si illuminano drammaturgicamente, quindi a seconda di quello che sto raccontando, un microfono e il filo del microfono molto, molto, molto lungo. Il microfono è per me una maschera che racconta e vende la parte migliore di noi, dell’altro e della relazione, a noi, all’altro e per difendere la parola insieme. Le maschere però possono scivolare per sbaglio, sfuggire per disattenzione o addirittura cadere per scelta, anche perché dopo un po’ pesano, prima di tutto su chi le indossa. E può succedere di restare nudi, a voce libera, lì dove non si voleva o poteva vedere, dove non si sapeva, dove forse si intuiva, dove si ha che fare con la parte più oscura. Lì dove si è da soli. E proprio quello di cui si aveva così terrore diventa una realtà. Il filo del microfono è per me un elemento di grande imprevedibilità: ci gioco, ma mi ci incastro anche. È per me una metafora della dipendenza, di queste relazioni di co-dipendenza e il fatto che il pubblico veda il “pericolo” prima di me, mi piace: non è in fondo così in queste dinamiche? Sono gli altri a vedere che c’è qualcosa che non va, prima di noi che fatichiamo così tanto ad ammetterlo, in primis con noi stessi. Nel periodo di scrittura ho letto molto Annie Ernaux e mi torna spesso in mente questa sua frase tratta da “Memoria di ragazza”: “tra le mie carte ho ritrovato questo appunto, una sorta di dichiarazioni d’intenti: esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto”. La trovo molto significativa, anche per questo lavoro.
“Molto dolore per nulla” è anche una storia di rinascita: cosa significa oggi, per lei, aver attraversato quel dolore e trasformarlo in materia artistica? Può essere, per il pubblico, anche una sorta di manuale d’istruzione?
Significa che è possibile attraversarlo e poi anche superarlo, facendone tesoro, è possibile uscire da una relazione non sana, è possibile iniziare ad amarsi, a rispettarsi e a farsi rispettare. Non direi che è un manuale di istruzione, ma forse un tentativo di non più distruzione
ATTO DUE
MOLTO DOLORE PER NULLA
Venerdì 10 aprile alle 21 al Teatro Cantiere Florida
di e con Luisa Borini, disegno luci di Matteo Gozzi, progetto sonoro di Leo Merati, abito di Clotilde Official
con il sostegno di ZUT! e C.U.R.A Centro Umbro Residenze Artistiche e Strabismi
Selezione Strabismi 2022
INFO E PRENOTAZIONI
329 9160071
info@materiaprimafestival.com
INGRESSO SPETTACOLI
Intero 18€ Ridotto 15€ (Unicoop Firenze, Tessera Arci, Under 30, Feltrinelli, librerie convenzionate) / 8€ (studenti degli istituti superiori e universitari, scuole di teatro, Casateatro)
foto: Manuela Giusto
